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Non indignari, non admirari, sed intelligeri

Spinoza


Il blog si legge come un testo compiuto sulla Cina. Insomma un libro. Il libro dunque tratterà del "pericolo giallo". Un "giallo" in cui l'assassino non è il maggiordomo ma il liberale. Peggio il maggiordomo liberale. Più precisamente il maggiordomo liberale che è in voi. Uccidetelo!!!Alla fine il vero assassino (a fin di bene) sarete voi. Questo sarà l'unico giallo in cui l'assassino è il lettore. A meno che non abbiate un alibi...ça va sans dire.

sabato 21 aprile 2012

5.1: Marx e il movimento reale

5. La via del socialismo

Dixi et salvavi animam meam
Marx (Critica al programma di Gotha)

Kant e Fichte vagavano fra nuvole
lassù cercando un paese lontano.
Io cerco d'afferrare con destrezza
solo quanto ho trovato sulla strada.

Karl Marx (poesia giovanile)

Per comprendere l'accento messo da Deng Xioping sullo sviluppo delle forze produttive occorre fare un passo indietro verso le origini del marxismo.
Il capitalismo, secondo la concezione marxista, dovrebbe creare le condizioni materiali che rendono possibile il socialismo. Già a partire dagli anni '50, una parte dei dirigenti cinesi hanno pensato che i rapporti di produzione potessero venire forzati per uniformarsi alle proprie convinzioni ideologiche soggettive. Come rileva Díaz Vázquez: “la disgregazione del ‘modello’ maoista” sembra confermare che il sistema economico che amministra con successo la povertà non è capace di generare e distribuire ricchezza“ (Díaz Vázquez 2007).
Marx viene indubbiamente influenzato anche dal clima del progressismo positivista "delle magnifiche sorti e progressive" che oggi bisognerebbe un po' riconsiderare. Infatti, il mondo non si può sviluppare indefinitamente senza portare a uno squilibrio con la natura. Il mondo non è infinito come i "progressisti" credevano a partire da Giordano Bruno, ma limitato, finito.
Marx, che aveva studiato l'evolversi delle varie società, rimase impressionato dall'efficienza dei progressi del capitalismo nella produzione di merci (in Europa siamo nel periodo eroico dell’industrializzazione estensiva) e crede che le comunità di lavoratori potranno produrre tutto in proprio senza scambio di merci (Critica del programma di Gotha). Dunque lo stato come regolatore di tale scambio perderà progressivamente le sue funzioni. E' per questo che i teorici del socialismo di mercato pensano che Marx leghi l'esistenza dello stato all'esistenza del mercato e viceversa. Dunque finché esisterà il mercato esiterà lo stato, e di conseguenza finché esiterà lo stato esiterà il mercato. Il mercato però non si può però eliminare senza uno sviluppo impetuoso delle forze produttive.

Per Marx e Engels sono le relazioni economiche che costituiscono la base della società, e lo sviluppo delle forze produttive l’elemento che fa avanzare la società verso il socialismo. L'idea di Marx è che il socialismo sia più efficiente e “competitivo" del capitalismo. Marx sostiene che il suo socialismo non è un’utopia. Un’utopia è un ideale che non ha rapporti con la realtà esistente in un determinato momento. Il socialismo scientifico di Marx si contrappone a quello utopistico e si basa su alcuni elementi fondamentali derivati dall'interpretazione materialistica della storia. Uno di questi elementi è che ci sono fasi di evoluzione della società che non possono essere saltate. Lenin stesso sostiene che il socialismo è un progresso rispetto al capitalismo ma anche il capitalismo è un progresso rispetto al medioevo e alla produzione di sussistenza .

Se una società è di tipo feudale non potrà automaticamente, dall'oggi al domani, passare al socialismo ma dovrà passare dalla fase capitalistica. Infatti, lo stesso Lenin aggiunge che in Russia il capitalismo dovrà essere utilizzato dai bolscevichi “come il legame di intermedio tra la piccola produzione e il socialismo, come un mezzo, un percorso e un metodo per aumentare le forze produttive"(Lenin 1921a, p. 330).

