Benvenuti

Non indignari, non admirari, sed intelligeri

Spinoza


Il blog si legge come un testo compiuto sulla Cina. Insomma un libro. Il libro dunque tratterà del "pericolo giallo". Un "giallo" in cui l'assassino non è il maggiordomo ma il liberale. Peggio il maggiordomo liberale. Più precisamente il maggiordomo liberale che è in voi. Uccidetelo!!!Alla fine il vero assassino (a fin di bene) sarete voi. Questo sarà l'unico giallo in cui l'assassino è il lettore. A meno che non abbiate un alibi...ça va sans dire.

martedì 9 aprile 2013

8.5: L'inaccettabile costo umano del sapere.

8. La schiavitù in fabbrica…ma dove?
Vergognatevi!!! I consumatori occidentali delle "i-robe" dovrebbero solo vergognarsi
secondo il giornalismo moraleggante quanto ignorante


Il letto è il posto più pericoloso del mondo: vi muore l'80% della gente.
Mark Twain

Ebbene sì: l'inaccettabile costo umano del sapere! Nei college americani i suicidi sono statisticamente quattro volte maggiori che negli impianti cinesi della Foxconn (Johnson 2011)[1], la fabbrica taiwanese che produce il 40% dell'elettronica mondiale, che è stata al centro di una serie di suicidi. Il desiderio dell'Oriente per il sapere occidentale porta a un costo disumano in America. "Chi è morto per tuo libro di fisica, filosofia, sociologia ecc.?" "E' solo un libro, vale la pena di morire?" Bisogna boicottare la cultura occidentale per salvare vite umane in America. "I suicidi nei college americani: Devi biasimare te stesso per tutte quelle morti nella fabbrica della cultura americana? Sì!".

I dirigenti Foxconn confrontano il loro stabilimento  a un campus universitario, e non sono lontani dalla verità. Le strutture contengono di tutto, dai dormitori  ai centri di consulenza.  (Foto e didascalia prese da Wired)


Ci si aspetterebbe titoli di questo tipo dai giornali cinesi dopo che qualche giornalista alla ricerca di scoop avesse scoperto le cifre dell'auto-olocausto nei college americani. Sì, perchè i titoli dei giornali americani non sono stati da meno sui suicidi alla Foxconn. Infatti questi giornali hanno subito impostato i loro articoli sul fatto che la mania dei gadget elettronici "Made in China" in Occidente e altrove crea forti difficoltà in Oriente. "'Il desiderio dell'Occidente per i gadget è disponibile a un costo disumano in Cina', dice un giornalista. 'Chi è morto per il tuo iPhone?' dice il titolo di una rivista online. 'E' un telefono, vale la pena morire?' chiede un altro. Uno scrittore suggerisce di boicottare l'iPad come modo per sollevare il popolo cinese dalla miseria salvandolo da una morte auto-imposta. Una rivista americana ha brutalmente intitolato: 'I suicidi iPad': 'Devi biasimare te stesso per tutte quelle morti nella fabbrica di elettronica cinese? Sì'." (O’Neill 2010). L'analogia con in college americani è molto più significativa delle pseudo statistiche riportate dai giornali occidentali. I giovani che studiano nei college e quelli che lavorano alla Foxconn hanno più o meno la stessa età. Vivono in dormitori, vanno alla mensa comune ecc.

"Un giornale ha definito i recenti suicidi alla Foxconn un'epidemia. Un altro giornale riporta che Foxconn sta vivendo un "ondata di suicidi." Purtroppo, si tratta di un caso di isteria dei media e di disinteresse per i fatti statistici che può avere conseguenze negative del mondo reale." scrive uno studioso americano di giornalismo d'inchiesta e psicologia, Patrick Mattimore (Mattimore 2010). I giornalisti dovevano verificare che si trattasse di una notizia oppure di una balla o di una non notizia quale sembra. Il fatto che ci sia stata una insolita ondata di suicidi alla Foxconn- un'idea che è stata sparsa attraverso i media - è molto discutibile. Si sarebbe dovuto dimostrare che il numero di suicidi in queste aziende sia un fenomeno eccezionale. Per determinare la significatività dei suicidi, cioè se si trattasse di una notizia o di una non notizia, il numero dei suicidi doveva necessariamente essere confrontato con delle stime statistiche. Occorreva in altre parole selezionare un campione statistico col quale confrontare i 7 suicidi conclamati al tempo dell'uscita della notizia. 11 o 12 operai si sono suicidati su base annuale, per la maggior parte saltando dai piani alti degli edifici, e uno dopo essere rimproverato verbalmente dalla direzione per aver perso un prototipo di iPhone (oddio nessuno viene mai premiato per una cosa del genere, nemmeno da noi). Se i giornali volevano dimostrare che la Foxconn è una compagnia di criminali dovevano mostrare le prove il cui onere spetta all'accusa. Si sarebbe dovuto fornire un argomento, un fatto, una prova anche indiziaria sulla validità delle proprie deduzioni. E' poi vero che in generale il mestiere dei giornalisti è spesso quello del copia incolla ovvero si prendono notizie di agenzia e poi ci si ricama sopra e questo non è nemmeno un elemento degenerativo recente ma probabilmente costume comune del giornalismo sin dagli albori. La maggior parte dei giornalisti non sanno esaminare criticamente le statistiche. Essi seguono la massa ovvero riportano i numeri senza fornire ai lettori un contesto per dare un senso a quei numeri. Mattimore scriveva in un articolo sulla questione apparso sul Quotidiano del Popolo: "Il problema maggiore deriva dal fatto che a gran parte dei giornalisti non è stato insegnato ad esaminare criticamente le statistiche. Nel suo libro del 2008, "Real Education," Charles Murray, scrive: "l'analfabetismo diffuso della statistica ... è motivo di allarme immediato perché nessuno di noi, non importa quanto profonda sia la nostra formazione, ha il tempo di valutare i dati in modo indipendente su ogni argomento. Tutti dobbiamo contare sulla qualità delle informazioni che otteniamo da parte dei media e, ad oggi, la qualità è terribile." (Mattimore 2010).

