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Non indignari, non admirari, sed intelligeri

Spinoza


Il blog si legge come un testo compiuto sulla Cina. Insomma un libro. Il libro dunque tratterà del "pericolo giallo". Un "giallo" in cui l'assassino non è il maggiordomo ma il liberale. Peggio il maggiordomo liberale. Più precisamente il maggiordomo liberale che è in voi. Uccidetelo!!!Alla fine il vero assassino (a fin di bene) sarete voi. Questo sarà l'unico giallo in cui l'assassino è il lettore. A meno che non abbiate un alibi...ça va sans dire.

venerdì 6 febbraio 2015

8.18: Qualità dell'informazione occidentale sul mondo del lavoro in Cina

8. La schiavitù in fabbrica…ma dove?
Immagine candidata  Public Eye Awards del 2011. Naturalemente quelli raffigurati sono 
gli schiavi che costruiscono l'i-phone. La visione tipica
che i neo-colianialisti occidentali hanno 
del lavoro nei paesi in via di sviluppo.
Simone Pieranni, di China Files, collaboratore frequente del Manifesto sostiene che "In Cina si dice che quasi tutte le ong siano «ong con la g», nel senso che pur essendo nomi­nal­mente «non gover­na­tive», hanno una spruzzata di «gover­na­tivo»" (Pieranni 2014). La cosa sorprendente è che le principali fonti di Pieranni, China Files & company sono organizzazioni che si proclamano, sì, non governative ma che sono sicuramente finanziate se non diretta emanazione di un governo straniero che le utilizza per fini sovversivi, il regime change e per gettare nel caos coloro che sfidano la sua dittatura internazionale. In inglese vengono chimate GONGO (Governmental NGO) o al massimo QUANGO (Quasi non-governmental NGO). Prendiamo una di queste: il China Labor Watch. La stampa definisce il China Labor Watch "gruppo no-profit di New York". Quasi la metà dei finanziamenti del China Labor Watch vengono dal National Endowment for Democracy (NED), un istituto finanziato da una voce della Agenzia USA per lo Sviluppo Internazionale, che si riferisce al Dipartimento di Stato e al NED la cui mission è esportare “la libertà di sostenere in tutto il mondo” l’Impero americano [1]. Coloro che sono contrari o semplicemente recalcitranti vanno ovviamente rovesciati. Cioè il NED fa apertamente quello che la CIA faceva di nascosto. I finanziamenti da parte del NED al CLW sono in aumento. Data l'attenzione che la "sinistra radicale" dà al China Labor Watch e ad organizzazioni similari sembra che il loro sponsor, la CIA, sia nientemeno che l'avanguardia del proletariato cinese.

Il China Labor Watch (CLW) è strettamente coinnvolto nella cosidetta "Foxconnomy", ossia le periodiche campagne mediatiche che legano la Foxconn, azienda che costruisce smartphone e altra elettronica di consumo per varie aziende, alla Apple. E' provato che qualsiasi articolo sulla Foxconnomy-Apple porta a centinaia di migliaia di contatti in Internet [2]. Le condizioni di lavoro alla Foxconn, per ammissione stessa del CLW sono tra le migliori della Cina e forse dell'Asia. Da quando è stata creata nel 2000, la CLW ha avuto tutto sommato scarsi riscontri sulla stampa e in Internet fino al caso mediatico dei suicidi di Apple-Foxconn nel 2010 che porta una fortissima attenzione anche del mainstream. Il suo fondatore, Li, è diventato un importante pusher di notizie, più o meno attendibili, per giornali come il New York Times  o il Whasington Post. Abbiamo detto pochi contatti tranne che sui giornali di sinistra in particolare quelli, aimè, poco influenti mediaticamente della sinistra radicale sempre pronti a scrivere storie strappalacrime sulla globalizzazione. Pazienza che il CLW sia finanziato del dipartimento di Stato USA, ma possiamo dire almeno che fornisca notizie attendibili e non indulga nel sensazionalismo per essere pubblicato e poi estorcere nuovi finanziamenti dai peggiori anticomunisti? Insomma lo spazio che gli viene offerto dalla sinistra persino radicale è almeno giustificato dalla qualità delle informazioni? Vedremo alcuni casi.

giovedì 15 gennaio 2015

8.19: La CIA é l'avanguardia del proletariato cinese?