Marx nell’Ideologia Tedesca (1846) parla delle condizioni pratiche per il superamento del capitalismo “...che presuppongono un grande incremento della forza produttiva, un alto grado del suo sviluppo; e d’altra parte questo sviluppo delle forze produttive... è un presupposto pratico assolutamente necessario anche perché senza di esso si generalizzerebbe soltanto la miseria e quindi col bisogno ricomincerebbe anche il conflitto per il necessario e ritornerebbe per forza tutta la vecchia merda […]. Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente” (Marx e Engels 1972, 24-25)

Per Marx il movimento reale indica il carattere oggettivo del comunismo inteso come evoluzione materiale della realtà storica, data in primo luogo dallo sviluppo forze produttive. Marx rovescia il presupposto hegeliano, idealistico, secondo cui la storia si realizza con l'evoluzione dialettica della coscienza individuale e non con quella dei rapporti reali. E' importante sottolineare questo fatto perché la frase di Marx sul “movimento reale che abolisce lo stato di cose presente” è una tra le più equivocate tra i marxisti. Per molti questa frase significa che il movimento politico portatore dell'idea comunista deve abolire il capitalismo mentre per Marx il comunismo, non è la realizzazione di un'idea, ma lo stesso movimento materiale, oggettivo, dato in definitiva dall'evolvere delle forze produttive, che determina i rapporti in cui stanno le classi tra di loro.

Quindi lo sviluppo delle forze produttive è la premessa pratica assolutamente necessaria del comunismo, perché senza di essa la scarsità è generalizzata, e con la scarsità che la lotta per il necessario ricomincia, e questo significa che tutta la “vecchia merda” rivive. Per " vecchia merda" Marx intende l'oppressione di classe, le disuguaglianze e lo sfruttamento. Marx pensava anche che il socialismo si sarebbe realizzato in una società perfettamente globalizzata con una rivoluzione simultanea com’erano quelle dell'Occidente capitalistico nell'Ottocento ma ancora più estesa fino a coinvolgere i nuovi paesi inesorabilmente conquistati dal capitalismo. Questa previsione di Marx sulla globalizzazione sta diventando attuale solo negli ultimi anni mentre la prima rivoluzione è scoppiata in Russia quasi un secolo prima.
I comunisti cinesi si sono dati il compito di sviluppare le forze produttive. Lenin sosteneva che il socialismo fosse i soviet più l’elettrificazione. Naturalmente per elettrificazione intendeva lo sviluppo economico di cui però la capacità di produrre energia elettrica è un buon metro di paragone. Ebbene seguendo il ragionamento di Lenin tuttora la capacità dei cinesi di produrre energia elettrica per abitante è un decimo di quella degli Stati Uniti nonostante che si sia aumentata di sei volte negli ultimi 30 anni. Figuriamoci a quale livello di sviluppo delle forze produttive si trovava la Cina 30 anni or sono.

L'idea di Lenin è che la fase di sviluppo delle forze produttive che compete alla borghesia, possa essere compiuta anche in uno stato dominato dai comunisti. Diversamente la socialdemocrazia delegava al potere politico della borghesia lo sviluppo delle forze produttive e del resto, per un certo periodo, questa è stata anche l’idea di Lenin. Lenin arriva ad affermare: ”Noi «abbiamo portato a termine» la rivoluzione democratico-borghese in modo così «pulito» come mai era avvenuto nel mondo. È questa una conquista grandissima, che nessuna forza potrà toglierci..." (Lenin 1922a, 185). L'opinione di Mao è che i capitalisti possano svolgere una funzione progressiva in alleanza con il proletariato. Una delle quattro stelle della bandiera cinese rappresenta la borghesia nazionale cinese.