Gli 11 suicidi all'anno non sono nulla di straordinario rispetto allo standard cinese ma nemmeno rispetto a quello italiano che è minore di quello del paese asiatico. Naturalmente si potrebbe obbiettare che i 900 mila dipendenti della Foxconn (o 1,2 milioni come riporta il New York Times) non dovrebbero essere confrontati con l'intera popolazione cinese o italiana ma ad esempio con i cinesi in età lavorativa o con segmenti di età lavorativa siccome l'età lavorativa alla Foxconn è molto giovane con una media di giovani lavoratori piuttosto alta. I giornalisti hanno però dato per scontato ciò che andava dimostrato ossia il nesso di causalità tra le morti e le condizioni di lavoro alla Foxconn. Si dovrebbe allora confrontare questo dato con dei sottocampioni. Ad esempio si dice da alcune parti che il campione si riferisca allo stabilimento di 400.000 dipendenti oppure alla durata di 5 mesi come sembra suggerire il NYT. Però si aprono due problemi. Come mai i suicidi avverrebbero solo a Foxconn City e non negli altri impianti Foxconn se la colpa è delle condizioni di lavoro? Forse che in quello che viene considerato il migliore tra gli stabilimenti Foxconn (addirittura il migliore di tutta la Cina), la vetrina della società taiwanese, ci sono le condizioni peggiori? Sempre che l'argomento logico sia dimostrare la particolare crudeltà e inumanità della Foxconn e altri produttori asiatici nostri concorrenti a cui, naturalmente, deve essere vietato esportare in paesi civili come il nostro dove gli incidenti mortali nei cantieri avvengono sempre lo stesso giorno dell'assunzione. L'altro problema è che se i suicidi dovessero dipendere dalle condizioni inumane della fabbrica allora questi dovrebbero essere molto più alti alla Foxconn rispetto alla popolazione di riferimento.

Prendiamo anche il numero degli occupati alla Foxconn, sembra talvolta che ci si riferisca alla fabbrica di Longhua a Shenzhen, che impiegherebbe tra le 300.000 e le 400.000 persone (in alcuni articoli si dice 330 o 420 mila) in 15 impianti (Moore 2010). Quindi molto di più degli abitanti della maggior parte delle città italiane capoluogo di provincia.  

Le cifre dei suicidi in Cina

Qui e di seguito tentativi di suicidio da lancio da edifici.
Nessuno di costoro lavorava alla Foxconn
Secondo i dati più recenti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, il tasso di suicidi in Cina è di circa 14 per 100.000 abitanti all'anno. Per la precisione di 13 maschi e 14,8 femmine per 100.000 abitanti. Senza nessuna specifica di carattere sociologico non si può che confrontare l'insieme dei cinesi che non lavorano alla Foxconn con quelli che vi lavorano. All'interno di qualsiasi ampio campione di popolazione, ci sarà un certo numero di suicidi, e il numero tenderà verso la media nazionale, se il gruppo monitorato diventa sufficientemente grande. Apparentemente i fatti dicono che i suicidi Foxconn sono ben al di sotto della media nazionale e sembrerebbe più raro che un lavoratore della Foxconn si suicidi piuttosto che un cinese che non vi lavora. Se si calcolano i suicidi sull'intera forza lavoro Foxconn 930 mila (o 1,2 milioni) nel 2010 ci si dovrebbe aspettare circa 130 (143) suicidi in un anno. Oppure circa 55 in cinque mesi. Per l'impianto di Shenzhen, con i suoi 330.000 dipendenti, ci deve aspettare 42 suicidi in un anno oppure 18 in cinque mesi. Per altro visto in un periodo più lungo i suicidi sono stati 17 dal 2007 al febbraio 2011, circa quattro l'anno. I suicidi alla Foxconn sono temporaneamente raggruppati. Le loro occorrenze sono state influenzate dalla comparsa della notizia sui giornali nazionali, i quali avrebbero portato il contagio all'interno dell'azienda stessa. Infatti c'è un elemento imitativo nel suicidio che sembra sia influenzato dalla pubblicità dei media (Cheng 2011). E' l'Effetto Werther dal romanzo I dolori del giovane Werther di Goethe (1774), in cui il protagonista si suicida perché innamorato di una ragazza legata a un altro. Negli anni seguenti alla pubblicazione del romanzo si susseguirono molti suicidi in giovani che avevano letto il romanzo. L'effetto si ripropose nei paesi nei quali vennero pubblicate traduzioni del libro. Si poté assistere ad un fenomeno analogo in Italia dopo la pubblicazione - nel 1802 - del romanzo di Foscolo Ultime lettere di Jacopo Ortis.
Tra i fattori di rischio ambientale vi sono "eventi locali di suicidio che possono indurre "fenomeni di contagio",  mentre tra i rischi socio-culturali vi è "l'essere esposti ad atti di suicidio anche attraverso i media" (Pompili 2012), in altre parole un loop di suicidi con una eccezionale copertura dei media alimenterà i suicidi!  [2]. Diversi paesi hanno codici etici sul giornalismo.  In Norvegia il suicidio o il tentato suicidio in generale non dovrebbero essere mai menzionati mentre in Turchia in caso di suicidio, non si dovrebbe diffondere le informazioni in maniera esagerata che vada oltre le dimensioni normali della comunicazione con lo scopo di influenzare i lettori o gli spettatori.  Foto, immagini visive o pellicole che ritraggono questi casi non dovrebbe essere resi pubblici. Negli Stati Uniti non esistono standard ma uno studio sulle linee guida di 16 quotidiani americani ha mostrato che solo tre hanno usato parola suicidio e nessuno ha dato indicazioni circa il metodo di suicidio. Naturalmente i suicidi in Cina sono un'altra cosa (per definizione!!!).