8. La schiavitù in fabbrica…ma dove?

La corrispondente dell'Humanitè, giornale comunista francese, scambia addirittura quella che è poi sembrata alla maggior parte degli osservatori una maxi-rissa alla Foxconn di Taiyuan tra lavoratori di Shandong e dello Henan come, udite, udite,  una "Rivolta alla Spartaco" (testuale!!!). La rissa naturalmente per la giornalista è dovuta alle condizioni di lavoro drammatiche delle fabbriche della Foxconn che hanno gli stipendi forse più alti della Cina e 10.000 persone che fanno la fila ogni giorno per essere assunti! A questo punto occorre dare la parola ai comunisti della CIA: "I lavoratori sono trattati come delle semplici unità produttive, (...) la violenza è spesso l'unico modo per esprimere se stessi e incidenti lievi possono degenerare rapidamente", ha detto Geoffrey Crothall, portavoce di China Labour Bulletin. La violenza è giustificata, ma solo in Cina come il terrorismo è giustificato ma solo in Siria, Cecenia e Xijnkiang. La logica stringente dell'impero del kaos! Dominique Bari sullo stesso giornale scrive del fondatore del CLB Han Donfang: "Ora vive a Hong Kong, dove ha fondato il China Labour Bulletin, una fonte fondamentale per tastare il polso delle richieste dei lavoratori in Cina". Addirittura scrive la Bari "En Chine émerge une vraie conscience de classe" lo fa dire naturalmente allo stesso Han Donfang a cui della coscienza. quantunque di classe non potrebbe fregare di meno. Intendiamoci l'agente americano si guarda bene dal dirlo. Lui dice semplicemente che desidera un vero paese capitalista perchè lì i sindacati sono "liberi",  soprattutto di non contare nulla. Egli come ogni buon cold warriors è un cristiano rinato e i suoi uffici sono ospiatati dall'Hong Kong Christian Industrial Committee ovvero gli industriali cristiani filocoloniali e caritatevoliVa beh...l'Humanitè, l'eurocomunismo ecc. ma non va bene nemmeno tra i critici di sinistra. Ecco cosa scrive Solidarite internationale pcf: "Ancora, secondo il China Labour Bulletin, un terzo sciopero nel settore industriale relativi al pagamento degli arretrati di stipendi ecc." Qualcosa si è mosso anche all'Humanitè. Infatti secondo alcuni il China Labour Bulletin (CLB), le China Labor Watch (CLW) sono monopoli mediatici sulla Cina e propongono di boicottare le fonti legate ad ONG alle dipendenze della CIA a favore di fonti affidabili per scrivere gli articoli. Infatti come si è visto e si vedrà queste sedicenti ONG non solo sono inquinate ma sono poco attendibili.
Il China Labour Bulletin finanziato dal NED e tanto amato nelle redazioni del Manifesto e di Liberazione

