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Non indignari, non admirari, sed intelligeri

Spinoza


Il blog si legge come un testo compiuto sulla Cina. Insomma un libro. Il libro dunque tratterà del "pericolo giallo". Un "giallo" in cui l'assassino non è il maggiordomo ma il liberale. Peggio il maggiordomo liberale. Più precisamente il maggiordomo liberale che è in voi. Uccidetelo!!!Alla fine il vero assassino (a fin di bene) sarete voi. Questo sarà l'unico giallo in cui l'assassino è il lettore. A meno che non abbiate un alibi...ça va sans dire.

venerdì 30 agosto 2013

6.4.1: La più grande vittoria sulla povertà che la storia ricordi

6.4 Verso il benessere



Li Ao, un uomo di 70 anni, che è uno degli scrittori più celebri di Taiwan, ha visto il cambiamento cinese. In una recente visita alla Cina continentale evocava i suoi ricordi di infanzia a Pechino. In televisione ha parlato di una vivida immagine che ricorda da bambino: un povero contadino che caricava il tradizionale palo sulle spalle. A un estremo portava un cesto con verdure, nell’altro, portava suo figlio. Alla sera, aveva venduto le verdure e anche il bambino, e piangeva. Li Ao ricordò quella scena che di nuovo portava alla memoria l’estrema povertà della Cina prima della rivoluzione. Molte famiglie contadine, per alimentare i loro figli, ne vendevano qualcuno agli abitanti della città. In un modo insolito, e da parte di un cittadino di Taiwan che non era obbligato a fare una dichiarazione simile, Li Ao ringraziava il Partito Comunista per la grande trasformazione che aveva sperimentato il paese.
Higinio Polo (2006)

Una delle più grandi conquiste dell'umanità alla fine del ventesimo secolo, è passata quasi inosservata in Europa: quasi tutti i cinesi non patiscono più la fame. Attualmente 1,2 miliardi di cinesi sul 1.3 non conoscono più le carestie in un paese dove la terra arabile è molto limitata e le problematiche legate all'acqua costituiscono una sfida.
Bruno Parmentier 2007

La Cina che nel 1949 era il paese più povero del mondo è stato classificato come paese povero fino al 2000, poi passato nel novero dei paesi medio-poveri per entrare nel novero dei paesi medi. Ossia ha un reddito pro-capite che è due volte e mezzo quello indiano (negli anni ’70 la Cina era ancora dietro l’India). Nel 2007 in India, che è il paese con cui si devono fare i confronti,  l’80% della popolazione vive con meno di mezzo dollaro al giorno (India 2007).
Nel 1978, i poveri, che guadagnano circa 85 dollari annuali in base alle norme nazionali, o 200 dollari secondo la Banca Mondiale, variavano tra i 250 e i 265 milioni di persone. Nel 1995 erano 100 milioni i poveri secondo la Banca Mondiale. Nel 2002 erano 28,2 milioni, nel 2005 23,6 milioni[2], nel 2006 si erano ridotti di 22 milioni per arrivare a 21,5 milioni. Secondo le agenzie cinesi tale numero è stato ridotto a meno di 20 milioni di persone nel 2007, cioè da circa il 30% all’1,5%, concentrati in gruppi che vivono in zone remote e montuose del paese[1] (Diaz Vasquez 2006).

Uno studio successivo della banca mondiale ha individuato 400 milioni di residenti rurali in povertà nel 1978 e 114 milioni nel 2002, evidenziando i seguenti aspetti: 1) La povertà è diminuita fortemente nella prima metà degli anni Ottanta (come frutto delle riforme "capitalistiche"), poi la situazione si è stabilizzata. A metà anni Novanta (quando secondo Naomi Klein si sarebbe dato il via libera alla Shock Therapy) si è registrata un’altra forte riduzione della povertà, prima che la situazione si stabilizzasse di nuovo alla fine del decennio. 2) I maggiori successi nella riduzione della povertà si sono registrati grazie ai miglioramenti avvenuti nel settore agricolo; minori sono stati gli effetti positivi causati dall’industria e dal terziario (anche perchè minore era l'incidenza della povertà nelle città) (Zanier 2011).