Mao scrive nel 1940: “Per il suo carattere sociale, nella prima fase o nel primo passo, la rivoluzione di una colonia o semicolonia resta fondamentalmente una rivoluzione democratica borghese, e oggettivamente il suo obiettivo è quello di sgombrare il terreno allo sviluppo del capitalismo […] Perciò questa rivoluzione serve anche ad aprire una strada ancora più larga allo sviluppo del socialismo" (Losurdo 2002). Anzi Mao nel 1958 ribadirà un concetto chiave, ossia che possano ancora esserci dei capitalisti in uno stato diretto dal Partito Comunista:
Si tratta dunque di distinguere tra espropriazione economica e espropriazione politica della borghesia. Solo quest’ultima dev’essere condotta sino in fondo, mentre la prima, se non è contenuta in limiti ben precisi, rischia di compromettere lo sviluppo economico chiamato a garantire l’integrità territoriale e la rinascita del paese e, dunque, il rispetto del patto sociale in base al quale i comunisti hanno conquistato il potere. Nell’estate del 1958, Mao ribadisce il suo punto di vista di fronte all’ambasciatore, piuttosto diffidente, dell’Unione Sovietica: "In Cina ci sono ancora capitalisti, ma lo Stato è sotto la direzione del partito comunista" (Losurdo 2002).
Un altro elemento fondamentale del socialismo scientifico è che il capitalismo deve essere superato perché diventa d'intralcio allo sviluppo delle forse produttive. Ne consegue però che debba essere superato solo quando effettivamente diventa un intralcio e quando il socialismo dimostri nella pratica la sua superiorità nello sviluppare le forze produttive. In Cina finché ha prevalso la linea di “sinistra” di prendere la lotta di classe come principio guida invece dello sviluppo delle forze produttive, si è avuta la stagnazione economica: “Al popolo non si può chiedere di “accontentarsi della povertà” perché se non vedrà nessun miglioramento delle proprie condizioni, sarà tentato a vedere negli stessi comunisti la causa della sua povertà" (Wang Yu 2004). Insomma i lavoratori sono “materialisti” ancorché dialettici per cui se la loro situazione non migliora sono portati a prendersela contro chi governa. E' stato il caso dell'URSS e dei paesi dell'est Europa. Sia Marx che Engels hanno convenuto che l'eliminazione della proprietà privata dipende dalla domanda dello sviluppo delle forze produttive e dell'industria. Ciò significa che proprietà privata pre-capitalistica era stata abolita dal capitalismo a causa delle esigenze necessarie allo sviluppo delle forze produttive in quel periodo. Allo stesso modo, la proprietà privata capitalistica sarà rimossa, perché diventa una "catena" che ostacola lo sviluppo delle forze produttive. Tuttavia, quando la proprietà privata è ancora utile per lo sviluppo delle forze produttive, la sua esistenza è necessaria.
Il discorso scientifico di Marx è eminentemente “produttivista” o “economicista” che dir si voglia non nell'accezione volgare dei due termini, ma nel senso che sottolinea l'aspetto centrale delle forze produttive e dell'economia. In Marx non c'è nessun equivoco su un possibile “socialismo della miseria”. Il socialismo vince sul capitalismo perché è più efficiente. Anzi il socialismo non è antagonistico al capitalismo ma né è il suo superamento includendone anche i suoi elementi positivi e, perché no, convivendo per un lungo periodo con il capitalismo come del resto sostengono sia Marx che Engels. Il movimento comunista è anticapitalista nel senso che vuole la fine dello sfruttamento, della povertà e del saccheggio coloniale e imperialista.
Se però il socialismo è il superamento del capitalismo ciò comporta due ordini di problemi. Giacché il comunismo si potrà raggiungere solo con l'abbondanza, il socialismo dovrà dimostrare la sua superiorità anche e soprattutto dal punto di vista economico e produttivo[3]. Inoltre siccome supera il capitalismo, come il capitalismo è stato il superamento del feudalesimo, essendone l'antitesi dialettica (non dunque basandosi su una logica duale e meccanica) dovrà conservare il meglio di ciò che ha prodotto il capitalismo ad esempio in termini di organizzazione scientifica del lavoro estendendo la democrazia sui luoghi di lavoro. Lenin ad esempio pensa che l'economia del denaro sia stata la più grande invenzione del capitalismo e che, pertanto, debba essere al servizio del socialismo (Schweickart 2006). Il socialismo nella sua fase iniziale, che è poi quella che pragmaticamente interessa per la nostra strategia, non sarà di conseguenza una cosa completamente diversa dal capitalismo. Soprattutto non completamente diversa dal capitalismo occidentale che ha recepito per tutto il XX secolo gli stimoli delle forze del lavoro, comunisti, socialdemocratici e sindacati che hanno conquistato i diritti e il welfare. Si costruirà con i materiali lasciati in eredità dal capitalismo. Ricapitolando: “Il capitalismo dal punto di vista del Materialismo storico è un ordine socio-economico che è stato progressista a suo tempo, ma che ha esaurito il suo potenziale. Le sue istituzioni costituiscono ormai un pregiudizio agli interessi generali del genere umano e bloccano la realizzazione delle conquiste sociali ed economiche che il capitalismo stesso ha reso possibili. Il materialismo storico, che prevede che il nuovo ordine sarà attuato, manterrà le conquiste positive del capitalismo, ma eliminandone, o almeno riducendole drasticamente, le sue tendenze distruttive.” (Schweickart 2006).