mercoledì 19 novembre 2014

6.1.2: Il governo più popolare del mondo fondato su una democrazia sostanziale

6. L'imminente crollo della Cina
6.1: Il mito del China Collapse


Il popolo cinese sembra, sia tra i più soddisfatti del pianeta. Il Pew Research Center già nel 2008 rilevava come più dell’80% dei cinesi fossero soddisfatti per l’andamento dell’economia del paese e il 65% pensava che il proprio governo stesse facendo un buon lavoro. Il 96% era dell'opinione che le Olimpiadi (che sarebbero iniziate di lì a poco) sarebbero state un successo, e il 93% che i giochi avrebbero migliorato l’immagine del paese. I consensi sono arrivati nel 2009 al 95% (Fardella 2012). Un’indagine della BBC mostrava come i cinesi credessero che l’influenza globale della Cina fosse positiva (Kamm 2008).
I media occidentali hanno manipolato ed esagerato i fatti di Tiananmen nel 1989, quando tra i cinesi serpeggiava lo scontento e la protesta. Il popolo cinese ora è contento del proprio governo (anzi, molto più contenuto di quanto gli americani lo siano del loro), ma ai media sostanzialmente questo non risulta. Indubbiamente esisteranno giustificazioni ad hoc anche per questo, ma se fosse tutto vero ciò che si dice della Cina vorrebbe dire che i cinesi sono alquanto masochisti. Noi daremo un’interpretazione diversa dal paradigma totalitario vigente nell’informazione occidentale che forse spiegherà la razionalità di quel consenso.
Certamente l'impopolarità della Cina in Occidente subisce un'accelerazione dopo i fatti di Tienanamen:
Nelle giornate di Tienanmen l’Occidente ha decretato la morte del regime cinese decretandone anche la non rappresentatività. Per l’Occidente c’era nel paese un clima da guerra civile e non si può dare solamente un po’ di democrazia alla gente. La modernizzazione senza la democrazia renderà debolissima la posizione del governo. Fu secondo questa versione l’avidità dei governi e dei comitati d’affari a salvare un governo per altri versi destinato alla sconfitta. L’occidente passa dalla difesa dell’indipendenza nazionale contro la teoria brezneviana della sovranità limitata alla teoria della difesa della democrazia anche in paesi terzi (Cammelli 2008).

giovedì 23 ottobre 2014

6.1.1: Il collasso delle teorie del "China Collapse"

6. L'imminente crollo della Cina
6.1 Il mito del China Collapse


La fine dello stato cinese moderno è vicina. La Repubblica Popolare ha cinque anni, forse dieci, prima che cada. Questo libro racconta perché.
Gordon G. Chang 2001.The Coming Collapse of China

Le fastose olimpiadi di agosto saranno il canto del cigno del boom cinese.
Maurizio Blondet 2008

Provate a digitare le parole China, Crisis in Google. troverete più risultati di quanto non siano le vittime del comunismo secondo il Libro Nero. Puntualmente la Cina risponde con strafottenza mettendo a segno nuovi record!!!
Un guru di Wall Street recensisce "Il milli-miliardesimo libro che prevedere la caduta inevitabile dell'economia cinese direttamente dalla nostra scrivania. Gli argomenti contro l'economia cinese sono stati uno sport assai popolare per anni, ma erano costantemente sbagliati. Quando si pratica uno sport violento senza esclusione di colpi e non si vede mai il sangue allora la cosa non diventa noiosa? (Weimberg 2014) si chiede l'autore.

Le previsioni occidentali sull'economia cinese negli ultimi 30 anni sono state in gran parte sbagliate, in particolare quelle basate sulle teorie del "China collapse" ovvero il "crollo della Cina". Certamente la Cina ha rallentato almeno tre volte negli ultimi 33 anni. Gli studi di Simon Kuznets su decine di casi storici, dimostrano che una volta attuate tutte le condizioni dello sviluppo sopraggiunge uno stallo ma la Cina ha avuto negli ultimi tre decenni una crescita media del 9.7% l'anno. "Quale altro paese può dire lo stesso?" aggiunge Weimberg.

China Crisis - "Wishful Thinking" (1983). La crisi della Cina 

è una pia illusione. Come da titolo.


La Cina ha superato nell'ottobre del 2014 gli USA nel PIL a parità di capacità d'acquisto. Invece di accettare l'inevitabilità di questo sorpasso alcuni analisti cercano il modo migliore di vendere storie che predicono il collasso economico-politico della Cina. I classici del repertorio sono: la crescita è sbilanciata, le banche sono instabili, la valuta è sottovalutata, l'ambiente è troppo inquinato, non c' è abbastanza energia a disposizione, le forniture di materie prime non possono sostenere la crescita della Cina ecc. Prendiamo un esempio: la demografia non è favorevole. La politica del figlio unico porta alla scarsità di manodopera. Così nel novembre del 2006 la Cina doveva crollare per mancanza di manodopera e nel luglio del 2009, sopraggiunta la crisi, per eccesso di disoccupazione, dopodiché di nuovo per difetto di manodopera.


