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Non indignari, non admirari, sed intelligeri

Spinoza


Il blog si legge come un testo compiuto sulla Cina. Insomma un libro. Il libro dunque tratterà del "pericolo giallo". Un "giallo" in cui l'assassino non è il maggiordomo ma il liberale. Peggio il maggiordomo liberale. Più precisamente il maggiordomo liberale che è in voi. Uccidetelo!!!Alla fine il vero assassino (a fin di bene) sarete voi. Questo sarà l'unico giallo in cui l'assassino è il lettore. A meno che non abbiate un alibi...ça va sans dire.

lunedì 4 agosto 2014

25° di Tienanmen: Parte terza

Battaglia campale
Originariamente si è trattato di un massacro di soldati e membri della polizia armata da parte dei rivoltosi, in seguito della repressione di una sommossa. I rivoltosi hanno dato battaglia. Il rapporto dell’Ambasciata americana parla di “battaglia campale”: “Nel tentativo di rallentare l’avanzata, i dimostranti lanciano mattoni e sassi e picchiano e uccidono alcuni di loro. I civili morti non sono 3000 come riportato dalla stampa ma sono più alti delle cifre ufficiali. Una folla ha impegnato le truppe in una battaglia campale lungo l’incrocio tra la Fuxing e Changhan Avenue” (U.S. Embassy 1989). Vi sarebbero stati anche bus suicidi lanciati contro unità corazzate.


0:00 arrivano soldati disarmati; 0:32 la folla grida ammazzateli!! 0:50 da come aggrediscono gli automezzi e i soldati i manifestanti non sembrano molto indifesi; 1:18 autoblindo dato alle fiamme, con 6.000 soldati feriti e oltre mille veicoli militari dati alle fiamme non si può certo parlare di manifestanti indifesi; l'epilogo, i soldati rinchiusi nell'autoblindo vengono bruciati vivi; 1:51 soldati catturati dalla folla; 2:02 i soldati hanno già avuto delle vittime oltre a centinaia di feriti ma non hanno ancora sparato per autodifesa; 3:00 le prime sparatorie avvengono dopo reiterati attacchi contro i soldati; 4: 12 dopo aver ucciso un militare i manifestanti gli rubano le armi. 4:50 un rivoltoso si avvicina ai soldati con qualcosa che sembra una bottiglia incendiaria e viene ferito: 6:55 vittime militari soccorse; 7:20 militari bruciati vivi e i cadaveri vilipesi.



Allo stesso tempo in cui alcuni bruciavano veicoli militari altri rivoltosi attaccavano impianti civili ed edifici pubblici. Vetrine di Xicheng Yanshan sono state fracassate. Si sono appiccati fuochi in Piazza Tienanmen e al Chairman Mao Memorial Hall sul lato ovest. Alcune auto pubbliche, camion dei pompieri, ambulanze e taxi sono stati danneggiati e e bruciati. Un gruppo di persone alla guida di un autobus pieno di benzina verso Piazza Tiananmen, ha tentato di dare fuoco alla torre al Golden Water Bridge South ma sono stati tempestivamente intercettati da parte delle truppe di legge marziale.


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23 aprile, Xi'an, distruzioni in edifici pubblici e saccheggio  0:59 muretti vengono demoliti per ricavarne mattoni da lanciare contro i soldati; 1:16 Wuerkaixi dichiara che occorre"rischiare il kaos", 1:45 meeting nel bus gentilmente offerto dal governo "usare la forza per rovesciare il governo?", 2:10 soldati disarmati, 3 giugno 1:57 soldati disarmati nel pomeriggio cominciano da essere aggrediti; 3:00 i primi feriti; 3:45 volantini che avvertono la gente a tenersi lontano dalle principali vie di comunicazione e dalla piazza vengono bruciati; 4:00 l'aggressività della folla verso i soldati diventa pesante; le armi in un primo tempo non vengono date ai militari ma spedite in automezzi autonomi; 4:17 le armi catturate dai manifestanti vengono esibite. A questo punto anche i manifestanti sono armati; 5:06 i miliari cercano di rimpossessarsi dei bus con le armi; comincia la sassaiola, i soldati sono costretti a scappare; 5:32 3 giugno ore 17:00 comincia la distribuzione di bastoni, mazze di ferro, pugnali, coltelli ai manifestanti


L’Ambasciata americana rileva: “Cittadini cercano di fermare le truppe e bruciano veicoli militari, centinaia di veicoli militari compresi 34 carri armati e molti veicoli corazzati per il trasporto delle truppe sono stati distrutti negli ultimi due giorni. Gli studenti ne hanno catturato uno. Alcuni studenti hanno catturato delle armi e vogliono resistere. Fonti della stampa riportano che più di mille soldati o poliziotti sono stati uccisi o feriti e che alcuni civili sono stati uccisi. Fonti di stampa straniere riportano che i dimostranti hanno bruciato veicoli corazzati e ucciso uomini della sicurezza” (U.S. Embassy 1989). Nel mettere in rilievo i morti tra i soldati piuttosto che tra i civili c’è la speranza che gli insorti possano vincere. Ancora non si è fatta strada la versione ufficiale della stampa occidentale dell’Esercito che spara a freddo sugli studenti pacifici o dei carri armati che schiacciano gli studenti nelle loro tende mentre dormono.. Sembra che sia in atto invece una rivoluzione violenta contro il potere comunista come in Ungheria nel 1956. Più tardi, secondo la stampa occidentale, una serie di edifici governativi sono stati attaccati e le loro guardie ferite. I rivoltosi hanno assaltato la Grande Sala del Popolo, il Dipartimento Centrale di Propaganda, il Ministero di Pubblica Sicurezza, il Ministero della Radio, Film e Televisione e la sede del Comitato Centrale del Partito di Zhongnanhai e del Consiglio di Stato. E’ davvero inconcepibile come il governo avesse lasciato per settimane una zona così densa di obiettivi sensibili in mano ai manifestanti.

I pacifici dimostranti in azione


I rivoltosi hanno usato mezzi estremamente violenti e brutali terrorizzando soldati e polizia inducendoli alla reazione
Il 4 giugno mattina, una folla all'incrocio Dongdan ha colpito con bottiglie, mattoni, gli automezzi dei soldati molti dei quali avevano il volto coperto di sangue. A Fuxingmennei un veicolo militare è stato pesantemente colpito, era una unità dei servizi, dal veicolo 12 persone sono state tirate fuori con la forza e picchiate, con feriti gravi. Sei soldati sono stati assediati e quattro picchiati, e alcuni sono stati uccisi. Nelle vicinanze Guangqumenwai tre soldati sono stati picchiati, solo uno è stato salvato dalle gente, e due erano dispersi.

Azioni violente dei rivoltosi. la telecamera riporta l'orario di inizio delle violenze

A Xicheng più di 20 poliziotti armati vengono picchiati da un gruppo di rivoltosi, alcuni sono stati gravemente feriti, e alcuni sono dispersi. A Gokokuji un veicolo militare distrutto, i soldati picchiati, un soldato preso in ostaggio dei mitra vengono rubati. Una veicolo pieno di mattoni a Dongjiaominxiang vicino a piazza Tiananmen. I rivoltosi gridano Popolo cinese insorgi e colpisci l’Esercito di Liberazione”.