"Le 17 persone che si sono suicidate a Foxconn sono una tragedia. Ma in realtà, il tasso di suicidi nello stabilimento di Shenzhen della Foxconn rimane al di sotto della media nazionale sia per zone rurali e urbane della Cina, un fatto triste, ma inattaccabile che fa molto per scagionare le condizioni di lavoro alla Foxconn e assolutamente nulla per portare quelle 17 persone indietro."(Johnson 2011). Al tempo in cui il Corriere della Sera intervenne con un articolo in prima pagina di Massimo Sideri, erano passati otto mesi e i suicidi erano 11 e l'articolista non specificava in quali impianti fossero avvenuti. Anche tenendo presente solo l'impianto di FoxConn City avrebbero dovuto essere una trentina per essere statisticamente significativi. Se si tiene presente però il campione di tutti i dipendenti Foxconn allora i suicidi sono di molto inferiori al tasso medio italiano molto più basso di quello cinese. Infatti per 930 mila persone in base al tasso italiano in 8 mesi sarebbero più di 30. Per altro "gli esperti ritengono che questo numero sottostimi il vero numero di suicidi, poiché le statistiche ufficiali non rilevano molti suicidi mascherati come morti improvvise, per vergogna familiare o motivi assicurativi (Lippi 2010)". Mentre è ovvio che i suicidi che avvengono alla Foxconn non possono essere nascosti per i troppi testimoni. Continua Lippi su Noise from amerika. "Si può cercare il pelo nell'uovo andando a guardare i dati per classi di età, tipologie (sesso, popolazione di lavoratori o disoccupati, adolescenti vs anziani, singolo impianto dell'azienda) ma i conti sembrano indicare che 11 suicidi in 8 mesi su 900.000 persone non sono molti, anzi sono decisamente sotto la media" (Lippi 2010).
Cercando il pelo nell'uovo si poteva dire che il rate dei suicidi è calcolato soltanto rispetto ai dipendenti della Foxconn (900.000 dipendenti), mentre il rate italiano o cinese è calcolato su un gruppo di 900.000 persone appartenenti all'intera popolazione italiana o alla popolazione cinese. Gli appartenenti al gruppo di 900 mila italiani/cinesi che viene preso a paragone hanno solo due caratteristiche comuni: residenza/cittadinanza in Italia o in Cina ed età idonea al lavoro. Il gruppo cinese preso dai giornalisti avrebbe invece come caratteristica comune il rapporto di lavoro subordinato alla Foxconn. Una possibile obiezione potrebbe essere questa: i giornalisti stanno attribuendo una possibile causa comune ai suicidi della Foxconn (le condizioni di lavoro) e i non colpevolisti quale causa comune adducono? L'essere italiani o l'essere cinesi? Il problema ovviamente che una causa si può cercare solo dopo avere stabilito che il numero dei suicidi è significativo. Qualcuno ha confrontato i dati Foxconn con quello di altre aziende in Cina oppure perchè no in Occidente? Ciò che si può fare è confrontarlo con gli italiani in età da lavoro. Basta andare sul sito Istat e si scopre che sono 5 ogni 100 mila. 50 in un anno rapportati alla Foxconn.


Abbiamo confrontato il tasso di suicidi della Foxconn con quello ufficiale della Organizzazione Mondiale della Sanità. Vi sono altre statistiche che parlano addirittura di 22,23 persone su 100.000. Occorre dire che in tutti i paesi, come abbiamo già detto, si ritiene che il tasso di suicidi sia sottostimato per varie cause, ad esempio la ritrosia dei parenti a rivelare le vere cause della morte. La Cina sarebbe uno dei paesi con il più alto tasso di suicidi del mondo assieme a Lituania, Finlandia, Lettonia, Ungheria, Giappone e Kazakistan. Nella Corea il tasso sarebbe addirittura oltre i 30. A questo punto i suicidi negli ultimi 6 anni alla Foxconn sarebbero attorno al 4-7% rispetto alla media nazionale. Riassumendo: la Foxconn non è il tipico pessimo posto di lavoro del terzo mondo (anzi, di gran lunga migliore rispetto alla stessa media cinese) e si tratta di un pessimo luogo di lavoro per togliersi la vita. Questo racconto ha preso piede, nonostante il fatto che il tasso di suicidi di lavoratori alla Foxconn è molto al di sotto della media nazionale, punto che taluni giornalisti hanno sottolineato. Come deprecare dunque il giornalista americano, tra i rari critici dell'isteria dei "suicidi iPad", che ha sottolineato che lavorare alla Foxconn riduce drasticamente il rischio di suicidio della gente (Foremski 2010). Anche perché strappa i migranti dalle campagne che costituiscono un terreno favorevole al suicidio. Per altro il calo dei tassi di disoccupazione sembra diminuire in modo significativo i suicidi. Vi sono categorie a rischio anche tra gli occupati, ma non riguardano gli operai, bensì professioni a livello superiore come medici. musicisti, magistrati ecc. Il suicidio è la principale causa di morte tra i cinesi di età compresa tra 15-34 come in Svezia per altro. La pressione nel fare bene a scuola e nel trovare un lavoro (non nell'averlo trovato!) sarebbero le ragioni principali dietro l'alto tasso di suicidi tra i giovani cinesi, dicono i media. I suicidi tra i giovani tuttavia sono in aumento anche nel resto del mondo.
Questa ragazzuna si è suicidata perchè la scuola
gli aveva imposto il taglio dei capelli

