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Non indignari, non admirari, sed intelligeri

Spinoza


Il blog si legge come un testo compiuto sulla Cina. Insomma un libro. Il libro dunque tratterà del "pericolo giallo". Un "giallo" in cui l'assassino non è il maggiordomo ma il liberale. Peggio il maggiordomo liberale. Più precisamente il maggiordomo liberale che è in voi. Uccidetelo!!!Alla fine il vero assassino (a fin di bene) sarete voi. Questo sarà l'unico giallo in cui l'assassino è il lettore. A meno che non abbiate un alibi...ça va sans dire.

domenica 30 giugno 2013

8.16: Socialismo imperiale e Labor imperialism

8. La schiavitù in fabbrica…ma dove?

Il calcio nel sedere al cinese dai
famosi maestri dei diritti umani
Ernesto Guevara "sente che nelle questioni sociali e politiche il ruolo dell'America Latina è del tutto trascurato. Come esempio di questo, ha osservato in una occasione, cinquemila lavoratori sono stati uccisi negli altopiani boliviani, e non vi è una sola riga sui giornali di New York, che affermano che non ci sono scioperi in Bolivia. Ci si chiede se i cosiddetti sindacati internazionali degli Stati Uniti abbiano un qualche interesse per il lavoratore del Sud America e se possano aiutare ad aumentare il tenore di vita dei latinoamericani a un livello che possa avvicinarsi a quello degli americani del Nord"
CIA-relazione biografica sul Che, 1958

La terza forma di socialimperialismo, oltre le due già descritte nel post precedente, è quella direttamente legata alle centrali spionistiche occidentali in gran parte americane, ai sindacati gialli  e ammanicata con le rivoluzioni colorate. E' quella che viene chiamato comunemente Labor imperialism; un quarto tipo è quella che diremmo confindustriale che si batte perchè la classe operaia in Cina faccia quello che è assolutamente sconveniente che faccia la classe operaia in Occidente, ossia la lotta di classe.
Mentre le maggiori organizzazioni imperiali sono ben conosciute e rinnegate dalla comunità progressista, è problematico che il lavoro dell’Human Rights Watch, in particolare, sia ancora pienamente celebrato dalla sinistra, anche se tuttavia i modus operandi dell’organizzazione sono stati delegittimati da scrittori come Edward S. Herman e i suoi stretti legami con l’organizzazione chiave della manipolazione della democrazia, il NED, sono stati ampiamente riconosciuti (Barker 2008) (Herman, Peterson, and Szamuely 2007).
Han Donfeng
Il NED riceve fondi votati dal Congresso USA: 16 milioni l’anno dal 1980 al 2004 e ora 30 milioni come parte del budget dell'US Information Agency (USIA). L'organizzazione è fortemente sostenuta dalla guerrafondaia Heritage Foundation prossima ai neo-con.
Essa si propone di stabilire democrazie amiche degli USA, ha aiutato Lech Walesa e Harry Wu. E’ intervenuta in Jugoslavia e nella rielezione di Eltsin contro i comunisti. Quest'ultimo era così democratico che, come si sa, viene spesso accusato di avere falsificato le votazioni. E’ ovviamente ferocemente anticomunista. Il NED, si legge in un rapporto, incoraggia le nazioni a liberarsi dal comunismo da se stesse senza che gli USA si prendano i rischi di una costosa crociata militare contro il comunismo.
Barbara Conray, del Cato Institute di Washington (di orientamento old consevative ma poco propenso nel buttar soldi dei contribuenti in impropabili rivoluzioni all'estero) e Ralph McGehee ex dirigente CIA dicono che il NED ha preso il posto della Cia nelle operazioni coperte.  McGehee descrive poi le attività  del NED che hanno "preso di mira in particolare Cina e Cuba”.
La Conray parla di strumento di interferenza americana come quando è intervenuto contro Daniel Ortega in Nicaragua. In una testimonianza all'House Sub-committee on International Operations and Human Rights, il presidente del NED Gershman ha detto: "Sono state raddoppiate le risorse spese in Asia (principalmente in Cina, Birmania, e Cambogia) e triplicate le risorse per il Medio Oriente. Ci sono stati anche aumenti fortissimi in Asia Centrale e nell’ex-Jugoslavia… I programmi discrezionali e quelli dei nostri affiliati sostengono le attività di vari networks pro-democrazia, tra i quali  Human Rights in China, il China Strategic Institute, il Laogai Research Foundation, e le attività basate ad  Hong Kong dell’attivista sindacale Han Dongfang..." (Raman 2013)
I sindacalisti più responsabili si oppongono 
alla politica guerrafondaia e alle operazioni 
coperte sotto il pretesto dei diritti del lavoro
Nonostante che sia nota la compromissione di Han con i servizi segreti americani egli viene presentato come un sindacalista "indipendente". Inevitabile che un personaggio con un tale background, esponente della destra persino illiberale, diventasse, per la sinistra sprovveduta e un tantino gonza, come minimo l’avanguardia del proletariato cinese. Han Dongfang ha un ruolo specifico nella sinistra occidentale per la quale la "feroce dittatura capitalistica liberista" dei comunisti cinesi deve suscitare come minimo una forte reazione sociale. Han è il pusher che fornisce tramite il brand "Social Volcano" la merce "lotte sociali cinesi" alla sinistra occidentale. Gratis. Il conto lo paga generosamente la CIA. Tutti sanno che questo signore non conta nulla. Il “sindacato” che avrebbe fondato in piazza Tienanmen non è mai decollato dato, lo dice lui, che gli operai temevano che il Partito gli sguinzagliasse contro le Guardie Rosse della Rivoluzione Culturale. Come poi questo signore possa andare d’accordo con le vedove inconsolabili della Rivoluzione Culturale non è del tutto chiaro.