Attacco contro soldati disarmati ben prima che questi aprissero il fuoco. Notare orario delle telecamere.

Ludo Martens ci fornisce un eloquente resoconto preso dalla stampa internazionale:
Libération ha descritto gli eventi del Venerdì 2 giugno in questi termini: "le masse si sono lanciate sui militari, per la maggior parte molto giovani e disarmati. Migliaia di soldati sono stati fatti prigionieri. I loro ufficiali hanno ordinato loro di non resistere " Sabato 3 giugno, alle ore 15, il giornalista di Liberation annota che i manifestanti hanno incendiato veicoli militari e continua: "Vengono mostrate armi, raccolte da uno dei veicoli. A Pechino c'è già da questo pomeriggio l'aria di ammutinamento. "Senza violenza non si possono fare i cambiamenti. Dobbiamo prepararci per questo. Non temiamo la violenza", grida un operaio. La violenza è già nell'aria. Sabato scorso, alle cinque del pomeriggio, al Palazzo del Popolo, dei giovani pattugliavano con pietre e lunghi bastoni strappati alla polizia. "Siamo pronti a sacrificarci," grida un oratore improvvisato. "Se uno di noi cade, un milione si ribelleranno." Le masse gridano abbasso il regime fascista! Sempre più spesso si parla di "rispondere alla violenza dello Stato " Leggiamo in Le Soir: "per chilometri sia ad ovest e ad est di piazza Tiananmen, la Chang'an Avenue non è che una successione di barricate."

Il giornale di destra Far Eastern Economie Review scrive: "Nel pomeriggio del 3 giugno, un nuovo intervento di soldati a piedi e disarmati è stato fermato di fronte all'Hotel Beijing, ma questa volta, alcuni soldati vengono brutalmente picchiati da bande di giovani criminali che sono apparse la prima volta in piazza Tiananmen con sbarre di ferro e bastoni. In numerosi incidenti, alcuni soldati sono stati uccisi, picchiati con pugni e pietre. In Chong Wen Men, il corpo di un soldato è stato bruciato. In un altro incidente, i manifestanti hanno mutilato il corpo di un soldato. "(76) Un cittadino belga a Pechino dice per telefono," inizialmente hanno inviato i carri armati della 38º dell'esercito contro gli occupanti di Tiananmen. Non avevamo cercato la violenza. Hanno fallito, ci sono morti nei loro ranghi." (Martens 1991)
Violenze contro i soldati
Il 12 giugno il Wall Street Journal riporta che “Foto aeree della conflagrazione e colonne di fumo hanno potentemente appoggiato l’argomento del governo cinese che le truppe erano vittime e non carnefici”(Kelly 1992).


Il governo ha affermato che più di 1.280 veicoli sono stati bruciati o danneggiati durante la ribellione, tra cui oltre 1.000 veicoli militari, più di 60 carri armati, oltre 30 auto della polizia, oltre 120 autobus pubblici e filobus e oltre 70 veicoli a motore di altra natura. La mattina del 5 giugno, un report dell’Ambasciata americana conferma che le fonti riferiscono la presenza di un gran numero di veicoli militari bruciati sparsi per la città. Più di 6.000 ufficiali, soldati e poliziotti sono stati feriti e decine di loro uccisi (Editorial Board 1990).

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Nei Tiananmen Papers dove possiamo seguire in diretta i commenti dei dirigenti si dice che più di cinquecento camion dell’esercito sono stati incendiati in corrispondenza di decine di incroci. Su Chang’an Avenue un camion dell’esercito si è fermato per un guasto al motore e duecento rivoltosi hanno assalito il conducente picchiandolo a morte. All’incrocio Cuiwei, un camion che trasportava sei soldati ha rallentato per evitare di colpire la folla. Così dimostranti hanno cominciato a lanciare sassi, bombe molotov e torce contro di quello, che a un certo punto si è inclinato sul lato sinistro perché uno dei suoi pneumatici si è forato a causa dei chiodi che i rivoltosi avevano sparso. Allora i manifestanti hanno dato fuoco ad alcuni oggetti e li hanno lanciati contro il veicolo, il cui serbatoio è esploso. Tutti e sei i soldati sono morti tra le fiamme (Nathan e Link 2001, 444-45).  

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La domanda è: i soldati sono stati provocati al punto di sparare sulla folla con munizioni vere? Chi ha iniziato la violenza sulle strade? Se vi sono prove a sufficienza per dimostrare che era la folla in rivolta che ha provocato le violenze (e ci sono ora prove sufficienti per dimostrare che questo è ciò che è realmente accaduto: da testimoni, sia esteri che nazionali, tra cui giornalisti occidentali; rapporti declassificati dei servizi segreti degli Stati Uniti e rapporti dell’intelligence cinese emessi per il governo nazionale, così come richiamato dai Tiananmen Papers). Se il caso era davvero questo, come gran parte delle prove suggerisce, allora la situazione era molto più complessa e sfumata. La colpa degli eventi che hanno portato allo scoppio di violenza e allo spargimento di sangue deve quindi essere condivisa tra numerose parti - includendo gli studenti, che hanno incoraggiato i lavoratori e i cittadini a prendere le armi e combattere (Jones 2009).

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Che cosa è successo sulle strade è sufficientemente chiaro. L'opinione che civili e studenti innocenti e "disarmati" siano stati freddati in massa non è più ampiamente accolta. La maggior parte degli studiosi e persino dei giornalisti occidentali oggi accetta la visione che i civili NON erano disarmati, e hanno provocato gran parte della violenza. Come ho detto, ci sono anche sufficienti elementi di prova da una varietà di fonti importanti per dimostrare che i dimostranti lavoratori e civili abbiano iniziato le violenze - causando panico tra le truppe riluttanti ad aprire il fuoco dopo che prima avevano usando gas lacrimogeni, cartucce a salve, e spari di avvertimento con munizioni vere sparando in aria (Jones 2009).


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Le truppe dietro i carri armati e corazzati da trasporto truppe hanno combattuto la folla di civili per sette ore prima di raggiungere la piazza poco prima dell'alba di oggi, ora di Pechino rileva una fonte dell’Ambasciata USA-. “Ieri – continua la fonte- tutti i principali media di Pechino evidenziavano le forti avvertenze a non interferire con le autorità della legge marziale e hanno ammonito i residenti a rimanere lontani dalle strade e lontano da piazza Tiananmen. Questo è stato il più forte allarme da quanto la legge marziale è stata dichiarata il 20 maggio, ma migliaia di persone hanno scelto di ignorarlo. Dando per scontato che i militari avrebbero di nuovo tentativo di raggiungere la piazza, i residenti si sono ammassati per affrontare le truppe, come avevano fatto più volte in precedenza. Questa volta le truppe brandivano le armi, e in scontri minori ieri sera hanno sparato gas lacrimogeni e usato manganelli per combattere i manifestanti. Questi incidenti possono essere state intesi come un ultimo avvertimento prima di muoversi sul serio” (Secretary's 1989b).
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Il corrispondente dell'ANSA scrive "I vetri delle finestre tremavano ogni tanto a causa dei forti boati provocati dalle esplosioni dei serbatoi dei mezzi militari che nuclei di giovani studenti e operai erano riusciti ad assalire e ad incendiare. A giorno fatto, a questi suoni di guerra e al puzzo di cordite che permeava l'aria, si sovrappo­nevano ogni tanto gli appelli dell'esercito, diffusi da altopar­lanti montati su camionette, con cui si raccomandava alla gente di non uscire di casa" (Pecora1989).