I social network cinesi sono pieni di storie di suicidio. Saltare dagli edifici è particolarmente popolare, forse perché in pochi (a differenza dell'America) possiedono una pistola. Il network cinese Sina ha messo insieme un'utile galleria  di alcuni tra i tentativi più spettacolari. Come in ogni altro paese al mondo, le ragioni del suicidio variano da quella tragicamente grave ad un banale sconvolgimento mentale; Più di un adolescente si è suicidata  presumibilmente perché la sua scuola la scuola l'ha costretta a tagliarsi i capelli.


Alcune ricerche segnalerebbero un aumento dei suicidi durante il periodo delle riforme mentre altri segnalano invece una netta diminuzione. Infatti l'aumento del reddito reale pro-capite diminuisce i suicidi. Che il tasso di suicidi sia particolarmente alto nei paesi ricchi non è affatto dimostrato. In particolare i suicidi in Cina sarebbero diminuiti tra le donne delle zone rurali che in precedenti ricerche risultavano essere tra i più alti del mondo ora sono in calo ben al disotto della media mondiale. "Il recente calo dei suicidi tra le donne rurali è attribuita alla migrazione di massa verso i centri urbani, che ha permesso a molte donne di lasciarsi alle spalle i loro ruoli subordinati all'interno delle famiglie." (Moxley 2011). L'Agenzia Xhinua rileva: "Quest'anno, i giovani lavoratori migranti hanno avuto un'intensa copertura mediatica suscitando un dibattito pubblico sul loro fragile stato mentale, dopo i suicidi seriali di giovani migranti tutti nati dopo il 1985 negli stabilimenti Foxconn nella fiorente città a sud della Cina di Shenzhen. 'Manca ancora la prova per dire che questi giovani lavoratori immigrati hanno più probabilità di commettere suicidio, anche se provengono da una generazione (fine anni '80) etichettata come più dipendente, fragile, e irrealistica', ha detto Yu Xin, professore della Peking University Sixth Hospital , che ha condotto un sondaggio tra i lavoratori Foxconn" (Zhang 2010). I dati sopra riportati si direbbe che sono in linea con il superamento "dell'idiotismo della vita rurale" del vecchio marxismo più di quanto non lo siano con l'esaltazione della bucolica vita agreste dei neomarxisti (Marx e Engels 1848).


Ma prendiamo un'altra analisi dei suicidi tratta dal sito ESWN. Quante persone si suicidano in Cina ogni anno? Da The Irish Times , "Circa due milioni di cinesi tentatano di togliersi la vita ogni anno, e 280.000 di questi muoiono". Qual è la popolazione di Cina? Dal  China Population and Development Research Center, nel maggio 1910 la popolazione era 1.337445409. Qual è il tasso di suicidi (per 100.000) in Cina ogni anno? "100.000 x 280.000 / 1.337.445.409 = 20,9 suicidi ogni 100.000 persone ogni anno". Quante persone si sono suicidate alla Foxconn (campus Shenzhen) quest'anno? "10 persone sono morte dopo essersi lanciate degli edifici. Altre due sono sopravvissute. Un'altra si fratturata i polsi, ma è sopravvissuta. Quante persone lavorano presso la Foxconn (a Shenzhen)? Da Xinhua, "di 800.000 dipendenti della Foxconn nella Cina continentale, 420.000 hanno sede a Shenzhen". Qual è il tasso di suicidi tra i lavoratori Foxconn (Shenzhen)? "100.000 x 10 / 420.000 = 2,38 suicidi ogni 100.000 persone ogni anno".  Quindi quali sono i termini del problema alla Foxconn? Il tasso di suicidi (2,38) è molto più basso rispetto alla media nazionale (20,9). Quindi non c'è nulla di rilevante qui - si potrebbe andare tutti a casa ... Oh, aspetta. Ma questi confronti non dovrebbero funzionare in questo modo. In primo luogo, siamo solo a maggio e ci sono 12 mesi in un anno. Supponendo un tasso di suicidi costante, si prevede che ci sino 2,38 x 12/5 = 5,71 suicidi ogni 100.000 persone alla Foxconn quest'anno. Avanti. I dipendenti della Foxconn sono paragonabili al totale della popolazione cinese? Probabilmente no, perché i lavoratori Foxconn sono prevalentemente giovani provenienti da zone rurali, che si spostano nelle aree urbane. Da The Irish Times , "I tassi di suicidio sono particolarmente elevati nelle campagne, con tassi di suicidio rurali tre volte superiore a quello delle città." Pertanto, il tasso di suicidi a livello nazionale è innalzato dalle aree rurali. Un confronto corretto dovrebbe essere fatto solo con le aree urbane. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità i tassi di suicidio (per 100.000) nelle aree urbane selezionati per sesso ed età in Cina per il 1999, sono:

I lavoratori della Foxconn sono giovani nei gruppi di età da 15-24 a 25-34. Così il tasso di suicidi (per 100.000) sarebbe (3.5 + 6.3) / 2 = 4,9 suicidi per 100.000 persone per anno. E' chiaro che sarebbe ingiusto confrontare i tassi di suicidio Foxconn con la media nazionale, che comprende categorie ad alto rischio come persone di età 75 anni che vivono in aree rurali, che probabilmente non hanno alcun mezzo di sostentamento.
Dai dati della Organizzazione mondiale della sanità, il tasso di suicidi complessivo nelle aree urbane e rurali selezionate in Cina per il 1999 è 13,9. Questi sono i dati del 1999. Se assumiamo gli stessi rapporti tra i 15-34 anni e la popolazione totale, il tasso di suicidio (per 100.000) per le persone tra i 15-24 anni nelle aree urbane cinesi oggi è 20,9 x 4,9 / 13,9 = 7,37 suicidi ogni 100.000 persone. Quindi la Foxconn è ancora sotto la media nazionale.


Purtroppo, l'ipotesi di tassi di suicidio costante per il resto dell'anno non tiene. Se si guardano i primi cinque mesi, vi è una chiara accelerazione dei suicidi /tentati suicidi verso la primavera (tra l'altro la stagione più favorevole ai suicidi):


1. 23 gennaio 2010
2. 11 marzo 2010
3. 17 marzo 2010 (tentativo di suicidio)
4. 29 marzo 2010
5. 6 aprile 2010
6. 7 aprile 2010
7. 6 maggio 2010
8. 11 Maggio 2010
9. 14 maggio 2010 (tentativo di suicidio)
10. 21 maggio 2010
11. 25 maggio 2010
12. 26 maggio 2010


Così, abbiamo 1 suicidio a gennaio, nessuno a febbraio, 2 marzo, 2 nel mese di aprile e improvvisamente 5 maggio. Se il tasso fosse aumentato in questo modo, alla fine anno i suicidi alla Foxconn sarebbero stati superiori alla media. Ma non è stato così. I suicidi sono diminuiti fino a diventare del tutto irrilevanti (ESWN 2010)


"Al lettore viene quindi detto che è per colpa di questa fabbrica che la gente si suicida. Meno male però, si aggiunge, che adesso si corre ai ripari: perché i lavoratori di questa fabbrica che "lavorano 7 giorni su 7 dalle 4 del mattino a mezzanotte" per produrre Ipad e Iphone che "non potranno mai permettersi in un negozio" (ci mancherebbe!) ..... potranno in futuro "allontanarsi qualche ora dal nastro del fordismo della fabbrica globale senza il terrore di guadagnare di meno e non arrivare a fine mese..." (Lippi 2010).
Imperialisti dei diritti umani assieme al notorio ballista 
Mike Daisy. Un mix esplosivo. Daisy anche qui ribadisce 
le sue balle sui bimbi che lavorano. Di li a poco sarà 
smascherato da un giornalista d'inchiesta.
Ora ci sono alcune piccole manchevolezze in questo articolo. La prima è che la Cina è il secondo mercato mondiale dopo gli USA per l'Ipad e Iphone e il primo mercato mondiale per lo smartphone in generale [3]. Certamente il giornalista ci dirà che le statistiche sono ingannevoli e propenderà per una qualche teoria secondo cui solo i membri dell'ufficio politico del Partito possono comprare una decina di milioni di smartphone a testa all'anno che tengono chiusi in qualche villona lastricata d'oro. Il campus Foxconn, ci informa invece Wired, ha già spacci aziendali dove i lavoratori possono acquistare i prodotti da essi fabbricati a prezzi scontati (sono forse coloro che pagano meno al mondo le "i robe"). Questi centri chiamati Mille cavalli al galoppo sono progettati per diventare negozi di elettronica per il resto della Cina. Foxconn prevede di offrire ai dipendenti franchising e anche concedere loro un piccolo capitale di avvio (Johnson 2011). Da notare che si parla di un orario dalle quattro a mezzanotte, sette giorni su sette che evidentemente è l'orario in cui si lavora alla Foxconn che il "giornalista"(si fa per dire) del Corriere cerca di far passare come l'orario normale di un operaio. Ed è del tutto naturale che uno che ha solo quattro ore al giorno per riposare non possa fare altro che suicidarsi.
Nei commenti degli articoli spesso intervengo persone che riportano di essere stati in un certo numero di fabbriche in Cina e che la Foxconn è di gran lunga al di sopra delle condizioni di lavoro nella maggior parte della Cina. Non è una vecchia fabbrica della Cintura della Ruggine degli anni '50-'60 ma un'azienda high-tech. I giornalisti che conoscono la Cina vi diranno che questi lavoratori ricevono una retribuzione più elevata della media in Cina afferma Patrick Mattimore. La paga è bassa rispetto agli standard americani (ovvio), ma le condizioni di lavoro sono soddisfacenti. Le fabbriche sono pulite e ben tenute. "Io non posso confrontare i numeri con quelli di altre aziende, non ho queste informazioni (nemmeno i giornalisti a quanto pare). Sono stato in un impianto Foxconn e le condizioni già molti anni fa erano migliori di quelle vedo spesso in Cina!". E' ovvio che alla Foxconn si lavora per salari che sono bassi per gli standard occidentali, con orari che per gli occidentale sono lunghi, in condizioni che agli occhi degli occidentali non sono l'ideale, facendo lavori noiosi come nel resto del mondo ma infinitamente migliori che nei paesi allo stesso livello di sviluppo della Cina.
Mattimore scrive: "Da quando ho scritto l'articolo sulla Foxconn, ci sono stati altri due suicidi, ma io continuo a pensare che sia importante mettere i suicidi in un contesto più ampio che non semplicemente dare la colpa all'azienda. Senza dubbio, vi è un elemento di copione seguito dai giornalisti, come con gli accoltellamenti scuola che avvengono negli USA". Mattimore sostiene che quando ha scritto sulla questione il punto "non era quello di difendere Foxconn. Ho anche scritto su France Telecom lo scorso anno (poi affronteremo la questione). Il punto più grande è che quando queste storie diventano "notizie" i media dovrebbero assumersi la responsabilità di fornire anche un po' di contesto. In caso contrario, si ha una reazione isterica del pubblico e l'azienda agisce precipitosamente su tali questioni per limitare i danni" (Fromski 2010).
Da notare che in questo video viene fuori 
la verità sulla scarsa rilevanza statistica 
dei suicidi alla Foxconn