Sebbene molti in Occidente esigano a gran voce l'indipendenza del sindacato cinese dal PCC pochi sono disposti a chiedere l'indipendenza effettiva dei sindacati occidentali dai vari partiti nazionali (ad es. rapporti tra Laburisti e Trade Unions nei paesi anglo-sassoni). Ancora meno chiedono di rescindere i rapporti tra sindacati americani con il loro governo e dei sindacati occidentali cin i servizi segreti americani. "Mentre molti articoli sono stati pubblicati concentrandosi sulle connessioni del NED con operazioni segrete degli Stati Uniti in tutto il mondo, pochi hanno discusso i legami di NED con i sindacati americani, la relazione dell'AFL-CIO’s American Center for International Labor Solidarity (comunemente noto come Centro di Solidarietà) con i finanziamenti elargiti dal NED, le connessioni con le operazioni coperte della Cia contro il Venezuela o con le loro campagne occulte e palesi nei confronti della Cina" (Lee Siu hin 2005). Il segretario del NED Gershman, ha lavorato come assistente  ambasciatore ONU di Reagan, Jeane Kirkpatrick, era la teoria geopolitica che l'America dovesse sostenere i regimi autoritari contro quelli totalitari, perché i primi erano più inclini alle reforme. Prima egli era stato consigliere del presidente dell'AFL-CIO, Kirkland. Venivano aiutati ad esempio, i gruppi collegati alla Chiesa cattolica polacca a cui sono stati offerti contributi nel corso degli anni '80. Ma altri soldi sono stati spesi, in paesi non particolarmente bisognosi di tutela americana per ciò che riguarda la democrazia, cioè, "dittature" come Costarica e Francia, Dove gli oppositori di destra del Premio Nobel per la Pace Oscar Arias e del presidente socialista François Mitterand hanno ricevuto sovvenzioni.
Nel complesso, nei suoi primi dieci anni di attività, il NED- il cui finanziamento viene da Congresso, ma i cui contributi sono dispensati in gran parte da quattro fondazioni private (l'International Republican Institute controllata dal Partito Repubblicano, il National Democratic Institute del Partito Democratico, l'American Center for International Labor Solidarity [ex Free Trade Union Institute], e la U.S. Chamber of Commerce capeggiata Center for International Private Enterprise)il congresso investe  200 milioni di dollari a circa 1.500 provviene dalle donazioni. La promozione dello stile americano di sindacalismo (probabilmente con tanto di mafia al seguito) rappresenta un accessorio fondamentale assieme naturalmente alla privatizzazione delle aziende pubbliche dato che Camera di Commercio e Centro per le imprese private vorranno fare fruttare l'investimento.


La AFL-CIO ha un rapporto con il Dipartimento di Stato, servizi diplomatici e di intelligence degli Stati Uniti e politiche neo-liberali e neo-con dalla fine seconda guerra mondiale, a prescindere da chi è stato al governo. Un organismo di collegamento tra AFL-CIO e governo è l'Advisory Committee on Labor Diplomacy (ADLP), un'agenzia del Dipartimento di Stato di cui ha fatto parte anche l'ex presidente dell'AFL-CIO John Sweeney (quello che aveva vinto le elezioni per la presidenza del sindacato dicendo che avrebbe reciso ogni collegamento con la CIA). Creato da Clinton, è diventato molto attivo durante la presidenza Bush, l'ADLP è "consulente" del segretario di Stato e del presidente degli Stati Uniti sulle "risorse e le politiche necessarie per attuare la diplomazia del lavoro in modo da garantire la leadership degli Stati Uniti e promuovere gli obiettivi e gli ideali delle politiche del lavoro degli USA" (secondo statuto). Naturalmente il segretario dell'AFL-CIO è di casa come lo è il viecesegretario del NED ed ex tesoriere AFL-CIO noto per i suoi stretti rapporti con la destra anti-comunista asssieme a membri della League for Industrial Democracy (LID che raccoglie alcuni intelletuali anticomunisti). Altro membro è John Joyce ex dell'AFL-CIO’s Military Affairs Committee e attivo nell'USO World Board of Governors e dirigente dei Friends of the Democratic Center in Central America (PRODEMCA) noto per le interferenze anti-sandiniste in Nicaragua che ha ricevuto finanziamenti dal National Endowment for the Preservation of Liberty (NEPL) che sostenne la campagna pro-contras di Oliver North. Poi ancora Frank P. Doyle ex vice presidente esecutivo della General Electric membro del United States Council for International Business (USCIB) che promuove politiche neoliberiste. Anthony G. Freeman dell'ufficio di Washington dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) è stato assistente speciale per tre segretari di Stato. L'ILO ha stretti legami con la CIA nel lancio di operazioni segrete per rovesciare governi stranieri con il pretesto di "aiuti umanitari" in America Centrale, Europa Orientale e Asia. William Lucy membro del consiglio AFL-CIO, supervisiona il Dipartimento Affari Internazionali (IAD) che assieme al Free Trade Union Committee (FTUC), è conosciuta per la sua adesione militante all'anti-comunismo, in linea con gli obiettivi strategici di Washington. Ora questa accozzaglia di sindacalisti gialli, spie, intrallazzatori del sottogoverno, supporter di terroristi e golpisti, sostenitori di politiche liberiste contro i lavoratori sarebbero quelli che dovrebbero giudicare la situazione del lavoro nei paesi emergenti e in particolare Cina, Venezuela e Nicaragua. Questi gruppi hanno una strana combinazione di scopi: diritti del lavoro, la libera impresa, "valori" della destra repubblicana, politiche imperiali neo-con e politiche economiche neo-liberali. 