Un altro personaggio che ha previsto all'inizio del nuovo secolo il crollo per il 2008 per gli inesigibili debiti con le banche. "Nicholas R. Lardy, un profondo conoscitore della Cina presso la Brookings Institution, prevede che l’aumento del peso dei prestiti in sofferenza potrebbe rendere insolvente tutto il sistema bancario del paese nel 2008. Una crisi bancaria del genere porterebbe milioni di cinesi a ritirare dalle banche i soldi per sopravvivere facendosi poi prendere dal panico quando si renderanno conto che le banche saranno insolventi e sarà impossibile attingere ai loro depositi, cosa che porterà sicuramente a disordini di massa" (Kurlantzick 2001). Bum! Requiem fine del mondo!!! Stupisce in questo caso la precisione della data. Infatti nel 2008 ci fu un crollo delle banche....americane però.

"Il Governo dichiara che negli ultimi vent’anni la crescita economica annuale è stata tra il 7 e il 10%, ma, escludendo il settore delle esportazioni (pubblicizzato in modo spettacolare dalla Cina, ma che interessa solo il 20% del PIL), le cifre fornite non convincono. Thomas Rawski, un economista molto esperto dell’Università di Pittsburgh, sottolinea che negli ultimi cinque anni, il periodo in cui viene comunemente contrabbandata una improvvisa crescita, la Cina è stata afflitta dalla deflazione, da un aumento della disoccupazione ed è diminuito l’utilizzo di energia, elementi questi che normalmente vengono associati ad una crescita limitata, se non ad una vera recessione. Osservando i dati relativi al consumo energetico e ricavando i grafici del PIL per proprio conto, Rawski arriva alla conclusione che tra il 1998 ed il 2001 la Cina ha subito una crescita vicina al 4% invece del 7 - 10% dichiarato dal Governo, un buon risultato ma non di certo superiore a quello di altri paesi in via di sviluppo" (Kurlantzick 2001). Oddio ciò che non convince è che si era sempre supposto. non dico per le leggi dell'economia ma almeno per quelle della fisica, che per cadere o addirittura collassare la Cina avrebbe dovuto salire molto in alto. Ma se si ridimensiona tutto come se fosse il Bangladesh, viene a mancare una delle concause dell'ipotetico crollo: il fatto che fosse salito troppo rapidamente arrivando ai limiti dello sviluppo.

lunedì 4 agosto 2014

25° di Tienanmen: Parte terza

Battaglia campale
Originariamente si è trattato di un massacro di soldati e membri della polizia armata da parte dei rivoltosi, in seguito della repressione di una sommossa. I rivoltosi hanno dato battaglia. Il rapporto dell’Ambasciata americana parla di “battaglia campale”: “Nel tentativo di rallentare l’avanzata, i dimostranti lanciano mattoni e sassi e picchiano e uccidono alcuni di loro. I civili morti non sono 3000 come riportato dalla stampa ma sono più alti delle cifre ufficiali. Una folla ha impegnato le truppe in una battaglia campale lungo l’incrocio tra la Fuxing e Changhan Avenue” (U.S. Embassy 1989). Vi sarebbero stati anche bus suicidi lanciati contro unità corazzate.


0:00 arrivano soldati disarmati; 0:32 la folla grida ammazzateli!! 0:50 da come aggrediscono gli automezzi e i soldati i manifestanti non sembrano molto indifesi; 1:18 autoblindo dato alle fiamme, con 6.000 soldati feriti e oltre mille veicoli militari dati alle fiamme non si può certo parlare di manifestanti indifesi; l'epilogo, i soldati rinchiusi nell'autoblindo vengono bruciati vivi; 1:51 soldati catturati dalla folla; 2:02 i soldati hanno già avuto delle vittime oltre a centinaia di feriti ma non hanno ancora sparato per autodifesa; 3:00 le prime sparatorie avvengono dopo reiterati attacchi contro i soldati; 4: 12 dopo aver ucciso un militare i manifestanti gli rubano le armi. 4:50 un rivoltoso si avvicina ai soldati con qualcosa che sembra una bottiglia incendiaria e viene ferito: 6:55 vittime militari soccorse; 7:20 militari bruciati vivi e i cadaveri vilipesi.