Molto probabilmente alla Foxconn, un'aziende monitorata dalle organizzazioni dalle organizzazioni quali il Fair Labour, ci sono dei problemi relativi agli straordinari che eccedono le norme locali. Ma bisogna dire che i migranti considerano la possibilità di fare straordinari come una sorta di benefit da parte dell'azienda che gli consente di mettere da parte più soldi per poi impiantare un lavoro in proprio, magari nei servizi una volta rientrati a casa definitivamente. Infatti una inchiesta della Apple dopo che nel 2006 qualcuno ha scritto sugli straordinari forzati è giunta alla conclusione che non c'era nulla del genere. Comunque l'azienda si è impegnata da assumere nuovi lavoratori e impedire gli straordinari che eccedono dalle norme locali. Questo non piace affatto ai lavoratori, come era prevedibile. Scrive la Reuters: "Siamo qui per lavorare e non per giocare, quindi il nostro reddito è molto importante", ha detto Chen Yamei, 25 anni, un operaio Foxconn di Hunan che lavora nella fabbrica da quattro anni. "Ci hanno appena detto che possiamo solo lavorare per un massimo di 36 ore al mese di straordinari. Io vi dico, che molti di noi sono infelici con questo. Noi pensiamo che 60 ore di straordinario al mese sarebbero ragionevoli e che 36 ore sarebbero troppo poco", ha aggiunto. Chen ha detto che ora guadagna un po 'più di 4.000 yuan al mese (634 dollari, oltre 1000 considerata la capacità d'acquisto). (Abrams 2012). Addirittura per la fine del 2013 è prevista una paga base di 4000 che con gli extra potrebbe arrivare tranquillamente a 6.000 yuan (1.500 dollari come capacità d'acquisto)(Lee 2012). Molti giovani italiani al primo impiego potrebbero già farci un pensierino [4]. Le centinaia di lavoratori della Foxconn intervistati dalla Fair Labour Assiociation, hanno risposto così sugli straordinari: il 48% dei lavoratori pensavano che i loro orari fossero ragionevoli. Il 34% ha dichiarato di voler lavorare più ore. Solo il 18% ritiene che lavorava troppo. Ossia l'82% dei lavoratori di Foxconn pensa che le ore siano ragionevoli oppure vuole lavorare più (Blodget 2012). La ragione è semplice. Si guadagna di più e si vive meglio. "Questi lavoratori tendono a  fare volontariamente un lavoro straordinario considerevole, cercando di risparmiare il più possibile e il più rapidamente possibile, in modo da tornare al loro villaggio di origine, spesso per avviare un'impresa." (Economix Editors 2012). Forse il solo effetto che avranno queste organizzazioni umanitarie sarà quello paradossale di aumentare i suicidi perché i lavoratori non riescono a fare abbastanza ore straordinarie!!! In ogni caso è giusto che chiunque impianti un'azienda in Cina rispetti la legislazione locale sul lavoro. "Diversa è la questione per le piccole fabbriche che a volte violano le norme del lavoro sfruttando a proprio vantaggio alcune norme e costringendo i lavoratori ad accettare ore aggiuntive con poco o nessun paga extra, o pagare a cottimo, in modo da mascherare ciò che è straordinario e ciò che non lo è. I lavoratori cinesi sono diventati più assertivi e portano un flusso costante di denunce ai tribunali del lavoro quando sentono di essere stati truffati, chiedendo arretrati."(Economix Editors 2012).
Su 17 lavoratori intervistati dal CLW alla 
Foxconn, 14 sono soddisfatti del cibo 
della mensa, e tre non sono così contenti ma
soprattutto per l'affollamento e il rumore.

In ogni caso la Fair Labour Assiociation sostiene nel suo report "I valutatori SCI hanno trovato che i salari sono pagati con regolarità e sono superiori ai minimi legali. Il salario minimo legale a Shenzhen è RMB1500, mentre il salario di ingresso alla Foxconn è RMB1800. Dopo il periodo di prova, i salari salgono fino a circa RMB 2200....I pagamenti per congedo di malattia sono più alti rispetto al requisito legge locale, i lavoratori sono compensati al 70% rispetto al requisito minimo di legge del 60%. Le ore di lavoro straordinario vengono pagate con premi adeguati. Inoltre, la legge richiede che il sindacato si assicuri che i lavoratori siano a conoscenza del diritto del lavoro e dei regolamenti. Il sindacato della Foxconn pubblica opuscoli spiegando il suo ruolo e le attività, ma, si dice, i nostri dati dell'indagine dimostrano che questo non ha accresciuto la consapevolezza dei lavoratori o i tassi di partecipazione. " (Fair Labour 2012).
Colpevolizzazione del
consumatore
occidentale
Da un articolo posteriore dell'Humanité veniamo a sapere dagli intervistati che i poveri operai guadagnano da 3000 a 4 000 yuan (1000 dollari a parità di capacità d'acquisto) al mese a seconda delle ore di lavoro straordinario e che un'operaia riesce a risparmiare 2000 yuan il mese e che ambisce a comprare un appartamento e una macchina. 2000 yuan sono 222,5 dollari e quasi 500 come capacità d'acquisto. (Bari et Sankar 2012). Riuscissero i lavoratori italiani giovani e dequalificati a risparmiare una cifra simile?  Ebbene in un articolo del 2006 si dice invece che i poveri operai guadagnavano esattamente 27.00 sterline pari a 40.84 dollari. Insomma gli stipendi sarebbero aumentati di qualcosa come 9 o 10 volte in sei anni. Confronti con l'Italia?