La storia viene da lontano l'AFL-CIO diede una mano nel rovesciamento del governo del Guatemala nel 1954. Nel 1962, dopo la vittoria Rivoluzione Cubana, l'AFL-CIO costituì la sua agenzia latino americana, l'Istituto americano per lo sviluppo del libero lavoro (AIFLD ), per rispondere meglio alle "sfide" all'interno della regione. Fra le altre attività, l’AIFLD aiutò a preparare colpi di stato militari contro governi democraticamente eletti, in Brasile nel 1964 ed in Cile nel 1973, interferendo anche nella Repubblica Dominicana e nella Guinea Britannica.
Nel 1982 l'AFL-CIO conferì il suo "premio per i diritti umani George Meany" al collaboratore segregazionista Gatsha Buthelezi che aveva creato un centro di lavoro, (Unione Lavoratori del Sud Africa) specificamente per minare la crescita del Congresso dei Sindacati Sudafricani (COSATU) vicino ai comunisti.
In Corea del Sud, il NED ha sostenuto e finanziato lo sviluppo del FKTU, la federazione del lavoro progevarnativa, in opposizione alla militante KCTU federazione del lavoro indipendente, che ha sostenuto maggiorrmente i diritti dei lavoratori e la democrazia e condotta scioperi duri contro corporation.

Qui si teorizza l'intervento dei sindacati italiani (iddio ce 
ne scampi) a sostegno dei lavoratori cinesi contro il loro 
governo. La Cisl, qui evocata, è intervenuta pesantemente 
a sostegno dei sindacalisti filo-golpisti venezuelani.

"Eppure, proprio come i cold warriors anti-comunisti del passato, la nuova generazione dei difensori dei "diritti del lavoro" è impegnata contro i movimenti progressisti del lavoro in tutto il mondo, sostenendo gli interessi corporativi delle multinazionali mentre indossa la maschera "dell'attivismo del lavoro della sinistra-liberal." Il Centro di Solidarietà usa i soldi concessi dal NED per creare una guida ideologica e il supporto logistico per i gruppi di attivisti del lavoro e dei movimenti anti-globalizzazione in tutto il paese, per la promozione di "campagne internazionali del lavoro" per i programmi nascosti  della CIA e del governo(Lee Siu hin 2005). Il terreno dei "diritti del lavoro" diventa molto scivoloso quando i movimenti della sinistra spesso "radicale" cadono come pere mature nel cesto della CIA.

Durante il fallito colpo di stato militare appoggiato dagli USA in Venezuela del 2002, secondo un articolo Christopher Marquis per il New York Times, il Centro di Solidarietà ha ricevuto $ 154.377 dal NED per la Confederazione dei Lavoratori del Venezuela (CTV), il sindacato che ha organizzato gli scioperi per galvanizzare l'opposizione al governo di Chávez. Il leader del CTV, Carlos Ortega, lavorava a stretto contatto con Pedro Carmona Estanga residente della FEDECAMERAS, l'imprenditore che aveva sostituito Chávez nei giorni del colpo di stato (Ruiz 2011).

La Confederazione dei lavoratori venezuelani (CTV) è conservatrice e spesso a favore dei padroni. La CTV ebbe un ruolo chiave nel tentativo del colpo di stato contro Chávez. Secondo un rapporto di Robert Collier del sindacato americano dei giornalisti la CTV ha lavorato con la locale Confindustria (FEDECAMERAS), per indire serrate generali nel Dicembre 2001, nel Marzo-Aprile 2002, e nel Dicembre 2002-Febbraio 2003. Collier riferisce che, secondo molti rapporti pubblicati ed interviste da lui stesso condotte nel paese, la CTV fu direttamente implicata nella progettazione e organizzazione del colpo di stato dell'Aprile 2002.

Il professor Hector Lucena, un altro osservatore del lavoro, riferisce che il tentativo di colpo di stato fu condotto dalla CTV unitamente a FEDECAMERAS.  In breve in Venezuela, "l'AFL-CIO ha sostenuto un sindacato reazionario, che ha tentato ripetutamente il rovesciamento del presidente Hugo Chávez e, nel mentre, ha rovinato l'economia del paese".