Lo stesso Pecora afferma: "In cor­rispondenza degli incroci principali vi erano camion in fiamme; gli spartitraffico erano sparsi nelle strade; i pedoni in giro erano molto pochi; i negozi e i grandi magazzini aprirono a orari irregolari e alcuni rimasero chiusi; i cittadini iniziarono a razziare cibo e beni di prima necessità. Per tutto il giorno si sentirono colpi di arma da fuoco. Da un autoblindo sul cavalcavia Fuxingmen, partirono diversi colpi di arma da fuoco indirizzati in aria. A Baishiqiao qualcuno all'interno di un autoblindo puntava la mitraglia­trice in ogni direzione, mentre avanzava e la sera a Shuangjing scoppiò anche una sparatoria tra soldati e cittadini. Risuonarono spari anche a Sidaokou, Xiaoxitian, Hufangqiao, Jianguomenwai, Xuanwumen e in altri luoghi." Si trattò di vera lotta armata: "...tre giorni di scontri a fuoco tra pattuglie di partigiani e drappelli delle forze armate, di intere autoco­lonne militari date alle fiamme dall'embrione di resistenza che aveva fatto appena in tempo a costituirsi, di complicate manovre da parte degli oltre duecentomila soldati acquartiera­ti alla periferia per riuscire a riprendere il controllo della città." (Pecora 1989).
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Che la battaglia ci sia stata è indubbio. E che ad un certo punto le truppe abbiano aperto il fuoco sui dimostranti è altrettanto indubbio. Una immagine mostrata da tutte le TV presa a distanza e nel buio mostra una colonna di truppe e blindati che avanza in Changan Avenue verso la piazza sparando non in aria ma ad altezza d’uomo poi la telecamera va verso i civili e mostra un largo numero di civili che fuggono. Alcuni sono caduti al suolo e sono aiutati dalla folla. E’ un video clip di una cinquantina di secondi (Turmoil 1992, p.146-147). Scrive Brian Robinson che dimostra simpatia per le richieste degli studenti: "I civili non sono morti perché il perfido governo comunista ha ordinato ai soldati di sparare ai civili inermi, ma perché i soldati coinvolti si sono trovati nella posizione di dover difendere se stessi, e hanno fatto quello che fanno i soldatiE, come in tutte queste situazioni difficili e caotiche, una volta che i soldati iniziare la sparare, è molto, molto difficile farli smettere. Soprattutto quando hanno paura." (Robinson 2011)
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Pecora che fu tra i primi corrispondenti invitati in Pizza Tienanmen per la conferenza stampa dell'Esercito, riferisce le parole di un colonnello dell'esercito: "Incalzato dalle domande dei cronisti, che in diverse occasioni hanno visto le truppe aprire il fuoco ad altezza d'uomo, il colonnello Li ammette ad esempio che di fronte all'Hotel Pechino i soldati hanno sparato sulla gente. Ma in questa come in altre occasioni, è stato per colpire dei «caporioni» della rivolta o per snidare dei cecchini appostati sui tetti. E i buchi tappati di fresco sulla stele del Monumento agli Eroi non sono di pallottole, come si dice in giro, ma le tracce lasciate dalla lunga occupazione degli studenti, che hanno sporcato, inciso e imbrattato di manifesti dappertutto, sostiene il colonnello. Gli scontri, ammette dal canto suo il colonnello Yan, sono conti­nuati fino a due giorni dopo l'entrata dell'esercito in città, ma ora la situazione è per lo più tranquilla. «I caporioni si sono nascosti e non osano venire alla luce», aggiunge l'ufficiale, confermando così indirettamente che le voci di una resistenza armata, sia pur flebile, all'intervento militare non sono infon­date" (Pecora1989). Lo stesso colonnello affermò davanti ai giornalisti: "Ci dispiace per la morte dei civili, ma la colpa è stata loro che non hanno osservato l'ordine dato quella sera dalle autorità comu­nali di rimanere chiusi in casa», avrebbero detto i colonnelli di Pechino (Pecora 1989, p.17-18). In effetti i civili era stati ripetutamente avvisati di non uscire di casa

Il risultato delle violenze dei rivoltosi



Si dice nel documento del 4 giugno intitolato «Andamento della situazione nei distretti urbani di Pechino il 4», in «Importanti informazioni riservate» (Yaoqing), ministero della Sicurezza di Stato, pubblicato nei Tienanmen Papers:
Su viale Chang'an occidentale si è riunita una folla nei pressi del Palazzo delle Telecomunicazioni; all'incrocio Liubukou una fila di carri armati aveva isolato viale Chang'an. Soldati con fucili e manga­nelli stavano davanti ai carri armati. Le due parti si fronteggiavano a una distanza di circa un centinaio di metri. I dimostranti hanno ini­ziato a gettare mattoni contro i soldati, i quali hanno risposto a loro volta con mattoni e gas lacrimogeni. Le bombolette di gas somiglia­vano a bombe a mano, ma emettevano semplicemente fumo irritante. I mattoni erano inutili perché le due parti si trovavano a un'eccessiva distanza, mentre il gas era inefficace perché quella mattina c'era molto vento e la strada oltretutto era troppo larga. Tre camion dell'esercito di passaggio sono tornati indietro per sparare sulla folla dopo che qualcuno aveva gridato «Fascisti!». Otto dimostranti sono rimasti feriti. Su viale Taipingqiao vi erano otto camion dell'esercito che i dimo­stranti avevano fermato e incendiato (Nathan and Link 2001, p. 405-6). 

Un nono camion era sfuggito al fuoco solo perché era parcheggiato sotto un traliccio della linea elet­trica; sul tetto era stato posto un cartello con la scritta: «Linea elet­trica sopra, non incendiare questo camion». Alcuni dei trecento camion militari che erano stati bloccati a ovest dell'Istituto minerario di Pechino la notte del 3 giugno, non si erano ancora mossi. Dall'area di Jinsong a viale Chang'an orientale, più di cento carri armati, autoblindo e camion dell'esercito si dirigevano a ovest, 15 carichi di militari. Sopra a ogni carro armato sedevano tre soldati armati di fucili e ognuno di loro guardava in una direzione diversa. Ogni qual volta qualcuno li derideva o gridava, aprivano il fuoco. Un soldato in cima a un carro armato, a Nanchizi, ha sparato e ucciso un cittadino. «Situazione dell'avanzata e delle perdite delle truppe della legge marziale», in «Bollettino» (Kuaibao), Comando della legge marziale, 4 giugno.(Nathan and Link 2001, p. 405-6). 