Allo stesso tempo in cui alcuni bruciavano veicoli militari altri rivoltosi attaccavano impianti civili ed edifici pubblici. Vetrine di Xicheng Yanshan sono state fracassate. Si sono appiccati fuochi in Piazza Tienanmen e al Chairman Mao Memorial Hall sul lato ovest. Alcune auto pubbliche, camion dei pompieri, ambulanze e taxi sono stati danneggiati e e bruciati. Un gruppo di persone alla guida di un autobus pieno di benzina verso Piazza Tiananmen, ha tentato di dare fuoco alla torre al Golden Water Bridge South ma sono stati tempestivamente intercettati da parte delle truppe di legge marziale.


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23 aprile, Xi'an, distruzioni in edifici pubblici e saccheggio  0:59 muretti vengono demoliti per ricavarne mattoni da lanciare contro i soldati; 1:16 Wuerkaixi dichiara che occorre"rischiare il kaos", 1:45 meeting nel bus gentilmente offerto dal governo "usare la forza per rovesciare il governo?", 2:10 soldati disarmati, 3 giugno 1:57 soldati disarmati nel pomeriggio cominciano da essere aggrediti; 3:00 i primi feriti; 3:45 volantini che avvertono la gente a tenersi lontano dalle principali vie di comunicazione e dalla piazza vengono bruciati; 4:00 l'aggressività della folla verso i soldati diventa pesante; le armi in un primo tempo non vengono date ai militari ma spedite in automezzi autonomi; 4:17 le armi catturate dai manifestanti vengono esibite. A questo punto anche i manifestanti sono armati; 5:06 i miliari cercano di rimpossessarsi dei bus con le armi; comincia la sassaiola, i soldati sono costretti a scappare; 5:32 3 giugno ore 17:00 comincia la distribuzione di bastoni, mazze di ferro, pugnali, coltelli ai manifestanti


L’Ambasciata americana rileva: “Cittadini cercano di fermare le truppe e bruciano veicoli militari, centinaia di veicoli militari compresi 34 carri armati e molti veicoli corazzati per il trasporto delle truppe sono stati distrutti negli ultimi due giorni. Gli studenti ne hanno catturato uno. Alcuni studenti hanno catturato delle armi e vogliono resistere. Fonti della stampa riportano che più di mille soldati o poliziotti sono stati uccisi o feriti e che alcuni civili sono stati uccisi. Fonti di stampa straniere riportano che i dimostranti hanno bruciato veicoli corazzati e ucciso uomini della sicurezza” (U.S. Embassy 1989). Nel mettere in rilievo i morti tra i soldati piuttosto che tra i civili c’è la speranza che gli insorti possano vincere. Ancora non si è fatta strada la versione ufficiale della stampa occidentale dell’Esercito che spara a freddo sugli studenti pacifici o dei carri armati che schiacciano gli studenti nelle loro tende mentre dormono.. Sembra che sia in atto invece una rivoluzione violenta contro il potere comunista come in Ungheria nel 1956. Più tardi, secondo la stampa occidentale, una serie di edifici governativi sono stati attaccati e le loro guardie ferite. I rivoltosi hanno assaltato la Grande Sala del Popolo, il Dipartimento Centrale di Propaganda, il Ministero di Pubblica Sicurezza, il Ministero della Radio, Film e Televisione e la sede del Comitato Centrale del Partito di Zhongnanhai e del Consiglio di Stato. E’ davvero inconcepibile come il governo avesse lasciato per settimane una zona così densa di obiettivi sensibili in mano ai manifestanti.

mercoledì 16 luglio 2014

25° di Tienanmen: Parte seconda

Sgombero pacifico di piazza Tienanmen

Sgombero pacifico della Piazza, Spezzoni tratta da Tv di Hong Kong. I soldati avanzano gridando "Non attaccheremo se non saremo attaccati". Mentre la narrazione solita è che migliaia di studenti siano stati schiacciati nel sonno dai carri armati a 4:01 si mostra invece un blindato attaccato dai pacifici dimostranti. a 4:29 i manifestanti gridano in cantonese: uccideteli, uccideteli!!! In Viale Changan si vedono automezzi in fiamme e i primi feriti tra i dimostranti. Le televisioni hanno spesso nascosto le immagini televisive che chiarivano che la piazza era stata liberata pacificamente parlando di almeno 3.000 morti solo nella piazza.