Il Grande balzo in avanti e della Rivoluzione culturale hanno lasciato un'eredità di grave e diffusa povertà rurale. La riforma in Cina nasce da una crisi, in questo caso della sicurezza alimentare, dal sostanziale fallimento dell'agricoltura prematuramente collettivizzata. La riforma ha annullato queste politiche fallimentari con lo spostando della responsabilità della gestione dei terreni alle famiglie. Il processo ha restituito la proprietà, non sulla terra che rimane di proprietà collettiva, ma sulla gestione della terra basata su un contratto. Esistevano già buone precondizioni (infrastrutture ecc.) e le riforme agrarie hanno portato enormi vantaggi ai cinesi più poveri (e al mondo). Forse la metà del calo complessivo della povertà in Cina 1981-2001 è dovuto a questa riforma (Ravallion 2008).

La rivoluzione agricola avvenuta in Cina dopo il 1978 ha sottratto centinaia di milioni di persone alla povertà assoluta (cioè gente che non riusciva a mettere assieme il pranzo con la cena e aveva difficoltà a vestirsi dignitosamente). Il più grande evento del XX secolo secondo il premio Nobel per l'economia Joseph Stiglitz (quello che ha mandato a quel paese il FMI e la World Bank). Helmut Schmidt, ex cancelliere tedesco, scriveva qualche anno fa come trent’anni prima fosse rimasto impressionato dalla la povertà della Cina, ma altrettanto impressionante fosse stato il suo rapido sviluppo che ha fatto si che: “tra i 400 e i 500 milioni di persone sono usciti dalla povertà”. In Cina c’è stata la maggiore e più veloce riduzione della povertà nella storia. Secondo la World Bank la povertà, stabilita in base allo standard di un dollaro al giorno a parità do potere d'acquisto del dollaro del 1995, è passata dal 64-77% nel 1981 al 7% nel 2007. Secondo una successiva indagine in base al nuovo standard di povertà stabilito a 1,25 dollari (PPP dollaro 2005) nel paese asiatico nel 1981 circa l’84% della popolazione (835.100 mila persone) viveva sotto la linea di povertà e in quell’anno solo Cambogia, Burkina Faso, Mali e Uganda presentavano una percentuale più elevata (Zanier 2011). Nel 2008 la percentuale era scesa al 13,1% (173 milioni) con una spettacolare emersione dalla povertà di 660 milioni di persone. "Lo sbalorditivo risultato della Cina di portare oltre 660 milioni di persone fuori dalla povertà dal 1981 è senza precedenti" ha dichiarato Stephen S. Roach capo-economista della Morgan Stanley, aggiungendo "questo straordinario record sulla riduzione della povertà evidenzia la sempre più generalizzata dimensione del miracolo dello sviluppo Cinese" (Roach 2012). Queste indagini sono state condotte direttamente da Martin Ravillion, considerato tra i maggiori dieci economisti del mondo e ideatore dello standard di povertà (Milnes 2012). Secondo i dati cinesi, la cui la soglia della povertà è più bassa degli standard internazionali, nel 1978 la popolazione in povertà assoluta era stimata in 250 milioni (30,7%), nel 2003 la popolazione povera era scesa a 29 milioni (3,1%), mentre la popolazione sopra la soglia di povertà ma sotto la linea di “basso reddito” consisteva in 56,2 milioni di persone (6,0%), cifre che evidenziano una crescente riduzione del fenomeno. Dal 1981 al 2005, il PIL pro capite è cresciuto del 8,3 per cento l'anno, mentre l'indice organico di povertà è sceso del 7,1 per cento l'anno. Nel 2011 la Cina ha innalzato del'80% la linea di povertà portandola a ridosso di quella della World Bank. La soglia di povertà della Cina è stato suddivisa in due categorie prima del 2008: una per la povertà assoluta, e l'altro per le famiglie a basso reddito. Alla fine del 2008, le due categorie vengono combinate in un unico standard. Nel 1986, lo standard di povertà assoluta era 206 yuan. Dopo vari aggiustamenti, la soglia di povertà è stata portata a 1.067 yuan nel 2008, 1.196 yuan nel 2009 e 1.274 yuan nel 2010 fino a 2.300 yuan nel 2011. L'ultimo aumento ha portato popolazione povera della Cina a circa 128 milioni, pari al 13,4 per cento della popolazione rurale e quasi un decimo della popolazione totale del paese. Essi potranno beneficiare dei sussidi governativi di lotta alla povertà. "Entro il 2020, il nostro obiettivo generale è quello di garantire che il povero non avrà più da preoccuparsi per cibo e vestiario. Sarà inoltre garantito loro l'accesso all'istruzione obbligatoria, all'assistenza medica di base e all'alloggio", ha detto l'ex segretario Hu Jintao che ha aggiunto: "La crescita annuale del reddito netto degli agricoltori nelle regioni colpite dalla povertà sarà più alto rispetto alla media nazionale per il 2020. Servizi pubblici per loro saranno anche più vicini agli standard nazionali. L'attuale tendenza ad un ampliamento del divario ricchi-poveri sarà invertita" (Yan 2011).
Paul Wolfowitz, un neocon ostile all'emergere della Cina come potenza, ha addirittura dichiarato: "La Cina, come tutti sappiamo, ha avuto il più veloce sviluppo economico in Asia nei 20 anni passati e ha sollevato più 400 millioni di persone al di sopra della linea di povertà di un dollaro al giorno (Finfacts Team 2005). L’ambasciatore Ruggiero parlando della globalizzazione, ha scritto: ”Certo, come molti osservano, la «ripartizione della torta» non ha portato uguali benefici per tutti e la ricchezza appare distribuita in modo talvolta inaccettabile. Tuttavia in alcuni casi, in particolare per la Cina e l’India, i progressi sono stati indiscutibili. Secondo la Asian Development Bank, in Cina la povertà è passata dal 28% del 1978 al 9% del 1998. Stando alle stime ufficiali nazionali, in India la povertà è calata dal 51% del 1977-78 al 26% del 1999-2000” (Ruggiero 2006). In realtà come indicano successive analisi le performance dell'India non sono state altrettanto brillanti paragonate a quelle della Cina.