Più di cinquecento camion dell'esercito sono stati incendiati in corri­spondenza di decine di incroci e, inoltre, in via Tiantan orientale, a Porta Tiantan settentrionale, all'entrata occidentale della stazione della metropolitana di Qianmen, in viale Qianmen orientale, in via Fuyou, a Liubukou, a Xidan, a Fuxingmen, in via Lishi meridionale, a Muxidi, a Lianhuachi, a Chegongzhuang, a Donghuamen, a Dongzhi- men, a Dabeiyao, a Hujialou, a Beidouge Zhuang e Jiugong Xiang nella contea di Daxing. All'incrocio Shuangjing, i dimostranti hanno circondato più di settanta camion blindati e si sono impossessati di ventitré mitragliatrici. Su viale Chang'an un camion dell'esercito si è fermato per un gua­sto al motore e duecento rivoltosi hanno assalito il conducente pic­chiandolo a morte.(Nathan and Link 2001, p. 405-6). 
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Nei pressi del Teatro della Capitale, a Xidan, i ribelli hanno pic­chiato a morte il capo di un plotone, poi hanno appeso il suo corpo a un autobus in fiamme, l'hanno sventrato e gli hanno cavato gli occhi. Sul cavalcavia Chongwenmen i ribelli hanno ucciso un soldato e, dopo averlo legato al parapetto, l'hanno inzuppato di benzina e poi l'hanno incendiato. Anche a Fuchengmen il corpo di un soldato assassinato è stato appeso alla ringhiera del cavalcavia. All'incrocio Cuiwei, un camion che trasportava sei soldati ha rallen­tato per evitare di colpire la folla. Allora un gruppo di dimostranti ha cominciato a lanciare sassi, bombe molotov e torce contro di quello, che a un certo punto si è inclinato sul lato sinistro perché uno dei suoi pneumatici si è forato a causa dei chiodi che i rivoltosi avevano sparso. Allora i manifestanti hanno dato fuoco ad alcuni oggetti e li hanno lanciati contro il veicolo, il cui serbatoio è esploso. Tutti e sei i soldati sono morti tra le fiamme. Un rapporto del 4 giugno del Comando della legge marziale stimò che in quel giorno a Pechino morirono circa venti ufficiali e soldati. Sulla base delle relazioni datate 4 giugno provenienti dagli ospedali della città, il governo di Pechino stimò che morirono più di duecento studenti e cittadini. Secondo statistiche incomplete, durante gli scontri persero la vita ventitré studenti universitari (Nathan and Link 2001, p. 405-6).
In vari posti sono stati bruciati decine di veicoli militari per volta in un mare di fuoco. All'incrocio Shuangjing più di 70 veicoli blindati sono stati accerchiati e più di 20 mitragliatrici è stato rimosse. Al bivio di Church Hill, a ovest del palazzo vecchio, più di 30 veicoli militari sono stati bruciati scena con un grande quantità di che si sprigiona contro il cielo. Alcuni teppisti armati di sbarre di ferro, spingendo barili di benzina, intercettano i veicoli all'incrocio appiccando il fuoco ai veicoli. Alcuni veicoli sono stati rubati e sono scomparsi. L"Alleanza dei lavoratori" ha sequestrato una radio militare.


Nella zona est sulla circonvallazione poco prima del via­dotto dell'Osservatorio, una colonna di cinquanta auto­carri è bloccata da molte ore. Un gruppo di automezzi sco­perti con giovani in borghese ma dotati di elmetto ha tro­vato identico disco rosso di folla e di autobus messi di tra­verso all'inizio della salita che sbocca sul viale di Changan. Dopo pochi minuti, i soldati hanno cominciato a gettare i manganelli alla gente in strada, poi sono scesi lasciando gli autocarri a disposizione dei giovani. Che fossero soldati si è visto quando si sono diretti al rifugio del circolo aeronauti­co. Erano in abiti civili forse perché appartengono a quei reparti che ieri notte sono stati spogliati e disarmati. I ca­mion vuoti sul ciglio del viale sono stati incendiati con un lancio di bombe molotov e questa è stata la prima scena dello scontro di cui sono stato testimone. La seconda l'ho osservata sul viale di Changan est, quando è passata una autoblindo seguita da un migliaio di giovani in bicicletta provenienti da Tien An Men. Un quarto d'ora dopo il vei­colo, con matricola 339, è ripassato davanti al mio ufficio in direzione della piazza, sempre seguito dalla coda di dimo­stranti (Fiore 1989, pp.260-61).

Ancora i Tienanmen Papers rilevano l'utilizzo persino di armi "chimiche" da parte dei manifestanti: «Un fumo verde-giallastro si è levato improvvisamente da un’estremità del ponte. Proveniva da un’autoblindo guasto che ora costituiva esso stesso un blocco stradale […] Gli autoblindo e i carri armati che erano giunti per sgomberare la strada dai blocchi non hanno potuto fare altro che accodarsi alla testa del ponte. Improvvisamente è sopraggiunto di corsa un giovane, ha gettato qualcosa in un autoblindo ed è fuggito via. Alcuni secondi dopo lo stesso fumo verde-giallastro è stato visto fuoriuscire dal veicolo, mentre i soldati si trascinavano fuori e si distendevano a terra, in strada, tenendosi la gola, agonizzanti. Qualcuno ha detto che avevano inalato gas venefico. Ma gli ufficiali e i soldati nonostante la rabbia sono riusciti a mantenere l’autocontrollo». (Nathan and Link 2001, p. 435.). E' chiaro che un ordigno come questo doveva essere stato preparato in precedenza.



Ecco una testimonianza oculare di qualcuno che era lì, vediamo un estratto da Tianamen Moon:
C'era un elemento nuovo che non avevo notato prima, molto di giovani criminali decisamente meno simili agli studenti in apparenza Al posto di fasce e camicie firmate con emblemi universitari indossavano vestiti economici, malandati n poliestere e giacche a vento larghe. Sotto le luci, gli occhi scintillanti di malizia, hanno rivelato sfacciatamente nascoste bottiglie molotov. "chi erano questi giovani delinquenti in pantaloncini e sandali, che portavano bombe molotov?". La benzina era strettamente razionata, in modo che non si poteva venire in possesso di queste cose spontaneamente. Chi ha insegnato loro di fare le bombe e a chi erano destinati i dispositivi incendiari?[3] (Bearcanada 2011)
 