Il capitalismo lascia un’eredità preziosa come già suggeriva Lenin. In Unione Sovietica ed in altri paesi si è voluto sostituire il mercato che ha una storia millenaria con uno strumento non ancora esperimentato e consolidato come la pianificazione generale, la proprietà privata con quella pubblica senza sperimentazioni intermedie. Il lavoro collettivo stabilito in termini coatti contro millenni di economia artigianale, di coltivazione individuale e famigliare. Si sono fatti passi che si dovrebbero fare in un secolo e li si è fatti in poche settimane. Esperimenti sociali generalizzati al posto di esperimenti locali dai quali è facile recedere qualora si rivelino negativi. Rigidità contro flessibilità. Dogmatismo contro pragmatismo. Invece di esperimenti per prove ed errori si è passati alla realizzazione integrale dell'ideale.
Losurdo ricorda la polemica di Deng Xiaoping contro la Rivoluzione Culturale per il mancato sviluppo delle forze produttive come pure lo “slittamento populistico che la porta a inseguire l’ideale di ‘un ascetismo universale e un rozzo egualitarismo’, duramente criticato dal Manifesto del partito comunista”  (Losurdo 2005, p.129).

In una conversazione con Kim Il Sung nel 1982, Deng Xiaoping spiega:
In un paese così grande e così povero come il nostro, se noi non proviamo a incrementare la produzione, come possiamo sopravvivere? Come può essere il socialismo superiore, quando il nostro popolo ha così difficoltà nella sua vita? La Banda dei Quattro sosteneva un “socialismo povero” e un “comunismo povero”, affermava che il comunismo era principalmente un aspetto spirituale, che dichiara che il comunismo è stato principalmente un aspetto spirituale. Questa è una pura assurdità! Noi diciamo che il socialismo è la prima fase del comunismo. Quando un paese arretrato cerca di costruire il socialismo, è naturale che durante un lungo periodo iniziale le sue forze produttive non saranno al livello di quelle dei paesi capitalisti sviluppati e che non sarà in grado di eliminare completamente la povertà. Di conseguenza, nel costruire il socialismo dobbiamo fare tutto il possibile per sviluppare le forze produttive ed eliminare progressivamente la povertà, aumentando costantemente il tenore di vita del popolo. In caso contrario, come il socialismo potrebbe vincere il capitalismo? Nella seconda fase, o fase avanzata del comunismo, quando l'economia è molto sviluppata e vi è una schiacciante abbondanza materiale, si deve essere in grado di applicare il principio da ciascuno secondo le proprie capacità, a ciascuno secondo le sue necessità. Se non facciamo tutto il possibile per aumentare la produzione, come si può espandere l'economia? Come possiamo dimostrare la superiorità del socialismo e del comunismo? Abbiamo fatto la rivoluzione per vari decenni e stiamo costruendo il socialismo da più di tre. Tuttavia, nel 1978, la retribuzione mensile media per il nostro lavoro era ancora solo il 45 yuan, e la maggior parte delle nostre aree rurali sono rimaste ancora in condizioni di povertà. Questa può essere chiamata superiorità del socialismo? Questo è il motivo per cui ho insistito sul fatto che il punto focale del nostro lavoro dovrebbe essere spostato rapidamente allo sviluppo economico (Yechury 1999).
Qui Deng mette magistralmente l’accento sul senso del marxismo. Il marxismo pensa che il socialismo debba dimostrare “materialisticamente”, nella prassi, la sua superiorità sul capitalismo. Il socialismo diventa una prospettiva positiva se è credibile. Il marxismo immaginario del XXI° secolo pensa che la missione salvifica del marxismo sia fondata sulla sua “superiorità morale” data dalla vita frugale (puro romanticismo economico basato sull’idealizzazione del modo di vita contadino) (Jabbour 2007), come se gli affamati possano essere indifferenti a chi gli mostra come si arriva al pane per conservare una pretesa bucolica purezza. Diciamo che non potrebbero nemmeno permetterselo. La visione salvifica del marxismo è rivelatrice dell’irrazionale amore della sinistra per personaggi tipo il Dalai Lama.
Del resto Lenin aveva posto la questione in modi non dissimili da Deng e da Marx. In ogni rivoluzione socialista, dice Lenin uno dei compiti principali che ci si pone è:
...creare un regime sociale superiore al capitalismo; elevare cioè la produttività del lavoro e, in connessione con ciò (e a questo scopo), organizzare il lavoro in modo superiore. [...] L'aumento della produttività del lavoro esige innanzi tutto che siano garantite le basi materiali della grande industria: sviluppo della produzione del combustibile, del ferro, delle macchine, dei  dell'industria chimica. [...] Fra le assurdità che la borghesia diffonde volentieri sul conto del socialismo vi è anche quella secondo cui i socialisti negherebbero l'importanza dell'emulazione. In realtà soltanto il socialismo, sopprimendo le classi e quindi l'asservimento delle masse, per la prima volta apre la strada a un'emulazione veramente di massa (Lenin 1917).
Per arrivare a questo Lenin non esita a porre la questione della disciplina del lavoro in termini perentori se non addirittura sbrigativi: lo spirito democratico va combinato “con la disciplina ferrea durante il lavoro, con la sottomissione assoluta, durante il lavoro, alla volontà di una sola persona, il dirigente sovietico” (Lenin 1917).