Numerosi sono i legami dell'AFL-CIO e particolarmente attraverso il Solidarity Center (ACILS) con la CTV. I leader dell’AFL-CIO avevano portato funzionari della CTV a Washington poco prima del colpo di stato. La CTV e FEDECAMARAS lanciarono una serrata generale e nazionale far saltare la gestione della società del petrolio e dar luogo al colpo di stato- nel quale la CTV ed i leader dela confindustria locale giocarono il ruolo centrale. 
L’ACILS ebbe un ruolo centrale attraverso la CTV e dla FEDECAMARAS i cui leader erano in contatto costante con i rappresentanti del Solidarity Center. 587.926 dollari che furono offerti dalla NED all’ACILS tra il 1997 ed il 2000 (154.377 nel solo 2001) per finanziare le attività sovversive della CTV. a qwuesti siaggiunse un altro finanziamento dal NED nel Settembre 2002, di 116.000 dollari,alla CTV per altri sei mesi- poi estesi ad un altro anno- troviamo, secondo gli stessi dati NED che tra il 1997 ed il 2002, forsnì all’ACILS $700.000 per il lavoro in Venezuela. 

Juan Forero ha scritto sul Times nel marzo 2004 prima del colpo di stato, che il NED ha sovvenzionato con quasi $ 350.000 il Centro di Solidarietà e le dependances internazionali dei partiti repubblicano e democratico ossia l'International Republican Institute e il National Democratic Institute for International Affairs che a loro volta li hanno usati a favore dei partiti politici venezuelani d'opposizione e del sindacato giallo CTV. Le attività del Centro di Solidarietà in Venezuela, si sono concentrate esclusivamente sul rovesciamento dell presidente democraticamente eletto del Venezuela, per fare gli interessi delle multinazionali del petrolio (Lee Siu hin 2005). Il Solidarity Center venezuelano, è legato al NED finanziatore, non c'è bisogno dirlo, anche dell O"N"G cinesi tanto amate dalla sinistra "radicale".


Wikileaks ha rivelato che Rhett Doumitt (già implicato nel golpe anti-Chavez) rappresentante del Centro di Solidarietà in Colombia non trovava di meglio che "lamentarsi dell'approccio 'stalinista' preso dai leader della Sinistra Comunista e di altri sindacalisti all'interno della CUT", la più grande confederazione del lavoro in Colombia. Questo quando dal 1986, circa 2.900 sindacalisti sono stati uccisi in quel paese. Secondo l'ITUC, che si basa sui dati della Scuola Nazionale del Lavoro della Colombia (ENS), 51 sindacalisti (di 90 in tutto il mondo) sono stati uccisi solo nel 2010 all'epoca del dispaccio intercettato (Ruiz 2012).


"Il  NED, con o senza l'AFL-CIO, continua a servire la politica estera americana, finanziando le organizzazioni che promuovono la ristrutturazione economica, minano i diritti dei lavoratori, e aumentano i licenziamenti, mentre a parole difendono i diritti del lavoro." In Cina, finanzia le organizzazioni che incoraggiano la privatizzazione e forma i datori di lavoro in materia di strategie anti-operaie. Inoltre, nel 1997, mentre il NED ha offerto ampi finanziamenti ad organizzazioni della Birmania, non ha fornito alcun supporto per il movimento sindacale di base Indonesia di Suharto il sanguinario alleato dell'America, in cui i lavoratori hanno attivamente ha cercato di organizzare sindacati indipendenti e il cui leader languiva in carcere.


Il Solidariy Center dell'AFL-CIO impegnato
contro la Cina e i movimenti progressisti
Un giornalista investigativo come Michael Barker ha dimostrato come persino accademici americani che avevano un passato militante e noti conoscitori del mondo del lavoro arabo come Joel Beinin una volta imbarcati sulla nave del Labor Imperialism tramite il Centro di Solidarietà e si sono dimostrati molto accondiscendenti sul ruolo degli investimenti degli Stati Uniti in Egitto,  su cui non trovano difetti gravi. Invece si sono dati un gran da fare nel suggerire che la vera minaccia possa venire dalla Cina. Scrive infatti Beinin. "I cinesi stanno posizionandosi per diventare grandi investitori in Egitto. Gli investimenti cinesi in Egitto ha raggiunto oltre 500 milioni di dollari entro il 2009. Nel settembre 2008 è stato firmato un accordo per stabilire un centro industriale sino-egiziano per la fabbricazione di prodotti tessili, calzature e prodotti farmaceutici. Citic Group, la più grande azienda statale cinese, investirà 800 milioni di dollari una fonderia di alluminio. La Cina è destinato a diventare il più grande partner commerciale dell'Egitto per il 2010. Questi cambiamenti globali del capitale indicano che c'è un grande rischio che condurrà l'Egitto ad una "corsa al ribasso" regionale che metterà a repentaglio i diritti fondamentali e gli standard di vita dei lavoratori" (Barker 2013). Da notare che all'epoca in cui scrive Beinin i maggiori investitori sono ancora le (brave) multinazionali americane.