Colpevolizzazione del consumatore

"Hai un iPhone o un iPad? Se è così, stai mettendo la vita del popolo cinese a rischio. Il tuo desiderio di un gadget raffinato e sexy sta costringendo i cinesi a lavorare in condizioni di schiavitù per assemblare i pezzi di vari prodotti Apple - e spingendo alcuni al suicidio." (O’Neill 2010). La Foxconn, costruisce per altro apparecchiature elettroniche per Apple, ma anche per Nintendo, Microsoft, Dell Dell, Motorola, Nokia, Hewlett-Packard, e gli altri. O'Neill afferma giustamente che "è un anti-capitalismo altamente (o bassamente) infantile immaginare che le scelte di consumo degli occidentali abbiano un impatto diretto e causale sul tenore di vita degli orientali." Tutta la trama della "non-storia è stata guidata da una forma abbastanza grottesca di colpevolizzazione del consumatore occidentale. Per i giornalisti che non amano altro che solo i racconti morali in bianco e nero, con consumatori avidi in un angolo e i poveri lavoratori stranieri dall'altra parte". L'inizio della storia è coinciso con il lancio dell'iPad con un tempismo perfetto con i consumatori in fila per comprarne uno. (O’Neill 2010).


Il classico del giornalismo italiano sulla colpevolizzazione del consumatore fu un articolo di Federico Rampini per Repubblica dallo shoccante titolo " I lager cinesi che fabbricano il sogno occidentale" che iniziava così: "Per confezionare un paio di Timberland, vendute in Europa a 150 euro, nella città di Zhongshan un ragazzo di 14 anni guadagna 45 centesimi di euro. Lavora 16 ore al giorno, dorme in fabbrica, non ha ferie né assicurazione malattia, rischia l'intossicazione e vive sotto l'oppressione di padroni-aguzzini. Per fabbricare un paio di scarpe da jogging Puma una cinese riceve 90 centesimi di euro: il prezzo in Europa è 178 euro per il modello con il logo della Ferrari. Nella fabbrica-lager che produce per la Puma i ritmi di lavoro sono così intensi che i lavoratori hanno le mani penosamente deformate dallo sforzo continuo. " (Rampini 2005). La Cina come un enorme lager al servizio dei viziatissimi consumatori occidentali. Insomma come se gli anglosassoni durante la guerra si lavassero con il sapone ottenuto dai corpi degli ebrei cremati nel lager nazisti secondo l'immaginario popolare..


Ciò che è veramente guida la storia dei suicidi "iPad" è il desiderio di creare un moralismo a buon mercato in cui il presunto comportamento avido dei consumatori occidentali direttamente è responsabile per le condizioni di vita delle persone "là". "Si tratta di una versione aggiornata, la versione laica, di ciò che gli educatori cattolici dicevano ai bambini che non mangiavano a cena o che chiedevano le Nike : 'Pensate ai bambini neri che non hanno nulla ...' Proprio come quella forma di ricatto morale preso da un approccio apolitico, astorico alle questioni della politica e dell'economia - che ignora la natura dello sfruttamento e di ciò che rappresenta - così la storia dei 'suicidi' iPad manca una qualunque comprensione e riduce invece tutto a un immaginario, il rapporto morale tra Acquirente e Fabbricante, l'avido occidentale e l'orientale schiavizzato. Si tratta di 'anti-capitalismo' ridotto a un lamento infantile (O’Neill 2010). In effetti, il messaggio paternalistico del loro racconto morale non è solo che gli occidentali dovrebbero imparare a vivere con meno, ma che dobbiamo anche contribuire a salvare i poveri cinesini, rifiutando di comprare i prodotti cattivi di Steve Jobs. Sarebbe meglio offrire la solidarietà proprio a quei cinesi che lottano per migliori condizioni di lavoro e smettere di fantasticare che con acquistando un iPad li uccideremmo e non comprandolo li salveremmo" (O’Neill 2010).

Francesco Lippi du Noise from Amerika analizza l'articolo del giornalista del Corriere:
L'ignoranza economica e il pregiudizio che trasudano da questo articolo sono veramente formidabili. Nessuno nega la durezza delle condizioni di vita in fabbrica nei paesi in via di sviluppo (vi ricordate qualche racconto dei vostri nonni, o dei padri per quelli non così giovani?), ma come fa Massimo Sideri a collegare con tanta sicurezza questi suicidi alle condizioni di lavoro nella fabbrica? Ha aperto Internet? Wiki? Glielo ha detto un suo amico ben informato? Su cosa si basa, insomma, la sua sentenza? (Lippi 2010).
"Questo giornalismo sciatto è un problema. - continua Lippi- Non è solo che un giornalista di un importante quotidiano non sappia fare un ragionamento elementare su un conto ancor più elementare, o che il suo direttore non capisca che sta pubblicando in prima pagina un articolo che non dovrebbe essere accettato come ''sufficiente'' nemmeno per un tema di prima liceo. Il problema, più grave, è che i lettori del Corriere siano indotti a leggere un fenomeno epocale, come quello del risveglio economico della repubblica popolare cinese, per mezzo di aneddoti e numeretti scelti ad arte per colpire i sentimenti umani che allignano in quasi tutti (i non-cinesi), sobillando la montagna di pregiudizi sulla cattiveria e crudeltà delle multinazionali (Steve Jobs che chiede scusa…), oltre che ovviamente dei cinesi stessi (Lippi 2010).