Lenin scrive ancora: "E qui diviene subito evidente che, se ci si vuole impadronire in pochi giorni di un potere centrale statale, se in poche settimane si può schiacciare la resistenza armata (e il sabotaggio) degli sfruttatori, perfino nei diversi angoli di un grande paese, una soluzione durevole del problema di elevare la produttività del lavoro richiede in ogni caso (e soprattutto dopo una guerra straordinariamente dolorosa e devastatrice) parecchi anni. La lunga durata di questo lavoro va qui indubbiamente attribuita a circostanze obiettive.  L'aumento della produttività del lavoro esige anzitutto che siano garantite le basi materiali della grande industria: lo sviluppo della produzione dei combustibili, del ferro, delle macchine, dell'industria chimica. [...]  Un'altra condizione per elevare la produttività del lavoro è in primo luogo lo sviluppo educativo e culturale della massa della popolazione. Questo sviluppo procede ora con enorme rapidità, cosa che non vedono coloro che sono accecati dalla routine borghese e sono incapaci di comprendere quale slancio e quale spirito d'iniziativa si manifesta oggi negli «strati inferiori» del popolo grazie all'organizzazione sovietica. In secondo luogo condizione del progresso economico sono una maggiore disciplina dei lavoratori, capacità, solerzia, intensità nel lavoro, migliore organizzazione."(Lenin 1917).

Poi Lenin arriva ad auspicare l'introduzione del taylorismo anche in Russia, ovviemnte sviluppato nelle'interesse dei lavoratori:
In confronto ai lavoratori delle nazioni progredite, il russo è un cattivo lavoratore. E non poteva essere altrimenti sotto il regime zarista in cui sopravvivevano i resti del regime feudale. Imparare a lavorare: ecco il compito che il potere dei Soviet deve porre di fronte al popolo in tutta la sua ampiezza. L'ultima parola del capitalismo a questo proposito, il sistema Taylor, - come tutti i progressi del capitalismo, - unisce in sé la crudeltà raffinata dello sfruttamento borghese e una serie di ricchissime conquiste scientifiche per quanto riguarda l'analisi dei movimenti meccanici durante il lavoro, l'eliminazione dei movimenti superflui e maldestri, l'elaborazione dei metodi di lavoro più razionali, l'introduzione dei migliori sistemi di inventario e di controllo, ecc. La Repubblica sovietica deve ad ogni costo assimilare tutto ciò che vi è di prezioso tra le conquiste della scienza e della tecnica in questo campo. La possibilità di realizzare il socialismo sarà determinata appunto dai successi che sapremo conseguire nel combinare il potere sovietico e l'organizzazione amministrativa sovietica con i più recenti progressi del capitalismo. Bisogna introdurre in Russia lo studio e l'insegnamento del sistema Taylor, sperimentarlo e adattarlo sistematicamente. Mentre si opera per aumentare la produttività del lavoro bisogna al tempo stesso tener conto delle particolarità del periodo di transizione dal capitalismo al socialismo, le quali da un lato esigono che siano gettate le basi dell'organizzazione socialista dell'emulazione, e dall'altro richiedono l'uso della costrizione, sì che la parola d'ordine della dittatura del proletariato non sia oscurata in pratica dalla inconsistenza del potere proletario.(Lenin 1917).
Sulla stessa linea troviamo poi anche Stalin: "Non abbiamo bisogno di un aumento qualsiasi della produttività del lavoro del popolo. Abbiamo bisogno di un determinato aumento della produttività del lavoro nazionale, e precisamente di un aumento che assicuri la preponderanza sistematica del settore socialista dell'economia nazionale sul settore capitalista. [...] All'aumento della produttività del lavoro in generale è interessata ogni società, e capitalista, e precapitalista. La differenza tra la società sovietica e ogni altra società consiste proprio nel fatto che essa non è interessata a un aumento qualsiasi della produttività del lavoro, ma ad un aumento che garantisca la preponderanza delle forme socialiste d'economia sulle altre forme e prima di tutto sulle forme capitaliste, che assicuri, in tal modo, il superamento e l'eliminazione delle forme capitaliste di economia." (Stalin 1929).