In contrasto con le operazioni dell'AFL-CIO in Venezuela e altri paesi che rimangono segrete, gli attacchi contro la Cina sono aperti e scoperti. Molti leader sindacali hanno assecondato i sentimenti protezionistici dei loro membri, invece di educarli sulla necessità di solidarietà internazionale contro il dominio delle corporation. Questi sindacati hanno scelto di lavorare assieme alle stesse aziende  responsabili per le perdite di posti di lavoro degli Stati Uniti e hanno attaccato alla cieca i cinesi come ladri di lavoro, danneggiando la classe operaia di entrambi i lati dell'oceano. 
"Nel corso di gran parte della sua storia, l'AFL-CIO e le altre organizzazioni del lavoro degli Stati Uniti hanno lavorato con la CIA e le multinazionali per rovesciare i governi democraticamente eletti, hanno collaborato con i dittatori contro i movimenti sindacali progressisti, sostenuto i movimenti reazionari del lavoro contro i governi progressisti, lavorato con le Corporation americane per organizzare campagne razziste e protezioniste contro paesi stranieri, e hanno incoraggiato le campagne razziste contro i lavoratori immigrati" (Lee Siu hin 2005).


L'infame Chinese Exclusion 
Act appoggiato dalle organizzazioni 
del lavoro in America
In USA la AFL-CIO ha speso un sacco di soldi dei lavoratori per una campagna sciovinista con lo slogan “nessun assegno in bianco alla Cina”. Gli Usa infatti applicano il Permanent Normal Trade Relations (PNTR) alla Cina che viene approvato ogni anno. L’AFL-CIO ha fatto una delle maggiori mobilitazioni della sua storia nel 2000 alla vigilia dell’ammissione della Cina al WTO soffiando sul fuoco del timore della globalizzazione e di accordi commerciali scorretti. In questo però ci sono sentiti echi di guerra fredda e messaggi offensivi: "Noi temiamo che l’impatto della campagna abbia alimentato politiche da guerra fredda, incoraggiando un'empia alleanza con la destra, e siano risultati messaggi offensivi" scrivono alcuni sindacalisti. Lo slogan dell’AFL-CIO “Nessun assegno in bianco alla Cina” oltrettutto è sbagliato dato che gli USA non concedono alcun vantaggio se non quello dato a tutti i paesi con cui commerciano e ha deviato il vero dibattito sulla globalizzazione e le multinazionali (Wong e Bernard 2001). Si è creata una nuova alleanza destra-sindacati che cerca di dirottare i movimenti operai e anti-globalizzazione contro la Cina. Ancora oggi, l'AFL-CIO si rifiuta di incontrare e discutere assieme all'Acftu cinese, che ha più di dieci volte il numero di membri dell'AFL-CIO, sulla base del fatto che si tratta di un burattino del Partito Comunista Cinese. Naturalmente ciò potrebbe valere anche per le Trade Unions britanniche nei loro rapporto con il Partito Laburista. E vale ancora di più per l'AFL-CIO da sempre strumento della politica imperiale americana. Come molti attivisti sindacali ormai sospettano il problema più grande della nuova guerra fredda dei sindacati contro la Cina è che non c'è nessuno sforzo per proteggere i posti di lavoro degli Stati Uniti. Il mondo del lavoro è diventato un fronte per le ambizioni imperiali statunitensi per il controllo della Cina attraverso i sovvenzionamenti del NED. Il sito web del NED riferisce che nel 2003 l'ente ha speso 3.413,163 mila dollari per 26 progetti relativi alla Cina. Il Centro di Solidarietà riceve solo una piccola parte di questi fondi ($ 65.160, l'1,91 per cento), la maggior parte dei finanziamenti per la campagna sul lavoro Cina proviene da diverse organizzazioni che fanno parte dell'AFL-CIO. Tuttavia, il più grande progetto in corso nella campagna sul lavoro contro la Cina non è un tentativo di proteggere i posti di lavoro degli Stati Uniti, ma la formazione di una misteriosa coalizione con il padronato per proteggere la valuta statunitense.

La campagna anti-Cina ha fortemente indebolito il forte spirito anti-multinazionali di Seattle perdendo di vista i punti chiave. La campagna per colpire la manodopera cinese non è una novità. Storicamente, con alcune eccezioni di rilievo, la maggior parte dei dirigenti sindacali e l'AFL-CIO non basano le loro politiche e le azioni sulla solidarietà di classe, ma seguono  invece il percorso di minor resistenza per raggiungere obiettivi dubbi e a breve termine. Le loro esplosioni periodiche di razzismo e di protezionismo, contro l'immigrazione e le industrie estere che osano competere con aziende statunitensi, seguono in linea diretta le campagne anti-cinesi del secolo secolo. Bisogna ricordare che il movimento dei lavoratori americani è stato tradizionalmente ostile ai lavoratori asiatici. La prima AFL proibiva agli asiatici di iscriversi al sindacato. Nel 1903 fu negato alla Japanese Mexican Labor Association in California di diventare membro dell'AFL solamente a causa dell'appartenenza razziale. Il primo presidente della AFL Samuel Gompers fece una politica di esclusione nei confronti dei cinesi che durò per tutto il XX secolo. I sindacati americani furono nel 1882 i maggiori proponenti del Chinese Exclusion Act che discriminava per la prima volta su basi razziali l’emigrazione da un singolo paese.
Durante la guerra fredda l’atteggiamento USA ha fatto tornare in auge un ritratto della Cina e del popolo cinese come “imperscrutabile”, sinistro, inaffidabile, formato da spietati assassini che non danno alcun valore alla vita. Le orde gialle dei coolie, lavoratori a basso costo e crumiri del 19° secolo si erano trasformati nelle orde rosse del 20° secolo. Agli americani era stato insegnato ad avere paura delle centinaia di milioni di persone della “Cina Rossa” che erano considerati una minaccia alla sicurezza USA. Il Dr. Wen Ho Lee di Los Alamos è stato perseguitato per avere "manomesso informazioni segrete". Questo caso ha costituito un oltraggio nazionale dalla comunità sino-americana con accuse di stampo razziale, facendo dei sino-americani il capro espiatorio per la loro sospetta non lealtà al paese ospitante (Wong e Bernard 2001).