Si dice che il nuovo segretario del Partito Comunista Cinese abbia la sua Carlà (Di Poppa 2012). Forse  la bella Peng riuscirà ad addolcire il materialismo dello sviluppo delle forze produttive. Certo il giornalismo del gossip è molto più avanzato di quello moraleggiante. Nel prossimo post vedremo intanto come la tragedia dei suicidi si è inevitabilmente trasformata in una grossolana farsa.

Note
[1] Ecco alcuni commenti ad una artciolo sulla Foxconn del New York Times. A parte la capacità d'acquisto notevolmente sovrastimata sono indicativi di come stia mutando la percezione della gente: "Solo alcuni numeri (da ABC Nightlines). Un pasto costa al lavoratore Foxconn 0,7 dollari al giorno. L'alloggio 17,5 dollari al mese, o  0.58$ al giorno. Il salario orario è 1,78 dollari, con un turno di 12 ore si arriva fino a $ 21,36 al giorno ancora prima di prendere gli straordinari, ed è esentasse. Un giovane, appena arrivato, prende $ 18,68 (cioè 21,36-(0.7x3) -0.58) al giorno con 3 pasti e un letto, risparmiando l'87% del suo stipendio. Nel Stati Uniti, un pasto simile costerà circa $ 6, e alloggio 600 dollari al mese (o 20 dollari al giorno). Il salario minimo in California è di circa $ 8 per ora, un turno di 12 ore (con 4 ore lavoro straordinario pagato una volta e mezzo) arriva fino a 112 dollari, o 84 dollari dopo il 25% di tasse. Al netto di 3 pasti e alloggio rimangono ogni giorno $ 46, o il 41% della sua retribuzione. Data 5-10 volte la differenza di potere d'acquisto, il giovane cinese risparmia una paga equivalente dai $ 90 a $ 190 al giorno (o media di $ 140). 140 dollari contro 46 dollari in potere d'acquisto. I giovani cinesi si 'sente' 2-3 volte più ricco di un giovane americano di circostanze similei(se esiste tale lavoro in America). Una pesantissima schiavitù!!! Gli unici perdenti sono i giovani americani che non hanno mai avuto la possibilità di ottenere una partenza nella vita lavorativa con lavori di 'start-up' in quanto tali.....Prima di considerare quei lavoratori "sfruttati" in Cina. I loro stipendi sono aumentati del 17% ogni anno con l'inflazione circa 4-6% all'anno. Ciò significa che gli aumenti salariali reali annui sono di oltre il 10%. I cinesi lavorano duro e si stanno tirando fuori dalla povertà con le proprie braccia. Infine consideriamo quei "dormitori" che ho visto. Essi non sono troppo diversi dalle camere condivise di dormitori universitari in cui ho vissuto tempo fa. Ed anche se si vedono dormitori nelle città cinesi, non si vedono la grande baraccopoli che si trovano in tutti gli altri paesi in via di sviluppo - tra cui l'India e il Brasile, infine la Cina è un paese che è quasi del tutto alfabetizzato -.. uomini e donne. In India in contrasto meno della metà delle donne sono alfabetizzate. Ma la lezione più importante è che i cinesi non stanno prendendo i "nostri" posti di lavoro.  Qui da noi li hanno presi i robot."(Economix Editors 2012).
[2] Alla fine hanno fatto più danni i compassionevoli media occidentali e cinesi (che pure hanno ciurlato nel manico) con nil loro sensazionalismo che non la Foxconn che può sempre sostenere che avendo sottratto i migranti alla campagna (che ha un tasso molto maggiore di suicidi della città) e avendogli dato un'occupazione (che notoriamente riduce il tasso di suicidi). Mentre le varie Pun Ngai alimentando sconsideratamente le campagne di colpevolizzazione della Foxconn e del governo cinesi per motivi meramente ideologici hanno fatto la loro (piccola per fortuna) parte nell'aumentare i suicidi.
[4] Già nel 2011 la Cina aveva 24 milioni di smartphone contro i 23 milioni degli USA. (Choney 2011)
[5] Nei commenti a questo articolo di Wired si fa notare che nel corso di tre anni - dal 2007 fino al 2010, solo 17 persone su un milione si sono suicidate alla Foxconn ad un tasso medio annuo del 5,67 per milione o 0,567 per 100.000. Il tasso di suicidi nei college statunitensi è di 7,5 morti per 100.000 studenti ogni anno. Ciò significa che è 13,23 volte maggiore di quello della Foxconn, non quattro volte.

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Sideri, Massimo 2010.  «IpadCity», assunzioni di massa nella fabbrica cinese dei suicidi. 20 agosto 2010. http://www.corriere.it/economia/10_agosto_20/ipadcity-assunzioni-di-massa-sideri_ab23c682-ac28-11df-9663-00144f02aabe.shtml
Zhang Xiang 2010. High suicide rate haunts Chinese elderly, but declines among rural women: expert 27-09-2010.


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