La Cina ha saputo combinare. Ha adottato politiche pragmatiche, basate sull'evidenza dei fatti, ovvero la maoista "Cercare la verità di fatti" attraverso istituzioni pubbliche capaci e "una leadership con un forte impegno alla riduzione della povertà" (Ravallion 2008). Senza ciò, è difficile uscire da un equilibrio in cui un gran numero di poveri e persone prive di potere soffrono nel quadro di politiche che perpetuano la loro povertà. 
L'elaborazione delle politiche basate sull'evidenza hanno svolto un ruolo importante in quanto alla fine del 1970 la Cina ha imparato molto dai successi e dai fallimenti di diverse iniziative locali. Il centro ha evitato di dettare un unico modello. In effetti, il centro trasmetteva e generalizzava le esperienze di successo provenienti dalle differenti esperienze locali da un luogo ad un altro, sostenuto da ricerche credibili su ciò che stava accadendo sul terreno. Un istituto di ricerca, il Rural Development Research Group, ha valutato gli esperimenti locali per il centro.
Politiche sensate basate sulla pratica e forti istituzioni statali sono complementari e non alternative. La stabilità macroeconomica (in particolare evitando gli shock inflazionistici) è stata positiva per la riduzione della povertà. I cinesi hanno anche evitato di tassare i contadini poveri per sovvenzionare i consumatori urbani con una politica simile a quella del periodo precedente dove le alte tasse servivano per finanziare l'industrializzazione. Le riforme dei prezzi hanno aiutato. Si è proceduto con prudenza verso la liberalizzazione del mercato del cibo. Il sistema delle quote è rimasta con prezzi più elevati di approvvigionamento dei cereali che hanno contribuito a ridurre la povertà. Anche se la stragrande maggioranza degli investimenti diretti esteri è arrivata dopo il grosso della riduzione della povertà in generale la politica di espansione economica ha creato posti di lavoro nel secondario e nel terziario togliendo all'agricoltura bocche da sfamare. La migrazione verso le aree urbane ha aiutato, ma il grosso della riduzione della povertà è venuto da dentro, nelle aree rurali.