Il 3 giugno, seguendo gli ordini del Comando della legge marziale, il nostro drappello, in qualità di gruppo di testa con il compito di sgom­berare la piazza, è partito dalle periferie occidentali di Pechino ed è avanzato verso piazza Tienanmen, lungo viale Chang'an. Guidata da un battaglione di ricognizione, la Centododicesima divisione ha occu­pato per prima una base a est del Museo militare, come forza di copertura dell'intero gruppo dell'esercito. Poi sono giunti alla base due reggimenti della Centotredicesima divisione in qualità di forza d'avanzata. Quattro reggimenti da Fengtai, coperti da una compagnia di perlustrazione, hanno rotto i blocchi dei rivoltosi a quattro incroci e hanno assunto le posizioni a loro assegnate. Le truppe dell'artiglieria hanno affrontato ogni sorta di difficoltà per giungere alla base. Un reggimento di quattro corpi di tecnici, veloci come il vento, è partito dalle caserme a Liangxiang e ha coperto una distanza di ventiquattro chilometri in soli ventisette minuti, per giungere alla posizione asse­gnata prima del tempo previsto. Anche un reggimento per le comuni­cazioni ha superato gli ostacoli, proteggendo la propria attrezzatura con imo sforzo immane, ed è giunto alla posizione assegnata. Durante l'avanzata verso la piazza, sulle teste di ufficiali e soldati sono piovuti mattoni e il loro passaggio è stato ostacolato da ogni sorta di oggetto a terra. Lungo la strada i rivoltosi li hanno attaccati con mazze e barre d'acciaio, mentre di fronte a loro si alzava un mare di fumo e fiamme. Ma gli ufficiali e i soldati, sfidando la costante minaccia di essere rapiti o feriti e persino di morire, hanno spinto da una parte le auto incendiate e gli spartitraffico, posizionati di traverso sulle strade, e dopo quattro ore sono giunti in piazza in orario. Il gruppo dell'esercito ha iniziato l'avanzata su piazza Tienanmen alle 21.30. Due divisioni, la Centododicesima e la Centotredicesima, e una brigata dell'artiglieria, guidate da gruppi antisommossa, sono state le prime ad avanzare seguite poi dalle restanti unità. Gli ufficiali e i soldati sono stati coraggiosi e audaci di fronte alle percosse, alle distruzioni, alle rapine, agli incendi e alle uccisioni dei rivoltosi. Invece di stare sui camion, essi avanzavano a piedi, proteggendo i mezzi con i loro corpi, mentre riuscivano a passare attraverso dodici incroci ed eliminavano sette blocchi costituiti da auto in fiamme e filo­bus. Hanno inoltre superato una foresta di blocchi stradali su una distanza di sette chilometri. Dopo quattro ore hanno raggiunto il fronte di Tienanmen alle 01.30 del 4 giugno: sono state le prime truppe a entrare nella piazza. I mezzi corazzati della Centododicesima divisione, che aveva il compito di sgomberare e pattugliare la piazza, erano partiti da Donggaodi alle 21.55 del 3 giugno. Tre dei camion sono arrivati in piazza alle 23.30 dopo un'ardua avanzata. Le unità bloccate, che avevano l'ordine espresso di riunirsi con il corpo princi­pale del gruppo dell'esercito all'angolo di Fuxingmen, hanno aumen­tato la velocità per rispettare l'ordine. La Sesta divisione corazzata, che è partita da più lontano, si è spo­stata rapidamente. Le unità di avanzata della divisione, che guida­vano il Ventunesimo reggimento carristi e il reggimento di artiglieria antiaerea, hanno raggiunto piazza Tienanmen alle 01.45 del 4. Le truppe e il comando della base dell'esercito, sotto il loro controllo e il Ventiquattresimo reggimento corazzato, sono invece giunti separata­mente alle 04.30 e alle 07.20. Le restanti unità della divisione hanno assunto le proprie posizioni vicino al Museo militare. Prima dello sgombero, i diecimilaottocento ufficiali e soldati del gruppo dell'eser­cito e i quarantacinque veicoli corazzati hanno schiacciato l'accesa arroganza degli insorti, hanno distrutto le loro linee di difesa a ovest e hanno riempito di paura i cuori degli irriducibili trincerati nella piazza (Tienanmen Papers 2001, p. 407).