Se si tralascia l'elemento fondamentale della maggiore efficacia nello sviluppo delle forze produttive sul capitalismo il socialismo ritorna tra le utopie, cioè tra i tanti vaghi desideri irrealizzabili dell'umanità. Il comunismo arriva perché la produttività avrà assunto un livello tale che sarà possibile produrre una quantità di merci infinita[4] e le merci perderanno il loro valore di scambio. Il lavoro completamente meccanizzato farà diventare marginale l'apporto del lavoro fisico e dunque la durata di tale lavoro, per cui l'uomo potrà realizzarsi anche in altre sfere intellettuali e culturali superando la divisone tra lavoro manuale e intellettuale. Dunque o il socialismo riesce ad essere veicolo nello sviluppo delle forze produttive o sarà relegato tra gli aborti del pensiero umano. Queste premesse non si sono realizzate ad oggi in nessun paese figuriamoci in paesi arretrati dove, fino ad ora, si è tentato di realizzare il socialismo. Questi paesi non avevano ancora raggiunto stabilmente la fase capitalista e il Partito Comunista ha dovuto impiantare prima di tutto il capitalismo.

Prendiamo ad esempio il periodo maoista che era indubbiamente egualitario, ma si trattava di un egualitarismo della miseria[5]. Le comuni rurali dell'epoca di Mao comprendono la grande maggioranza della popolazione. Queste comuni sono sostanzialmente una aggregazione di aziende contadine arretrate che utilizzano metodi ad alta intensità di manodopera e tecnologia rudimentali. La Cina sotto Mao è stata relativamente più egualitaria di quella sotto Deng e dei suoi successori, nella misura in cui c’era un’uguaglianza di condizioni di povertà in una società prevalentemente rurale (Market 2006).
Per i contadini cinesi l’economia mercantile è stata un progresso sull’economia naturale. Per economia naturale si intende un modo di produzione che produce prevalentemente valore d'uso, e per economia mercantile si intende una formazione economica che produce principalmente valore di scambio. Per questo, nella visione di Marx, che una sviluppata produzione di merci è di per sé produzione di merci capitalistica, egli fa riferimento all'economia mercantile, come modo di produzione capitalistico, e di conseguenza l'economia naturale (quella senza utilizzo del denaro e basata sul baratto) è tipica del modo di produzione pre-capitalistico.

Secondo Marx il pieno sviluppo dell'economia di mercato è essenziale per la realizzazione del socialismo. Dal punto di vista del materialismo storico, lo sviluppo della società umana è un processo di sostituzione graduale che parte dalle società pre-capitalistiche per arrivare alla società capitalista, e poi a quella società socialista. Di conseguenza, l'evoluzione della formazione economica si manifesta come un processo di cambiamenti successivi dall’economia naturale all'economia mercantile poi a quella pianificata. Così una società socialista non può essere fondata su una formazione pre-capitalista basata sull’economia naturale, ma solo sul pieno dispiego dell'economia di mercato capitalistica. Un’economia deve essere avanzata per essere pianificata (Duan Zhongqiao 2005).

Perché i paesi socialisti, come la Cina devono sviluppare l'economia di mercato? Marx ha immaginato che una rivoluzione socialista avesse successo nei paesi capitalisti, dove l'economia mercantile è pienamente sviluppata. La storia reale non è andata secondo le sue aspettative. In effetti, i comunisti delle società avanzate potrebbero dare lezioni su come si costruisce il socialismo se lo avessero realizzato nei loro paesi. Invece si limitano a criticare coloro che lo costruiscono, in base a prescrizioni astratte che non tengono conto della realtà di quei paesi. Per la verità la stessa prospettiva del socialismo è diventata sempre più evanescente e praticamente non se ne parla più e nemmeno si vede all’opera una strategia di avvicinamento al socialismo. Le forze marxiste sono sempre più residuali e ciò è dovuto anche al loro settarismo di fondo oltre che all’incomprensione della realtà che le circonda. Un settarismo nei confronti della masse in primo luogo che si manifesta spesso nell'appoggio incondizionato a teorie quali quella della decrescita e via dicendo.