L'International Longshore and Warehouse Union 
ostile alle commistioni con  la CIA e alle politiche 
anticinesi
La Warehouse Union della West Coast nella sua conferenza annuale ha preso posizione contro la campagna anticinese. La risoluzione denuncia i “pronunciamenti con sfumature razziste” raccomandando di prendere contatto con i rappresentati dei lavoratori cinesi in quanto occorre una maggiore conoscenza indipendente. L’ILWU sostiene che la lotta contro il commercio con la Cina va contro lo spirito della protesta di Seattle sulla globalizzazione e lo sfruttamento delle multinazionali nel mondo. Sostiene inoltre che la retorica anticinese non aiuta a promuovere i diritti umani e causa irritazione nei lavoratori di origini cinesi. D'altra parte il governo USA stesso ha un deplorevole carriera di sostenitore di regimi repressivi dall’Indonesia, alle Filippine, alla Repubblica Domenicana, al Salvador, al Nicaragua per finire col Cile e la lista continua. In molte circostanze, gli USA hanno usato l’intervento armato per sostenere dittature militari. Spesso l'AFL è stata complice del governo  (Wong e Bernard 2001).

Guardando a queste cose non può che venire in mente il testo di Losurdo sulla Lotta di Classe  che parla del Socialismo Imperiale:
Richiamare l'attenzione sulla questione nazionale (e colonia­le) è tanto più urgente per il fatto che l'ideologia colonialista sta facendo massiccia irruzione negli stessi partiti operai, i quali dun­que si rivelano sempre più incapaci di esprimere solidarietà e ap­poggio ai popoli coloniali impegnati nella lotta di classe contro lo «sfruttamento di una nazione da parte di un'altra». Già nel 1858, Engels non solo constata amaramente che «il proletariato inglese s'imborghesisce sempre di più», ma aggiunge: «Del resto ciò è in qualche modo comprensibile per una nazione che sfrutta il mon­do intero». Cinque anni dopo, Engels rincara la dose: «Dal proletariato inglese è pressoché dileguata ogni energia rivoluzionaria e il proletario inglese si dichiara completamente d'accordo col dominio della borghesia».
Ho citato due lettere a Marx, che giunge anche lui alle mede­sime conclusioni: ben lungi dal solidarizzare con l'operaio irlan­dese - egli osserva nel 1870 - «il comune operaio inglese [...] si sente membro della nazione dominante [...]. Il suo atteggiamento è molto simile a quello dei bianchi poveri nei confronti dei negri nei vecchi Stati schiavisti degli Stati Uniti». Dunque, siamo in presenza di un'involuzione ideologica che com­porta lo scivolamento non solo nello sciovinismo ma anche nel razzismo. 
Marx ha ragione a denunciare che l'inclinazione dell'operaio inglese a vedere in quello irlandese una sorta di «sporco negro», di «nigger», «è artificialmente ravvivata e alimentata dalla stampa, dai pulpiti e dai fumetti, in breve da tutti gli strumenti di cui di­spongono le classi dominanti» . Resta il fatto che quella campagna ha successo nell'Inghilterra come nel Sud degli USA dove, per osservazione sempre di Marx, i bianchi di condi­zioni modeste sposano la causa dei proprietari di schiavi e spesso costituiscono la base sociale di massa per i tentativi di esportare la schiavitù anche nell'America centrale. In ogni caso non è più possibile coltivare l'illusione scaturita dalla lettura binaria del conflitto e dalla connessa credenza nell'immediata evidenza sen­sibile dello sfruttamento, l'illusione cara in particolare al giovane Engels, secondo cui il proletariato è estraneo ai «pregiudizi nazio­nali» delle classi dominanti. 
Ben diverso dalle iniziali speranze è il quadro che lo stesso Engels traccia in una lettera a Kautsky del 12 settembre 1882. Il governo di Londra e le classi dominanti sono inclini a cooptare i coloni bianchi d'oltremare: «I territori occupati da popolazione europea, il Canada, il Capo, l'Australia, diverranno tutti indipen­denti»; non così i territori abitati dagli «indigeni», i quali conti­nueranno a essere oppressi e sfruttati. E, disgraziatamente, questa politica trova il sostegno degli «operai» inglesi, i quali «si godono anch'essi una bella fetta del monopolio inglese delle colonie e del mercato mondiale» e non intendono mettere in discussione il colonialismo. E, dunque, i popoli di colore, oltre che nella loro lotta, possono attendersi aiuto solo da un proletariato che sappia resistere alle lusinghe dell'espansionismo coloniale. In che modo esso deve concretamente atteggiarsi? 
Forse l'India fa la rivoluzione, anzi è molto probabile, e poiché il proletariato in lotta per la liberazione non può condurre guerre colo­niali, si dovrà accettare questo processo, anche se esso naturalmente non si svilupperà senza distruzioni di ogni genere, ciò che peraltro è inseparabile da ogni rivoluzione. La stessa cosa potrebbe accadere al­trove, ad esempio in Algeria e Egitto, e ciò per noi sarebbe sicuramente la cosa migliore. 
La propaganda del Workingmen Party della
fine dell'Ottocento si configura come parte
del Socialismo Imperiale di cui parla Losurdo
Sì, rispetto all'Occidente le colonie o ex colonie sono a uno stadio di sviluppo più arretrato, sono «semicivilizzate», ma sareb­be insensato volervi esportare la civiltà o la rivoluzione:  Il proletariato vittorioso non può imporre nessuna felicità a nessun popolo straniero, senza minare con ciò la sua stessa vittoria; peraltro in tal caso non sono affatto escluse guerre difensive di vario genere.  È una messa in guardia che non riesce a bloccare la diffusione del «socialismo imperiale» tra le file della classe operaia. E alla sfida costituita da questa grave mutilazione della lotta di classe che Lenin si propone di rispondere (Losurdo 2013, pp. 145-146).
Lo studioso James Prickett afferma che i presunti portatori della democrazia sindacale formato export come al solito predichino bene ma razzolano un tantino male. Infatto negli USA: "In realtà, i sindacati guidati o influenzati dai comunisti sono stati, se non altro, più democratici dei sindacati fortemente anticomunisti. Particolarmente significativo, come rivela la discussione sulla National Maritime Union, è stato un costante calo della democrazia sindacale dopo che la dirigenza anticomunista è subentrata a quella filo-comunista" (Prickett 1974). Quando quel sindacato era fortemente influenzato dai comunisti gli oppositori potevano pubblicare le loro critiche sul giornale del sindacato. Nessuno venne espulso. Quando passò nelle mani degli anticomunisti, oltre 500 comunisti vennero espulsi. All'ultimo oppositore del boss sindacale Curran (molto controverso anche dal punto di vista della corruzione) ebbe la testa spaccata da energumeni all'uscita dell'ufficio di Curran poco prima della convention nazionale in cui intendeva sfidarlo.