Qualcuno ha gridato che un altro APC si stava dirigendo verso la nostra strada. Accelerai il passo mentre mi avvicinavo al veicolo fermo, contagiato dalla gioia tossica della folla, ma poi mi sono trattenuto. Perché correre verso i guai? Perché c'erano tutti gli altri? Ho rallentato trottando al seguito di una mandria tonante... Rompendo con il gruppo, ho smesso di correre. Qualcuno ha gettato una bomba Molotov, mettendo a fuoco l'APC . Le fiamme si sono diffuse rapidamente sopra la parte superiore del veicolo e sul marciapiede. [...] La folla urlò vittoriosamente e si avvicinò, i volti infuriati erano illuminati nel bagliore arancione. Ma aspettate! Ho pensato, c'è qualcuno ancora lì dentro, la macchina non è vuota! Ci devono essere persone all'interno. Questo non è l'uomo contro il dinosauro, ma l'uomo contro l'uomo! Qualcuno in modo protettivo mi ha tirato via per raggiungere una manciata di studenti con la bandana in testa che hanno cercato di esercitare un certo controllo. Hanno speso quel poco di capitale morale derivante dallo sciopero della fame e hanno difeso il soldato. "Lasciate che l'uomo venga fuori", gridarono. "Aiutate il soldato, aiutatelo a uscire!". (Bearcanada 2011)
 
Il gruppo agitato era in vena di misericordia. Arrabbiate, da far gelare il sangue, le voci rimbalzavano intorno a noi. "Uccidi il figlio di puttana!", Disse uno. Poi un'altra voce, ancora più agghiacciante della prima gridò: "Lui non è un essere umano, è una cosa." "Uccidetelo, uccidetelo!" gridarono, l'entusiasmo sanguinario ora montava ad un passo elevato. "Fermi! Non fategli del male!". Meng supplicò, lasciandomi dietro mentre cercava di ragionare con i vigilantes. "Fermi, è solo un soldato!" (Bearcanada 2011)




Ancora Fiore ci racconta la battaglia di strada:
Da un bollettino radio notturno si è saputo che le truppe del quartier generale per la legge marziale hanno ricevuto l'ordine di partire alle dieci, obiettivo Tien An Men. I venticinque chilometri che li separano dalla piazza avrebbero potuto essere percorsi in meno di un'ora, ad an­datura normale di mezzi blindati. Ma le prime raffiche di mitragliatrice in provenienza da Tien An Men le abbiamo udite poco prima dell'una, e questo vuol dire che le colon­ne hanno incontrato resistenza lungo il cammino. E l'ulti­ma barricata è stata quella di Xidan, dove lo scontro sem­bra particolarmente violento. Una telefonata di pochi mi­nuti fa mi informa che tutto il quartiere tra Xidan e Liubu-kou è teatro di una vera battaglia di strada. Esauriti i pochi lacrimogeni, le truppe sono passate all'uso delle armi e lo scontro sta prendendo dimensioni terrificanti.
Nei vicoletti dietro l'Hotel Minzhù la sparatoria è conti­nuata con raffiche in tutte le direzioni, come se le truppe dessero la caccia a gruppi di rivoltosi ritiratisi dal viale, a loro volta apparentemente armati e in grado di rispondere. [...] Dal balcone dove mi trovo, Tien An Men dista meno di quattro chilometri. Sono le due di notte e la battaglia è in pieno svolgimento. In direzione della piazza si vedono ba­gliori rossastri in una nube di fumo che fanno pensare a qualche incendio. Da sud, dietro il quartiere della Stazione Centrale, giungono rumori di raffiche automatiche inter­vallate da isolati colpi di fucile. La colonna blindata che stazionava nei giorni scorsi presso l'aeroporto militare di Nanyuan per arrivare in città deve percorrere la strada che costeggia il parco del Tempio del Cielo: la violenta e lunga sparatoria fa supporre che le truppe corazzate siano state oggetto di un tentativo di blocco da parte dei rivoltosi na­scosti nel parco (Fiore 1989, pp.260-61).
 




La prima colonna ad arrivare sulla piazza era anche la più forte, con gli effettivi blindati appartenen­ti ad almeno due divisioni. Partita verso le dieci di sera ha percorso i primi dieci chilometri senza incontrare resisten­za. Giunti alla piazza detta della Tomba della Principessa in località Gongzhufen, i carristi si sono trovati davanti le barricate costruite dai ribelli, annidati dietro i cespugli so­prelevati che fanno da corona all'antica tomba. Dalla par­te opposta i ragazzi avevano preparato un camion di mat­toni spaccati in due e trasferiti sulla trincea dietro i cespugli e gli alberi della rotonda. Un altro gruppo, pochi secondi prima che la colonna di T.59/62 giungesse a tiro, ha incen­diato i due autobus messi di traverso per impedire il pas­saggio dei carri. Lo scontro è durato a lungo e secondo le notizie del quartier generale una dozzina di veicoli, com­presi un carro armato e due autoblindo, sono stati incen­diati e distrutti.
 
La colonna ha ripreso poi la marcia verso il luogo della seconda battaglia nel tratto del viale dove sorgono il grat­tacielo della CCTV, il Museo Militare e le residenze del quartiere di Muxidì. Qui, il viale dalla sede di Radio Pe­chino fino al viadotto di Fuxing Qiao era occupato dalla resistenza: migliaia di persone erano appostate sul lato sini­stro lungo l'enorme edificio a dieci piani usato dal ministe­ro per le Relazioni Economiche con l'Estero. Sul viadotto, una barricata eretta da un capo all'altro del ponte, con al­tri autobus piazzati in senso trasversale e trincee di matto­ni, al cui riparo i ribelli hanno opposto una coraggiosa ma vana resistenza. Dalle torrette dei carri armati e delle auto­blindo hanno aperto il fuoco i cannoncini e le mitragliatrici che sgranavano nastri di pallottole del massimo calibro in uso - 12,8 mm. — al ritmo di quattrocento al minuto. Ne è seguito uno scontro durissimo, anche perché a rispondere al fuoco c'erano pattuglie di operai del Sindacato Autono­mo. Ad un certo punto della sparatoria, i rivoltosi sono riu­sciti a impadronirsi dell'automezzo dov'era montata una stazione radio mobile col codice militare della colonna. Più di trenta veicoli sono stati incendiati; il numero delle vitti­me è stato altissimo, tanto da riempire di morti e feriti il vi­cino ospedale di Fuxing.
 
Terza e ultima battaglia alla barricata di Xidan, quella più tragica perché deve aver fatto tremare i vetri delle resi­denze dei capi a Zhong Nanhai, distanti mezzo chilometro in direzione di Tien An Men. I ribelli di Xidan erano pro­babilmente i meglio organizzati e armati. Sul lato nord di­versi autocarri avevano scaricato in tempo una montagna di mattoni e quando con bombe molotov i ragazzi hanno incendiato gli autobus della barricata per impedire il pas­saggio dei mezzi blindati, i mille artiglieri con i mattoni hanno cominciato il loro rudimentale bombardamento. I carristi si sono fermati a pochi metri dalle fiamme e hanno girato le armi delle loro torrette in direzione di Fuchen-gmen, a nord, rispondendo con una serie di raffiche impla­cabili e prolungate. Fra i mille di Xidan c'erano molti stu­denti che ore prima avevano abbandonato Tien An Men per organizzare la resistenza sull'ultima barricata.