I paesi in cui per primi si è tentato di realizzare il socialismo, sono quelli in cui l'economia mercantile non era sviluppata e dove l’economia naturale occupava una buona parte dell'economia nazionale. Tutti coloro che sono andati al potere hanno cercato di bruciare le tappe dello sviluppo socialista mettendo in piedi il modello di economia pianificata progettato da Marx. Hanno trasformato le imprese capitalistiche in proprietà dello Stato; poi hanno trasformato l'economia individuale basata su un'economia naturale di sussistenza in un'economia collettiva con misure coatte; il tutto all’interno di un'economia pianificata basata su questi due diversi tipi di economia pubblica (Catone 2001). Proprio per combattere le storture dovute a queste forzature, si è dovuto passare da una economia rigidamente pianificata a quella di mercato. Ma questo non è un ritorno al passato ma la ripresa di un sentiero prematuramente interrotto.

Deng nel 1934
Secondo Deng le comuni non costituivano un elemento socialista bensì assomigliavano molto di più alla comunità primitiva pre-capitalista, erano inserite un’economia di autoconsumo pre-mercantile. In effetti, lo scioglimento delle comuni ha portato a uno sviluppo fortissimo delle forze produttive di cui hanno beneficiato in primo luogo i contadini. L’economia di mercato è superiore all’economia naturale. L’economia capitalista anche. Che l’economia socialista sia superiore a quella capitalista è quello che i comunisti cinesi si sono prefissi di dimostrare. La fase capitalista è una fase necessaria dello sviluppo delle forze produttive e il socialismo non potrà che giungere come frutto maturo del pieno sviluppo dell’economia mercantile e del capitalismo. Dunque i comunisti cinesi, da questo punto di vista, sono pienamente inseriti in un discorso di stretta osservanza marxista. La qual cosa difficilmente può essere detta dei loro critici di sinistra in Occidente.

La pianificazione rigida ha comunque dato buoni risultati negli stati socialisti almeno all'inizio (anni '30 in URSS e primo piano quinquennale in Cina) però spesso si ignora la funzione dell'intervento statale nelle economie capitalistiche dell'Ottocento ad esempio in Germania. Certo ci sarebbe da ragionare sull'idea “deterministica per cui, da una forma si perviene ad un’altra, e necessariamente a quell’altra, superiore e progressiva, in una sorta di ascesa lineare del processo storico,” debba essere “totalmente abbandonata. Apparteneva a una visione deterministica, positivistica di fine Ottocento (Catone 2001). Naturalmente la visione deterministica andrà sostituita con una certa dose di pragmatismo che è sempre un ottimo antidoto alla teleologia.

Pragmaticamente possiamo essere d'accordo con David Schweickart quando sostiene che il socialismo di mercato “è l'unica forma di socialismo, che è, allo stato attuale dello sviluppo umano, sia praticabile e desiderabile. Le forme non di mercato del socialismo sono o economicamente non vitali o normativamente indesiderabili, spesso le due cose contemporaneamente” (Ollman 1998, p. 10).  
Schweickart continua dicendo:
Di tutti i paesi nel mondo oggi, la Cina è uno tra i meglio situati a compiere la transizione verso la democrazia economica. La transizione, tuttavia, non sarà facile. Non solo la Cina deve affrontare le dure sfide …., ma ci sono potenti forze politiche e intellettuali nella Cina di oggi che sollecitano, di solito a porte chiuse, che la Cina "Join the mainstream", diventando una vera e propria economia capitalista (anche se, naturalmente, "con caratteristiche cinesi"). Tuttavia, queste non sono affatto le uniche forze attive in Cina. Ci sono quelle che riconoscono ciò che dovrebbe essere ovvio: il capitalismo non può risolvere i problemi fondamentali che ora affronta la Cina. Il capitalismo non potrà eliminare la povertà, garantire la piena occupazione, ridurre le disuguaglianze, o produrre uno sviluppo armonioso, una sostenibile interazione tra gli esseri umani e la natura. Non lo ha fatto altrove sul pianeta. Non vi è alcun motivo di pensare che lo farà in Cina. Chiaramente un diverso modello di sviluppo è necessario.[…] Un socialismo vitale deve essere un socialismo di mercato. (Schweickart 2006)
Solo se la dell'economia di proprietà statale occupa una posizione di guida in tutta l'economia di mercato come nella Cina di oggi, si potrà andare verso il socialismo trasformando eventualmente il settore dell'economia capitalistica, quando questo avrà perso la sua ragion d'essere  (Duan Zhongqiao 2005).