La quarta forma di socialimperialismo, quella confindustriale, è ben descritta dal corrosivo giornale britannico di sinistra Spiked.  Daniel Ben-Ami non è molto convinto dallo scoppio della solidarietà con i lavoratori dell'Economist e del Financial Times che normalmente predicano l'austerità ai lavoratori occidentali.
Qualcosa di strano sta accadendo nei media occidentali, ma pochi sembrano averlo notato. La lotta di classe, compreso lo sciopero militante dei lavoratori che chiedono salari più alti, sembra essere tornata di moda. A giudicare da questa retorica, la fine della guerra fredda è non è mai avvenuta. Il mondo è ancora diviso tra coloro che sostengono l'azione diretta da parte dei lavoratori che chiedono una retribuzione più elevata e i datori di lavoro senza scrupoli intenti a mantenere bassi i salari dei lavoratori. Solo che questa volta c'è una svolta significativa. Il sostegno più rumoroso alla lotta dei lavoratori viene da quelli che normalmente sono i più ardenti sostenitori del capitalismo di mercato, tra cui l'Economist e il Financial Times. Chi pensa questo sia tutto inventato dovrebbe dare un'occhiata al numero 29 luglio dell' Economist, la cui copertina è caratterizzata da lavoratori sorridenti in possesso di mazzette di denaro nei loro pugni chiusi. All'interno, l'editoriale di apertura ha affermato che: 'i salari lasciati crescere a scapito dei profitti consentirebbero ai lavoratori di godere di più dei frutti del loro lavoro.' L'Economist chiede salari più alti, nonostante l'impatto sui margini di profitto? Che cosa sta succedendo? Il fatto è che i lavoratori in questione supportati dall' Economist sono cinesi piuttosto che occidentali.
Il NED, longa manus delle rivoluzioni colorate
Il Financial Times è netto. In un simpatico editoriale, il 3 giugno, intitolato 'i lavoratori cinesi sono ora in rivolta', ha affermato che 'la libertà di sciopero è, agli occhi occidentali, un diritto fondamentale' e 'la grande sfida è quella di diffondere redditi più alti in tutto il paese'. L'editoriale del New York Times è stato ancora più militante. Esso afferma: 'i lavoratori sfruttati non hanno bisogno di un genitore in più. Hanno bisogno di salari più alti, migliori condizioni di lavoro e la possibilità di formare sindacati indipendenti.' 'Troppa prosperità [in Cina] è stata assorbita dai profitti delle corporation', ha detto il New York Times , e 'troppo poco è andato ai lavoratori'. Tutto questo pone almeno due questioni urgenti. In primo luogo, perché prestigiose pubblicazioni occidentali sono così desiderose di sostenere un aumento dei salari in Cina? E in secondo luogo, come fanno a conciliare questo con una linea editoriale che spesso appoggia l'austerità in casa propria? Ad esempio, in un editoriale del 23 maggio, il Financial Times ha sostenuto, in relazione alla Gran Bretagna, che: 'La coalizione [liberal-conservatore] è stata forte la retorica dell'austerità. Si deve ora far seguire alle parole i fatti.' [...] In parallelo con questa tendenza c'è un moralismo soffocante che combina perfettamente la condiscendenza verso i lavoratori cinesi, con attacchi alle condizioni di vita della gente comune qui in Occidente (Ben-Ami 2010)
Poco dopo queste ferme prese di posizione i bravi imprenditori occidentali sono intervenuti contro la Legge sui Contratti di lavoro che prevedeva tra l'altro il diritto dei lavoratori a prendere parte alla gestione delle imprese. ma si stratta di un vecchio vizio. Scrive Franceschini:
Non è infatti la prima volta che la comunità imprenditoriale straniera interferisce pesantemente sul processo legislativo cinese al fine di tutelare i propri interessi. È ancora fresco nella memoria collettiva ciò che avvenne nel 2006, in occasione del dibattito pubblico sulla nuova legislazione sui contratti di lavoro. Nel marzo di quell'anno, seguendo una consuetudine consolidata nel tempo, le autorità cinesi avevano divulgato sul web e sui media tradizionali una prima bozza della nuova Legge, al fine di testare gli umori della popolazione. Avevano avuto un riscontro con pochi precedenti: nell'arco di appena un mese, avevano ricevuto oltre 192.000 commenti, per la maggior parte provenienti da lavoratori e comuni cittadini, una quantità inferiore solamente a quella registrata nel 1954 in occasione della consultazione sulla Costituzione.
Tra i commenti pervenuti figuravano anche dei testi inoltrati dalle organizzazioni imprenditoriali straniere, in particolare l'American Chamber of Commerce di Shanghai, lo US-China Business Council e la Camera di Commercio Europea in Cina. Si trattava di corposi documenti in cui si analizzavano non senza errori ed imprecisioni i contenuti della bozza in questione e si concludeva che qualora la legge fosse stata approvata così com'era, vale a dire con norme molto favorevoli a lavoratori e sindacati, ci sarebbe stata una fuga generale degli investimenti esteri. Lo USCBC a proposito si dimostrava molto esplicito, affermando nel proprio commento che "la bozza di legge [avrebbe potuto] ridurre le opportunità di lavoro per i lavoratori cinesi e avere un impatto negativo sulla competitività e sull'appeal della Rpc come una destinazione per gli investimenti stranieri". Inutile dire che nelle bozze successive della legge non c'è traccia degli articoli più controversi, ad esempio le norme che assegnavano al sindacato un sostanziale diritto di veto sui regolamenti aziendali. Nel 2006 questa vicenda ha fatto scalpore in tutto il mondo, con i media internazionali che la descrivevano come l'ennesima dimostrazione dell'ipocrisia occidentale nei confronti della Cina e degli altri paesi in via di sviluppo. Descritta in questo modo, effettivamente la vicenda sembrerebbe configurarsi come una sorta di scontro tra il bene e il male, la storia di una lotta tra un governo caritatevole che ha a cuore gli interessi dei propri cittadini e un malvagio gruppo di stranieri che pensano solamente al proprio interesse (Franceschini 2010b)
Insomma le varianti nazionali della nostra Confindustria al pari dei sindacalisti gialli predicano bene (ai cinesi) e razzolano male (in patria e in Cina).