Scrive una militante filippina di un gruppo non propriamente filocinese: “I risultati della Cina nella riduzione della povertà sono stati eccezionali. Dal 1978 - quando è iniziata la riforma dell'economia cinese - al 2007 l'incidenza della povertà rurale è scesa dal 30,7% nel 1978 al 1,6% nel 2007. Il calo maggiore c’è stato tra il 1978 e il 1984, quando il numero dei poveri delle zone rurali è quasi dimezzato, da 250 milioni nel 1978 a 125 milioni del 1985. Durante questo periodo il reddito pro capite degli agricoltori al netto è cresciuto ad un tasso annuo del 16,5%. La povertà urbana, misurata con la linea dello standard internazionale di povertà di 1 dollaro al giorno, si è ridotta dal 31,5% del 1990 al 10,4% nel 2005” (Mohideen 2010). Il titolo dell'articolo è significativo: "La sinistra non può ignorare i risultati della Cina nella riduzione della povertà".

La popolazione che vive sotto la soglia nazionale della povertà. La Cina è tra i paesi meglio posizionati

Per la sinistra radicale occidentale si tratta solo di "retorica sulla povertà": “Lo straordinario sforzo di un paese, che in un breve periodo di tempo ha assicurato il diritto alla vita a centinaia di milioni di uomini, precedentemente condannati alla fame e alla morte per inedia, viene sprezzantemente liquidato come la «macchina dello sviluppo e dello sfruttamento economico» messa in moto dalla «struttura centralistica e autoritaria del sistema politico»” (Losurdo 2007). Losurdo se la prende in questo caso con Asor Rosa. Chissà cosa avrà fatto di così meritevole la sinistra occidentale nel frattempo!!! I dati non sono pervenuti.

Nel 2006 sono state abolite le tasse, che resistevano da migliaia di anni, ai contadini, la parte più disagiata della società, comportando un risparmio medio di 150 dollari per ogni contadino. I dati dimostrano che la Cina attualmente è l'unico paese al mondo ad aver realizzato in anticipo uno degli Obiettivi per lo sviluppo del millennio dell'ONU: ridurre a metà la popolazione in povertà. Infatti 130 milioni di persone considerate povere nel 1990 non lo sono più.

I programmi antipovertà sono stati ridefiniti nell’Ottobre del 2004 quando si è tenuta la cerimonia del China Poverty Eradication Award per l'International Day for the Eradication of Poverty che pè stata l’occasione per fare un bilancio della lotta alla povertà. Alla metà degli anni ’80 il governo ha iniziato una lotta su larga scala alla povertà. Il National Program for Poverty Relief è iniziato nel 1994 e terminato nel 2000 seguito nel 2001 dal Development Outline for Village Poverty Relief per arrivare al 2010. I sussidi governativi alla povertà sono cresciuti dal 1,5 miliardi di dollari all’anno dai 121 milioni nel 1980 per un totale di circa 13,9 miliardi di dollari. Nel 2003, i governi locali hanno investito 363 milioni di dollari per la campagna. L’obiettivo è arrivare alla società di media prosperità entro il 2020. Negli ultimi anni 15 città della costa, relativamente ricche hanno aiutato 11 provincie dell’Ovest con supporto finanziario e progetti di cooperazione. Questo in omaggio alla teoria di Deng Xiaoping secondo cui i primi ad arricchirsi devono aiutare gli altri. Inoltre sono intervenute le numerose organizzazioni non governative.

Tra le 18 istituzioni e individui che hanno avuto un riconoscimento ci sono il Project Hope che aiuta i bambini poveri ad andare a scuola, il Project Happiness che aiuta le madri povere, il Project Spring Bud che aiuta le ragazze che hanno abbandonato la scuola, e The Glorious Cause, che aiuta le attività economiche nelle aree depresse. Un riconoscimento all’ultranovantenne Bai Fangli, che ha aiutato con la sua pensione a finanziare gli studenti universitari bisognosi e un imprenditore dello Zhejiang che ha donato 600.000 dollari al progetto.