Un episodio di particolare crudeltà è accaduto al carri­sta della prima autoblindo: i ribelli hanno aspettato che terminasse le munizioni della sua mitragliatrice e poi l'han­no stanato incendiandogli il veicolo. Il primo che è saltato giù per salvarsi dalle fiamme è stato catturato e linciato se­duta stante dalla folla inferocita uscita dal vicoletto di sini­stra. Sul cadavere è stata cosparsa della benzina e il corpo del disgraziato è rimasto orrendamente bruciato. Poco più a nord sul cavalcavia di Fuchengmen un altro carrista che aveva inseguito un gruppo di ribelli in fuga è stato ucciso e il suo cadavere appeso alla spalletta del soprapassaggio. Al di là del bivio, accanto al cinema Shoudu, un ufficiale dei carristi è stato ucciso a bastonate da un'altra banda di ribelli che gli avrebbero poi squarciato il ventre a coltellate seviziandolo e buttandone il cadavere tra le fiamme dell'autoblindo. Non si hanno notizie esatte sui morti, ma lo scontro di Xidan è stato certamente il più feroce, col più al­to numero di vittime: almeno una mezza dozzina di milita­ri e molte decine di ribelli. Espugnata l'ultima barricata, la colonna ha avuto via libera: il sordo fragore dei cingolati, la sparatoria continuata con salve di raffiche in aria, il ba­gliore degli incendi degli automezzi bruciati hanno accom­pagnato i militari nel loro passaggio davanti all'ingresso principale di Zhong Nanhai fino alla vicina Tien An Men (Fiore 1989, pp.260-61).
 
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La cosa stravagante è che per i tifosi occidentali i rivoltosi che attaccano le truppe sono pacifici mentre i soldati che hanno fatto di tutto per non sparare contro gente che dichiarava di volere rovesciare con la violenza il governo (lo abbiamo visto nel comunicato in Piazza fatto dagli altoparlanti di cui ha parlato lo stesso Fiore) sono gli autentici criminali.

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Alle ore 3:00 del quattro giugno Fiore rileva: "Da sud, dietro il quartiere della Stazione Centrale, giungono rumori di raffiche automatiche inter­vallate da isolati colpi di fucile. La colonna blindata che stazionava nei giorni scorsi presso l'aeroporto militare di Nanyuan per arrivare in città deve percorrere la strada che costeggia il parco del Tempio del Cielo: la violenta e lunga sparatoria fa supporre che le truppe corazzate siano state oggetto di un tentativo di blocco da parte dei rivoltosi na­scosti nel parco" (Fiore 1989, p.263). 

Insomma qui si parla di rivolta spesso violenta e armata, dei "pacifici" dimostranti di Tienanmen (che rimangono pacifici anche se trovati con le armi in pugno, mentre i soldati sono sempre violenti anche se le buscano). Infatti Fiore parla della "pacifica protesta studentesca e popolare è terminata in una lunga notte di sangue" (Fiore 1989, p.263), pacifica protesta fatto di lancio di mattoni, bottiglie molotov incendio di autobus, carrai armati, automezzi per il trasporto truppe e di lotta armata (come rileva lo stesso Fiore) e di atti che potremmo equiparare al terrorismo  se solo fossero avvenuti in Occidente. 

Ad esempio egli ci racconta come la colonna che arrivò in Piazza Tienanmen sia stata oggetto di vere e proprie azioni organizzate di guerriglia urbana: "La prima colonna ad arrivare sulla piazza era anche la più forte, con gli effettivi blindati appartenenti ad almeno due divisioni. Partita verso le dieci di sera ha percorso i primi dieci chilometri senza incontrare resistenza. Giunti alla piazza detta della Tomba della Principessa in località Gongzhufen, i carristi si sono trovati davanti le barricate costruite dai ribelli, annidati dietro i cespugli so­prelevati che fanno da corona all'antica tomba. Dalla par­te opposta i ragazzi avevano preparato un camion di mat­toni spaccati in due e trasferiti sulla trincea dietro i cespugli e gli alberi della rotonda. Un altro gruppo, pochi secondi prima che la colonna di T.59/62 giungesse a tiro, ha incen­diato i due autobus messi di traverso per impedire il pas­saggio dei carri. Lo scontro è durato a lungo e secondo le notizie del quartier generale una dozzina di veicoli, com­presi un carro armato e due autoblindo, sono stati incen­diati e distrutti" (Fiore 1989, p.265).

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La situazione è chiara: le truppe hanno fatto di tutto per riportare l'ordine senza sparare sulla gente ma i soldati sono stati attaccati con armi contundenti, linciati e come vedremo oggetto di tiri da parte dei cecchini sui tetti. Abbastanza comprensibile che perdettero l'autocontrollo. Curiosi gli argomenti dei curatori dei Tienanmen papers che sostengono che "Folle infu­riate avevano tentato di bloccare la strada mentre il camion passava attraverso via Cuiwei e quando esso rallentò, la gente iniziò a lanciare sassi, bombe molo­tov e torce. Il pneumatico posteriore sinistro dell'automezzo si forò per via dei chiodi che la folla aveva disseminato sulla strada. Il veicolo si capovolse men­tre curvava a destra, il serbatoio esplose e i soldati morirono tra le fiamme. La morte di quei sei soldati non può essere attribuita propriamente all'«azione degli insorti»" (Nathan and Link 2001, p. 502 ) ah... ok.. a chi sennò?.





Ancora al mattino del quattro i rivoltosi sono in azione: "Un autobus vuoto con le targhe della poli­zia procedeva lentamente in direzione est, verso di me, dal semaforo all'altezza del ministero degli Interni. La folla tornata in strada a raccogliere gli ultimi cadaveri lo ha bloccato. I due autisti hanno fatto in tempo a scappare e il mezzo è stato rovesciato e distrutto. Dal bivio del viale del­la Giustizia una pattuglia militare che aveva visto la scena ha cominciato a sparare raffiche in aria, questa volta, e la gente è fuggita, me compreso" (Fiore 1989, p.270).