Per conseguire i propri obiettivi di sviluppo economico il Partito Comunista Cinese ha messo in piedi (o dovremmo dire ha pianificato) una strategia in tre fasi. La prima fase doveva raddoppiare il PIL nel 1990 sulla base di quello del 1980. La seconda fase si pose il compito di raddoppiare il Pil nel 2000 sulla base del 1990 per arrivare infine nella terza fase al Pil procapite del livello dei paesi mediamente sviluppati nel 2050.
L’11° Piano Quinquennale ha l’obbiettivo di raddoppiare il Pil procapite nel 2010 sulla base del 2000. Poi si dovrà raddoppiare il PIL tra il 2010 e il 2020 edificando un paese moderatamente prosperoso. Nel 2020 il PIL procapite arriverà a 3.000 dollari o più, dagli attuali 2000. Proprio questo periodo sarà particolarmente interessante perché, come insegna la passata esperienza degli attuali paesi sviluppati, il rapido sviluppo economico potrà proseguire come ora oppure si andrà verso una fase di stagnazione che può essere densa di conflitti. Nel 2050 è prevista la fine della prima fase del socialismo che poi evolverà in modo indipendente.
Naturalmente un tale piano ha molto a che vedere con la tenacia e la pazienza degli orientali piuttosto che con il tutto e subito, che poi vuol dire nulla adesso e domani anche, della sinistra radicale occidentale.



[1] In gran parte gli elementi più estremisti e spontaneisti della Rivoluzione Culturale, tanto ammirati in Occidente, furono purgati quasi immediatamente proprio dai dirigenti della stessa. Nel 1967 gli estremisti furono accusati di "anarchismo", "egualitarismo assoluto", "ultra-democratismo", di essere "anti-partito", o semplicemente "contro-rivoluzionari”. Naturalmente gli stessi sostenitori della Rivoluzione Culturale vengono additati come onnipresenti “burocrati” dai sostenitori della versione estremista (Kelly 1992).
[2] Che la Rivoluzione Culturale fosse ormai in Cina un disvalore per la maggior parte della gente lo dice il fatto che spesso i contestatori di Pizza Tienanamen vengono dipinti come eredi della di quel turbolento periodo storico e come coloro che persero accusino invece i vincitori di avere rispolverato elementi della Rivoluzione Culturale. Scrive infatti l’ex segretario del Partito Zhao Ziyang: "Cercavano di annientare la mia figura morale e politica. Alcuni dei discorsi rilasciati alla riunione erano nel tipico stile della Rivoluzione Culturale: cambiare le carte in tavola, amplificare le offese personali, fare citazioni fuori contesto, divulgare diffamazioni e falsità- tutto in linguaggio da Rivoluzione Culturale" (Zhao Ziyang 2009). D’altra parte è inutile fare di Zhao un oppositore del “mercato”. Egli scrive, per altro giustamente: “[...] Maturavo nel frattempo la mia comprensione dell'economia pianificata. [...]Capii che le inefficienze economiche [...] avevano una causa interna, cioè la pianificazione economica stessa. La sola via d'uscita consisteva nel realizzare il potenziale del mercato permettendo l'attuazione della legge della domanda e dell'offerta. [...] Al tempo del mio rapporto al 13° Congresso, [...] avevamo già realizzato un'economia che dipendeva dai principi del libero mercato. Fu solo per una ragione di barriere ideologiche che il termine “libero mercato” non era stato usato. Come la Cina adottò un approccio graduale? [...]C'erano due motivi principali. Il primo fu l'emergenza di una nuova economia di mercato che poco a poco maturò dietro “il regno” del sistema pianificato. [...] L'altro aspetto importante fu la riduzione dell'economia pianificata. Il cambiamento non fu immediato ”(Zhao Ziyang 2009).
[3] Wang Yu ci dice che i comunisti cinesi si posero le seguenti domande: “dove sta la superiorità del socialismo? Il socialismo era ricchezza o povertà?” (Wang Yu 2004).
[4] Naturalmente i termini della “infinita” produzione di merci per le società capitalisticamente o socialisticamente mature vanno ridiscussi, giacché la natura non è infinita, e con essi anche il problema dell’estinzione dello stato.
[5] Wang ribadisce: “…il popolo “mangiò da una grande pentola di riso”. Con una bassa efficienza, l’inseguimento della prosperità comune non portò che a una comune povertà: l’egualitarismo non significa socialismo”(Wang Yu 2004).


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