Tra il 1986 e il 2003, quasi 4.5 milioni di acri di terra si sono aggiunti alle coltivazioni, e quasi 75 milioni di persone hanno avuto accesso all’acqua potabile dal 2003, quasi l’83 percento dei villaggi delle aree povere hanno avuto accesso a strade, elettricità, telefono, radio e televisione. Le condizioni delle scuole sono molto migliorate e l’abbandono della scuola è diminuito del 7,8 percento. La formazione tecnica nel campo dell’agricoltura ha aiutato a rendere le colture più produttive con l’adozione di nuovi metodi per ottenere maggiori raccolti. Nel 2004 nella provincia sud-occidentale dello Yunnan il governo aveva investito 363 milioni di dollari in cibo e abitazioni pur rimanendo lo Yunnan la regione con il maggior numero di poveri a causa delle posizione geograficamente sfavorevole. Nel 2003 erano stati investiti 544 milioni di dollari in cinque anni per aiutare 500.000 persone al disotto dell sussistenza. Anche il Tibet aveva ricevuto 36 milioni in energia, conservazione dell’acqua, costruzione di strade e acqua potabile di cui hanno beneficiato 10.000 tibetani (Bechtel 2004).
Die Zeit rilevava che senza i successi dei cinesi e vietnamiti la povertà nel mondo sarebbe cresciuta invece che diminuire. “Su scala mondiale, i pagamenti di aiuti del Primo verso il Terzo Mondo sono calati, negli anni Novanta, all’incirca del 10 %. La lotta alla povertà condotta dai comunisti, al contrario, dispone di un budget crescente e non si tira indietro dai progetti locali. La Cina conta, da sola, 10.000 addetti a tempo pieno alla lotta alla povertà. La loro amministrazione non è annoverata in nessun ministero, ma sottostà direttamente al più alto organo esecutivo, il Consiglio di Stato. Il budget è passato dai 10,8 miliardi di Yuan (circa 2,5 miliardi di Marchi) nel 1996 ai 25,3 miliardi di Yuan di oggi, ed è dunque in poco tempo più che raddoppiato. I soldi defluiscono da Pechino direttamente nelle regioni indigenti. La corruzione vale qui, al contrario che negli altri apparati dell’amministrazione, come eccezione” (Blume 2000).

Abbiamo insistito sul periodo tra la fine degli anni Novanta e i primi anni 2000 perchè chi dirigeva il settore della lotta alla povertà era l’ex premier Wen Jiabao. Una struttura simile esiste solo in Vietnam.
E’ un periodo quello preso in esame in cui il contributo al PIL dell’agricoltura supera di poco il 10% mentre ancora il 60% della popolazione vive in campagna. Con poca terra coltivabile e bassa produttività. Dunque diventa necessario incoraggiare la gente a trasferirsi in città e nello stesso tempo incrementare le piccole e medie aziende nelle zone rurali. Questo per superare le differenze tra città e campagna (China 2002). In questo modo diminuisce la densità di popolazione nelle campagne e si riduce il numero di disoccupati o sottoccupati. Così, i migranti quando inviano denaro ai parenti originano una duplice azione, il miglioramento del tenore di vita delle famiglie e danno un contributo alla promozione di attività artigianali e semindustriali (Diaz Vasquez 2006).