Su come ragionano i giornalisti occidentali ce ne da un saggio proprio Fiore che riporta:
Scene di follia sono accadute da Tien An Men verso i quartieri occidentali. Il comando militare — è stato detto chiaramente da fonti ufficiose - ha pianificato l'attacco al­la piazza dal lato ovest per evitare vittime fra la colonia straniera che vive nei quartieri orientali.
I soldati hanno infierito sulla folla rimasta fino all'ulti­mo perché non credeva che avrebbero aperto il fuoco con­tro i dimostranti inermi. Erano ancora decine di migliaia, in fuga verso l'Hotel Pechino, dietro le mura della Città Proibita e nelle stradine adiacenti al palazzo dell'Assem­blea Nazionale. Hanno sparato raffiche nel mucchio, alle spalle, per lunghi, interminabili minuti. Una bambina di nove anni è stata uccisa da un soldato a colpi di baionetta, accanto al cadavere della madre. All'Istituto di lingue estere gli studenti cinesi hanno mostrato ai loro colleghi stranieri il corpo senza vita di un bambino, dicendo loro di guardare e riflettere su quello che i militari hanno fatto agli innocenti. Le vetrate d'ingresso dell'Hotel Minzhù sono traforate di colpi, un giovane sul piazzale antistante è ca­duto fulminato alla fine di una vana corsa per salvarsi. La popolazione è atterrita e indignata.
Nella strage bisogna includere qualche isolato episodio di controterrore. Sul cavalcavia di Chongwenmen, a cento metri da "Chez Maxim's", il cadavere di un ufficiale lincia­to è appeso alla spalletta del ponte. Sul viadotto dell'Osser­vatorio di Matteo Ricci una trentina di automezzi sono ri­masti bloccati per ore. Anche qui si parla di morti fra i mili­tari. Di fronte al magazzino delle biciclette di Qien Men, tre soldati sono stati picchiati selvaggiamente e lasciati mo­ribondi. Dal ponte di Fuchengmen hanno buttato in stra­da un altro soldato, l'hanno coperto di benzina e bruciato vivo (Fiore 1989, p.273).




Ancora un episodio di lotta armata (siamo al 5 giugno) è raccontato da Fiore che per altro smentisce completamente Pecora e rivela come mai la polizia sia entrata nel quartiere abitato da stranieri: "Di fronte al nostro palazzo, dall'altra parte del viale Chan­gan, c'è un cantiere di case in costruzione, quasi terminate, dov'erano nascosti alcuni ribelli. A una distanza di qual­che decina di metri dal viadotto, hanno fatto secco un sol­dato di quelli che stazionano a guardia dello svincolo. La polizia armata era sicura che avessero sparato anche dall'interno del nostro isolato e ne ha perciò occupato i tre cancelli d'ingresso. Non è successo niente di grave: gli agenti si sono limitati a controllare le macchine in entrata e in uscita, ma ciò è bastato ad aumentare l'allarme nella co­lonia diplomatica di Jianguomenwaj, parte della quale spesso non brilla nel mantenere il sangue freddo necessario in situazioni come quella che viviamo. La polizia pensava di rintracciare i cecchini che hanno ucciso il soldato sul ponte e invece ha trovato un cinese rifugiatosi nell'appar­tamento di un diplomatico compiacente. Ha risposto di es­sere un cittadino di Hong Kong, ma il documento speciale per comprovarlo non è parso regolare e ha destato il sospet­to che si tratti di un agitatore entrato clandestinamente in territorio nazionale" (Fiore 1989, p.286). Dunque risulta chiaro che la lotta armata o terrorismo che dir si voglia ci fu. Come è significativo l'episodio dell'agitatore venuto da Hong Kong.













Pecora parla a questo punto apertamente di lotta armata:
Ognuna delle grandi vie di comunicazione che percorremmo, dove il traffico è di solito intenso a ogni ora del giorno, ci apparve completamente deserta. Agli svincoli più importanti erano stati dati alle fiamme camion da trasporto, autobus e filobus, mentre piccoli gruppi di persone, appena nascoste dietro i muri delle case, rimanevano di vedetta in attesa del passaggio di convogli militari. Le truppe in assetto di guerra erano dislocate solo in alcuni punti strategici. Ne vedemmo un grosso concentramento allo svincolo dell'autostrada numero due che conduce al quartiere delle ambasciate. Qui, venimmo a sapere da testimoni oculari, si era verificata all'alba una battaglia tra gruppi di studenti e operai armati e l'esercito. I parabrezza di due jeep militari erano crivellati di colpi d'arma da fuoco (Pecora 1989).


La lotta armata da parte degli insorti fece addirittura credere che fosse in atto uno scontro all'interno dell'Esercito:
C'erano divise inzuppate di sangue sui sedili delle due auto, che ancora bruciavano assieme a tre camion per il trasporto delle truppe. Oltre quello svincolo non era permesso prosegui­re per alcun motivo. Ci giungeva però in lontananza il rombo dei motori dei carri armati, che percorrevano a gran velocità la Via della Lunga Pace scortando interi battaglioni di soldati. La totale assenza dalle strade di chiunque non appartenesse alle forze armate, il generale mutismo della classe politica a oltre un giorno dall'inizio dell'azione di guerra dell'esercito e il silenzio compatto dei mezzi di informazione ufficiali su quanto stava accadendo, erano tutti inequivocabili indizi che il braccio di ferro in seno al potere si era risolto solo grazie al decisivo apporto dell'esercito e alla forza delle dieci armate fatte confluire attorno alla capitale. È in questo quadro di totale incertezza che, il 5 giugno, presero a correre con insistenza voci di divisioni in seno all'esercito e, addirittura, di scontri tra fazioni contrapposte delle forze armate. Nel pomeriggio di quel giorno, udimmo chiaramente dei colpi di cannone provenire dall'estrema periferia orientale, lungo la direttrice che conduce alla Via della Lunga Pace e al centro di Pechino. Una piccola folla radunata nei pressi del ponte di Jianguomenwai, dove 14 carri armati della XXVII armata presidiavano la strada che porta alla Tiananmen, era scoppiata in un applauso al suono delle cannonate. Neanche nei momenti più accesi della battaglia per la riconquista della capitale l'esercito aveva fatto uso dei micidiali cannoni dei T-54. (Pecora 1989)
Evidentemente le divise inzuppate di sangue era quelle dei soldati vittime dei cecchini e rivoltosi giacché nessun scontro all'interno dell'esercito si verificò.

1zd3ldt.jpgAnche in questo caso guerriglia urbana da parte dei (poco) pacifici dimostranti. Infine due fatti riportati da Fiore il 7 giugno: "Una notizia data dalla radio governativa affer­ma che in un'università non indicata per nome gli studenti hanno consegnato alla polizia 46 fucili e una cassa di muni­zioni" che conferma che i ribelli erano comunque in possesso di armi e che gente proveniente da fuori finanziava il movimento: "È stato scoperto che un dirigente del sindacato dell'abbi­gliamento di Hong Kong, Li Zhou Ren, arrivato verso la fine di maggio e alloggiato all'Hotel Pechino, aveva preso contatti con i dirigenti del movimento studentesco e ope­raio ai quali ha portato fondi e solidarietà dei cinesi di Hong Kong. Dopo il 4 giugno, si è spaventato ed è ripartito di corsa, lasciando nel bagno della sua stanza 70 mila yuan e 27 mila dollari americani, circa 50 milioni di lire. Ferma­to all'aeroporto mentre cercava di lasciare il paese, Li Zhou Ren ha confessato la sua missione e la polizia l'ha la­sciato partire dopo avergli confiscato il danaro. Non è il so­lo caso sul quale indagano i servizi di sicurezza per prepa­rare gli atti d'accusa contro i responsabili della ribellione e provare i loro contatti con agenti stranieri" (Fiore 1989, p.301)









Fiore ha raccontato anche la storia di una delle foto più famose della "repressione" di Tienanmen. Nella foto di vede una scia di sangue di un corpo travolto da un carro armato. Fiore scrive: "Da est, la colonna impiegata era in gran parte formata da automezzi per il trasporto truppe. Dal viadotto di Dabeiyao, dove un gruppo di veicoli militari è stato intercet­tato, fino al viadotto dell'Osservatorio, non si sono avute grandi sacche di resistenza, perché il quartiere orientale, come ho già detto, doveva essere il meno coinvolto nell'in­tera operazione. Proprio sul ponte dell'Osservatorio di Matteo Ricci l'autoblindo matricola 339, ritornando verso Tien An Men, ha travolto e ucciso un dimostrante. La gen­te si è raccolta intorno al cadavere: i primi raggi di sole del­l'alba battono sulla chiazza di sangue lasciata dal morto sull'asfalto del viale"(Fiore 1989, p.268). I mezzi militari dovevano procedere velocemente perché erano a rischio di essere intercettati e colpiti dalle molotov. Inoltre come ci dice Fiore che ne è stato testimone proprio questo blindato era stato preso di mira dagli insorti.