martedì 15 luglio 2014

25° di Tienanmen: Parte prima



Tiananmen3.jpg
15 aprile
15 aprile, con la morte di Hu Yaobang. Gli studenti ne aprofittano per chiedere riforme democratiche di stampo liberale. Il 16 aprile, il quotidiano di Hong Kong "Ming Pao", parla dell'aperta politicizzazione dell'evento. Il 17 durante la notte Wang Dan raduna un migliaio di studenti. Il 18 propone di negoziare assieme a Li Shuk Han, sulla base di sette richieste, le più importanti sono due: in primo luogo, a rivalutare i meriti di Hu Yaobang, in secondo luogo, la fine della lotta contro la liberalizzazione borghese e la fine dei quattro principi cardinali ossia si chiede di fatto la restaurazione completa del capitalismo.  Prima della mattina, gli studenti sono davanti alla Grande Sala del Popolo per presentare una petizione al Comitato permanente. Il personale responsabile ha promesso di trasmettere le loro richieste. 07:30, Wang Dan insiste che mobiliterà più di 6.000 studenti in una manifestazione di solidarietà. 
08:00, i responsabili  dell'Ufficio centrale, invitato i rappresentanti degli studenti per entrare nella Grande Sala , per ascoltare le loro opinioni e richieste. Wang Dan, Guo Haifeng consegnano la petizione. La cosa doveva finire lì ma Wang Dan, sostiene che il dialogo non è soddisfacente, e alza la posta (cosa che farà continuamente il movimento) chiedendo il dialogo Comitato permanente Presidente. La sera alle 07:50, il membro Comitato permanente del Congresso Mazionasle del Popolo Liu Yandong e altri deputati hanno ricevuto le petizioni degli studenti. Erano presenti una dozzina di corrispondenti stranieri. Nel giro di tre ore, più di 2.000 persone si sono riuniti intorno alla porta Xinhua, Chang'an Avenue, bloccando il traffico. Intanto cominciano i primi scontri con i primi poliziotti feriti. Il movimento avrà fin dall'inizio un'ala violenta.


21 maggio 1989
La situazione si fa via via sempre più caotica. Compaiono le prime barricate, già il 21 maggio, che sono un'aperta sfida alla legge marziale:
Quando riusciamo a svoltare sul viale che porta alla guest-house di stato, cominciamo a cadere in preda al panico. Anche questo viale è inondato da un fiume di folla ed a ogni crocicchio l'ingorgo è aumentato dai posti di blocco e da quelle che cominciano ad apparire come le pri­me barricate. Le divisioni corazzate sono accampate a po­chi chilometri e il loro arrivo potrebbe essere imminente, perché — se l'operazione si farà — essa verrà verosimilmente compiuta di notte. I posti di blocco, in questa zona, sono formati da autobus messi di traverso, lasciando soltanto un varco per le camionette che trasportano i gruppi verso la piazza. Le sentinelle di guardia fermano le macchine con targa cinese, controllano i documenti, fanno scendere i conducenti ordinando loro di aprire i portabagagli, per­ché temono che le forze dell'ordine mandino camuffati i loro informatori. Una volta accertata la nazionalità della macchina, fanno di tutto per aprirmi il passaggio, che è tuttavia impresa drammatica: le automobili cinesi che mi precedono sono bloccate, la folla spinge da ogni parte e non c'è spazio per la manovra, per una via d'uscita lunga non più di cento metri perché al prossimo bivio la storia si ripeterà (Fiore 1989, pp. 153-154).

Chi siamo

Debunkers dei miti sulla Cina. Avversari della teoria del China Collapse e del Social Volcano, nemici dei China Bashers.