Comunque i successi sono stati formidabili specie in campo agricolo:
Il reddito procapite rurale è aumentato 12 volte da 134 yuan a 1578 yuan durante il periodo1978-95. Secondo il China's State Statistical Bureau, il 31% della popolazione era sotto la linea di povertà definita dal consumo di 2100 calorie nel 1978. Nel 1985, si era dimezzato e la World Bank stimava che il numero fosse di 89 millioni. Questo miglioramento nel livllo di vita di circa 150 milioni di persone nel giro di sette anni non ha precedenti storici. Ciò è stato ottenuto senza nessuno specifico programma di alleviamento della povertà. La crescita generale dell’economia ha avuto l’effetto simile al sollevamento della nave a causa dell’alta marea. Dal 1985, tuttavia, il governo cinese ha messo in pratica uno specifico programma di alleviamento della povertà chiamato `Yigong Daizhen' (YD). Attraverso questo durante il Settimo Piano Quinquennale, si è concentrato lo sforzo su 331 zone rurali arretrate per stimolare sviluppo rurale e programmi di opere pubbliche. Durante il periodo 1985-91, sono state costruite 131.000 km di strade; 7.900 ponti; attivato 2.400 km di vie fluviali e rifornimento di acqua per 20 milioni di persone e 13 milioni di animali. Nel 1994, si stimava che circa 80 milioni di persone, il 6.5% vivesse ancora sotto la soglia di povertà, principalmente in zone montuose lontane e isolate (Yechury1999).
Presso la sinistra radicale occidentale va molto di moda un libro scritto da due collaboratori di Monthly Review: “Hart-Landsberg e Burkett, da un lato e dall'altro Lippit esprimono i poli opposti della contraddizione. I primi selezione delle prove per sostenere che tutto è peggiorato per i lavoratori della Cina. Essi indicano le forti e crescenti disuguaglianze sociali, la crescita della disoccupazione urbana, il deterioramento nella sanità pubblica e l'istruzione primaria. Lippit seleziona prove nella direzione opposta. Egli fa notare che la grande maggioranza delle persone che lavora sia in campagna che in città hanno avuto un notevole miglioramento nella loro tenore di vita, anche se a tassi fortemente irregolari. Egli cita studi che mostrano che centinaia di milioni di contadini sono state sottratti alla povertà nel corso degli ultimi decenni”(Market Reform 2006). Alla luce dei dati quella di Hart-Landsberg e Burkett sembra più che altro la Cina vista dalla luna. La sinistra radicale spesso contrappone il periodo maoista a quello della riforme: “Tuttavia, malgrado gli ambiziosi obiettivi e risultati avuti nella costruzione economica (nel periodo antecedente alle riforme), a metà degli anni 70 dello scorso secolo la Cina veniva considerata come un paese povero, arretrato e sottosviluppato. Nel 1978 il reddito procapite rappresentava il 10 percento di quello dell’URSS ed il 2 percento di quello degli Stati Uniti. Era ammesso, ufficialmente, che quasi 100 milioni di persone non disponevano di alimenti sufficienti, vivevano sull’orlo della carestia. Alcuni dati dimostravano il peggioramento del paese rispetto a quelli raccolti nella metà del secolo”(Diaz Vasquez 2006). Con le riforme del 1978 la sinistra radicale ha immediatamente gridato alla restaurazione del capitalismo. Sembrava davvero intollerabile che questi contadini neocapitalisti volessero mangiare due volte al giorno. Addirittura!!! I successi ottenuti nei primi anni Ottanta dove si è registrata la maggiore diminuzione nella riduzione della povertà rurale sono proprio dovuti alla riforma "capitalistica" delle campagne [3]. "Le prime misure introdotte dalla “politica della porta aperta” hanno permesso ai contadini di coltivare in proprio piccoli appezzamenti di terreno, vendere i raccolti allo Stato a un prezzo più alto che in passato e, allo stesso tempo, offrire il rimanente sul mercato libero. In tal modo si è innescato un “circolo virtuoso” che ha portato allo sviluppo dell’industria proprio nelle aree rurali (affermazione delle Township and Village Enterprises, TVE) e, di conseguenza, alla comparsa di ricchezza e benessere" (Zanier 2011).

In molti paesi, la crescita economica non si traduce in una riduzione (proporzionale) della povertà. Tuttavia, questo non è il caso in Cina. Le differenze con gli altri paesi BRIC sono evidenti. Gli ultimi venti anni hanno visto un forte declino globale della povertà (1,25 dollari). Tuttavia, questo è stato dovuto in gran parte agli sforzi della Cina in questo settore. Non sorprende che l'ammontare del reddito medio in Cina sia aumentato enormemente. "Il reddito disponibile pro-capite dei residenti urbani al netto dell’inflazione è cresciuto al tasso medio annuo del 7,2% per i residenti urbani e al 7,1% per i residenti rurali tra il 1978 e il 2007. In venti anni almeno 800 milioni di cinesi si sono spostati nella categoria di "reddito medio" (2-13 dollari). Questo è più o meno equivalente a tutta la popolazione dell'Africa nera ed sono quattro volte più che in India. Virtualmente l'intera popolazione è stata in grado di aumentare notevolmente il consumo di cibo, vestiti e riparo. Secondo le Nazioni Unite "la Cina ora ha in gran parte eliminato la povertà assoluta e sta incontrando il cibo e vestiti necessità dei suoi 1,3 miliardi di persone". Non c'è dubbio che il cinese medio non ha ancora raggiunto il nostro tenore di vita. Ma con questo tasso di crescita è solo una questione di tempo e non hanno nemmeno bisogno di aspettare a lungo. Estrapolando la crescita del PIL pro capite per il periodo 1970-2004, i cinesi ci raggiungeranno nei prossimi 25 anni, infatti, a quel tempo la Cina non sarà un paese del terzo mondo. Ma forse e si prolungherà la crisi attuale, anche prima. Al contrario, la "crescita lenta" dell'economia cinese al 7% annuo potrebbe estendere tale periodo di dieci anni" (Vandepitte 2013).