John Simpson della BBC dice che lasciò il paese cercando di evitare i posti blocco dell’Esercito. Quello che vide sono state parecchie sedi del Partito Comunista e stazioni di polizia devastate dai dimostranti. Egli vide il cadavere bruciato di un poliziotto appoggiato alla macchina della polizia distrutta a cui come scherno qualcuno aveva messo una sigaretta in bocca e il berretto da poliziotto in modo sbarazzino su un angolo della testa (Simpson 2009). Alcune foto raccapriccianti furono da prima pubblicate sui giornali occidentali o su quelli di Hong Kong ma poi deliberatamente fatte sparire. .Commentando la foto di due soldati mutilati e impiccati che penzolano da un autobus bruciato una fonte simpatetica con gli studenti afferma: “Una fotografia dell’esecuzione di questa gente è stato pubblicata nel periodico Granta, ma non è mai apparsa nel resto della stampa britannica - forse perché sfida il mito di una protesta pacifica degli studenti all'interno di Piazza Tiananmen” (O'Neill 2008).







Giulio Pecora dell'ANSA ha l'occasione, la sera del 5, di fare un giro della città nel convoglio di automobili organizzato dall'ambasciata d'Italia per prelevare gli studenti italiani dagli atenei. Egli riferisce:
Vidi un intero convoglio militare, composto da 30 camion per il trasporto di truppe e da vari veicoli di supporto, bruciare in mezzo a un grande viale poco lontano da Haidian. Gli studenti del vicino istituto di lingue dissero di avere udito un nutrito scambio di colpi di arma da fuoco al calar della sera, vale a dire un paio d'ore prima del nostro arrivo, e poi le esplosioni dei serbatoi di carburante dei camion. Le testimonianze di altri studenti e la vista di gruppi di uomini che si nascondevano dietro i muri delle case circostanti al passaggio dell'automobile sulla quale viaggiavo, testimoniavano dell'esistenza in alcune parti della città di una resistenza organizzata contro il colpo di mano militare (Pecora1989)





Egli continua: "In alcuni quartieri occidentali della città...nelle ultime 72 ore l'esercito aveva aperto più volte il fuoco contro gruppi di giovani studenti e operai impegnati in azioni di guerriglia, ... I trasporti pubblici non funzionavano, le maggiori arterie di comunicazione erano bloccate da carcasse di veicoli militari incendiati nottetempo da gruppi di studenti e operai ..." (Pecora1989). Quindi c'erano state azioni di guerriglia contro l'esercito che come vedremo continuarono anche dopo la notte del 3-4 giugno.




Tra l'altro le azioni dei cecchini continuarono anche dopo il 4 giugno. Pecora rileva che:
I cancelli di accesso al complesso residenziale di Jianguomenwai erano stati sbarrati da pattuglie dell'esercito, impedendo la fuga a quanti, terrorizzati dalla sparatoria, volevano abban­donare i loro appartamenti. Ufficialmente, ci fu spiegato in seguito da un portavoce del governo, l'esercito voleva snidare alcuni cecchini che, infiltratisi nel complesso di palazzoni, prendevano di mira i militari dai tetti. A chi fu testimone di quella mattinata di terrore parve invece che le migliaia e migliaia di colpi esplosi contro i grandi alberghi di lusso, gli uffici delle grandi società occidentali e le case degli stranieri avessero il solo scopo di spaventare coloro che, con la loro stessa presenza in Cina, erano una delle fonti principali di quello che i guardiani dell'ortodossia avevano battezzato «inquinamento spirituale» (Pecora1989).

Lasciamo perdere la dietrologia risibile, "spaventare gli stranieri", quando in realtà la politica di apertura continuò in maniera ancora più spedita dopo la repressione, questo fatto ci dice che ci fu una resistenza armata contro l'esercito e che probabilmente questi furono gli stessi che iniziarono i disordini. Il governo cinese era così intenzionato a spaventare gli stranieri che quando le gradi aziende decisero di rimanere, la notizia fu data con grande risalto dalla Tv di stato: "Una settimana dopo l'esodo, almeno tre grandi aziende dell'Europa occidentale, le tedesche Volkswa­gen e Siemens e l'italiana Fiat, fecero sapere tramite i loro rappresentanti in Cina che la loro presenza nel paese sarebbe comunque stata assicurata. La politica interna cinese non interessa alla Fiat, che ha comunque intenzione di rimanere in Cina, disse il rappresentante della casa automobilistica torine­se in un'intervista alla televisione centrale di Pechino, tra­smessa in apertura di telegiornale il 15 giugno" (Pecora1989). Fiore, che sembra meglio informato, è del parere opposto: "La manovra per l'occupazione di Tien An Men avviene soprattutto da ovest perché il grosso delle truppe che vi partecipano è quello che era accampato nei dintorni del­l'acciaieria di Shijingshan.Fonti militari occidentali ave­vano già rivelato ieri che l'attacco era pianificato da ovest proprio per risparmiare danni alla comunità straniera le cui case, ambasciate e uffici sono tutti nel quartiere orien­tale" (Fiore 1989, p



Insomma c’è carenza di immagini che mostrano i "carnefici" all’opera e una maggiore abbondanza di immagini che mostrano le presunte vittime fare i carnefici. Le immagini riportate spesso ritraevano qualcosa d’altro rispetto a ciò che sostenevano di ritrarre perché a New York o Washington si compilavano sommari senza chiarire ciò che fosse avvenuto. David Zweig che era coinvolto negli speciali dell’ABC dice: “Io chiesi a un produttore perché essi usassero immagini di cittadini che picchiavano i soldati quando si stava parlando della violenza dell’esercito. La risposta era che non c’erano immagini dell’esercito che uccideva la gente”. Il cattivo uso delle immagini non solo è inaccettabile sotto le norme giornalistiche occidentali ma seriamente mina la credibilità dei media, afferma lo studio citato (Turmoil 1992).



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Debunkers dei miti sulla Cina. Avversari della teoria del China Collapse e del Social Volcano, nemici dei China Bashers.