Note

[1] Il governo americano vorrebbe chiudere le trasmissioni di VOA in cinese perchè non le alscolterebbe più nessuno. Anzi si rivelerebbero controproducenti alimentando il nazionalismo cinese!!! Decisamente il nostro amico Han Dongfang ha più successo con i boccaloni della Sinistra (fù) radicale.
[2]Per dire della grande apertura intellettuale del NED B. Raman, ex direttore della Intelligence Indiana, ci ricorda che nel 1980 quando il socialista Francois Mitterrand diventa presidente della repubblica francese, il NED stanzia un milione e mezzo di dollari “per promuovere la democrazia in Francia” contro il governo di sinistra. Parte di questi soldi finiranno ad una organizzazione xenofoba di estrema destra (Raman 2013)-
[3] Il candidato presidente trotskista francese Olivier Besancenot della LCR nel 2007 ha dichiarato: "Noi apportiamo il nostro sostegno all’encomiabile lavoro di difesa dei lavoratori dalle associazioni come Globalization Monitor a Hongkong, e il lavoro di informazione perseguito dalle reti come il China Labor Bulletin" (Besancenot 2007).
[4] Assolutamente da leggere l’intervista alla New Left Review al "sopravissuto alle torture dei comunisti". Il succo è che il Lech Walesa dei cinesi, così lo avrebbero chiamato i suoi supporter e già questo è allarmante, una volta fondato il Sindacato Autonomo dei lavoratori di Pechino non vide correre gli operai ad iscriversi al suo sindacato per una paura che datava dalla Rivoluzione Culturale di risultare dei contro-rivoluzionari (Han Dongfang 2005). E’ poi bello andare a vedere che il gruppo pro-rivoluzione culturale basato in New York China Study Group flirteggi con Han Dongfang. Ma c’è chi, come il settimanale di sinistra Diario, lo vuole addirittura candidare al Premio Nobel per la Pace.
[5] E' buffo constatare, nell'articolo, che per Franceschini l'unico sindacalista (cinese) buono è quello morto!!!


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