Albert Park dell'Universotà di Oxford, uno degli estensori del rapporto della Banca Mondiale sulla povertà del 2009, rilevava che gli approcci regionali mirati alla riduzione della povertà, che sono stati l'obiettivo principale dei programmi ufficiali di lotta alla povertà, in passato potrebbero essere insufficienti per aiutare molti cinesi ancora in  povertà. Questo in parte perché la povertà è diventata più dispersa spazialmente, con molti dei poveri che vivono nei villaggi non raggiunti dai programmi ufficiali. Le ragioni di povertà possono variare da individuo a individuo .La la maggior parte dei poveri non  lo sono cronicamente ma piuttosto entrano e escono dalla povertà di anno in anno a seconda delle variazioni nella loro salute, condizioni climatiche favorevoli o meno all'agricoltura, le situazioni di lavoro, ecc

L'analisi dei dati delle famiglie rurali, nel corso di tre anni rileva che, mentre solo il 7 per cento della popolazione rurale sono rimasti poveri in tutti i tre anni, il 31 per cento erano vulnerabili aalla povertà in almeno uno dei tre anni.Il governo ha fatto notevoli progressi in questi ultimi anni, estendendo la sua assistenza del programma standard di vita minimo (Dibao) per le aree rurali, nonché urbane, e investendo fortemente per espandere la copertura dell'assicurazione sanitaria. I migliori investimenti in un mondo in cui il contesto economico è in costante evoluzione sono proprio capitale umano, ad esempio, l'istruzione e la salute, che è "portatile", ovunque si può andare e che consente alle persone di trarre più facilmente vantaggio dalle nuove opportunità. I vantaggi dovuti dell'istruzione hanno agito favorevolmente in Cina nel corso del tempo, rendendo l'istruzione un fattore sempre più determinante nel combattere la disuguaglianza e la povertà.

La Cina ha già fatto passi avanti in questo settore, ad esempio eliminando le tasse scolastiche per l'istruzione obbligatoria, ma molto di più può essere fatto riducendo le tasse per la scuola secondaria superiore e investendo di più nei programmi di formazione e le strategie di apprendimento permanente, e aumentando il livello delle prestazioni dei sistemi attuali di assicurazione sanitaria. "A suo merito, il governo cinese ha sempre messo al primo posto della riduzione della povertà nella sua agenda politica. La sfida di andare avanti è quello di mantenere una visione chiara della natura mutevole della povertà e ad adottare strategie lungimiranti che può meglio realizzare la visione della Cina di una società armoniosa e equa" (Park 2009).
Il professor Li Xiaoyun della China Agricultural University ha detto:a proposito del rapporto della BM:  "La relazione è tempestiva e pertinente, perché la Cina presto elaborerà la sua strategia di riduzione della povertà 2010-2020. Il paese deve cambiare la sua strategia in base allo sviluppo sociale ed economico del paese, dal momento che i restanti poveri sono in alcune aree disperse,  la strategia piuttosto che centralizzata, deve essere indirizzata sia a livello familiare che a livello regionale" (Zhang Ran 2009).



Uno studio dell'importante Asian Development Bank evidenza infine quanto siano superficiali i guidizii di chi vede in Cina solo un pugno di ricchi e il resto che fa la fame: "E’ molto complesso definire il reddito medio in Cina e la distanza di questo dalla soglia di povertà. Un recente studio della Asian Development Bank ha provato a definire in termini di reddito la classe media cinese identificando una fascia compresa tra due e venti dollari al giorno pro-capite (PPP 2005) basandosi su dati del National Bureau of Statistics, Chinese Household Income Project Survey e del Ministero dell’Agricoltura dal 1988 al 2002. A prescindere dalle misurazioni e dai dati utilizzati, lo studio della ADB registra una consistente riduzione della povertà nel paese e, parallelamente, la nascita di una numerosa classe media. Lo studio conferma, inoltre, che la povertà rimane un fenomeno prettamente rurale (il 95% della popolazione povera risiede nelle campagne) e ci offre un ritratto della realtà cinese piuttosto frastagliato: nell’Ovest è concentrata la metà dei residenti poveri di tutto il paese. D’altra parte, nel 2002 ben il 71,3% della popolazione totale rientrava nella definizione di classe media. Di questi, il 92,3% era residente nelle aree urbane e il 51,8% nelle aree rurali. Piuttosto simile è la concentrazione nelle aree orientali costiere e nelle province centrali (rispettivamente, il 28,32% e il 27,59%), mentre nelle province occidentali risiede appena il 16.9% della classe media cinese (Zanier 2011).
Infine gli elogi. In occasione della 22a Giornata internazionale per la lotta alla povertà, Brett Rierson, rappresentante del World Food Programme (WFP) che opera dal 1979 in ambito Onu: "Abbiamo assistito al notevole progresso degli sforzi della Cina nella riduzione della fame e dalla povertà negli ultimi 34 anni: la popolazione che soffriva la fame si è ridotta da un terzo del totale a solo un decimo". Le misure messe in atto dal Partito comunista cinese per la riduzione della povertà costituiscono - sempre secondo il rappresentante del programma  - "una delle migliori esportazioni della Cina" (Bertozzi 2013). Il governo ha avviato un nuovo piano di lotta alla povertà e per lo sviluppo delle aree rurali con il nuovo piano quinquennale. L’Università di Hebei sta studiando come favorire il “turismo rosso” e il “turismo ecologico” per migliorare la cooperazione regionale e le infrastrutture in periferia. Nel 2020 la Repubblica Popolare dovrebbe sradicare del tutto la povertà. Il presidente Xi ha posto come criterio di valutazione delle performance dei funzionari anche la riduzione della povertà. 

Note

Stima delle percentuali di povertà in Cina secondo diverse soglie della povertà (World Bank 2008):

Soglia di povertà
1981
1994
2004
2007
2008
World Bank soglia di povertà in base al costo dei beni di prima necessità
64%
33%
10%
7%

Soglia di povertà $1 PPP (Nuovo PPP)
71-77%

13-17%


Soglia di povertà $1,25 PPP
84%



13,1%

[1] Le stime su coloro che sono usciti dalla povertà variano a seconda della metodologia adottata dall’Istituto responsabile dell’indagine. Di solito varia in base ai criteri con cui si stabilisce la soglia di povertà. La Banca Mondiale utilizza una soglia di povertà sulla base dei consumi reali delle famiglie (compreso il consumo di colture di produzione propria e di altri beni), fissato a $ 1 al giorno misurato a parità di potere d'acquisto. Nella maggior parte dei paesi a basso reddito, tale importo è sufficiente a garantire ad ogni persona circa 1000 calorie di nutrizione al giorno, più altre necessità di base. Nel 2007, questa soglia corrispondeva a circa 2836 RMB all'anno. Sulla base di indagini sulle famiglie, il tasso di povertà in Cina nel 1981 era del 63% della popolazione. Questo tasso è sceso al 10% nel 2004, il che indica che almeno 500 milioni di persone sono uscite dalla povertà in questo periodo. Se invece la povertà viene definita come il numero di persone che vive con meno di 1.25 dollari al giorno (Anup 2011) la diminuzione del tasso di povertà va dall’84% nel 1981 al 13,1% nel 2008; ciò significa che all’incirca 660 milioni di persone sono state strappate alla povertà.
Povertà in India secondo le varie metodologie
[2] La Banca mondiale, nel 1980 ha inviato una squadra di ricerca per la Cina, che stima che il PNL pro capite nel 1952 sia stato di 50 dollari, addirittura inferiore a quello dell'India e solo poco più di un quinto di quello dell'Unione Sovietica nel 1928 (Yechury1999).
[3] Definire "capitalisti" i contadini cinesi al limite della sussistenza da la misura di quanto la sinistra radicale abbia capito del capitalismo in Cina ancorchè in Italia.

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