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Non indignari, non admirari, sed intelligeri

Spinoza


Il blog si legge come un testo compiuto sulla Cina. Insomma un libro. Il libro dunque tratterà del "pericolo giallo". Un "giallo" in cui l'assassino non è il maggiordomo ma il liberale. Peggio il maggiordomo liberale. Più precisamente il maggiordomo liberale che è in voi. Uccidetelo!!!Alla fine il vero assassino (a fin di bene) sarete voi. Questo sarà l'unico giallo in cui l'assassino è il lettore. A meno che non abbiate un alibi...ça va sans dire.

giovedì 15 marzo 2012

2.2.3: Il golpe di Eltsin e Tienanmen

2. Ancora una primavera. Tienanmen e dintorni 

2.2 Dopo Tienanmen


Scrive Chomsky a proposito del tentato golpe contro Gorbaciov del 1991: “In Russia il collasso economico ha portato molte sofferenze e privazioni, ed anche "fatica, cinismo, e rabbia, nei confronti dei politici, da Eltsin in giù" - scrive Brumberg - in particolare contro la ex nomenclatura la quale, come previsto, sta diventando una tipica élite del Terzo Mondo al servizio dei nuovi padroni stranieri. Un sondaggio d'opinione su cosa pensassero i russi del putsch dell'agosto del 1991, arrivò alla conclusione che una metà degli intervistati lo considerava illegale, un quarto lo approvava ed il resto non esprimeva in merito alcuna opinione. Il sostegno alle forze democratiche è limitato, non perché esista un'opposizione alla democrazia, ma per quel che essa diventa sotto il dominio occidentale (Chomsky 1993)”[1]. Alcuni mesi dopo, proprio Eltsin sciolse illegalmente l’Unione Sovietica, con perfetto tempismo democratico dato che solo pochi mesi prima la stragrande maggioranza della popolazione aveva votato per tenerla in vita. 

Cammelli riporta l’opinione di John W. Garver che facendo uso di fonti segrete dimostra come i cinesi cercarono di aiutare Gorbaciov pur non interferendo nelle questioni interne sovietiche e pur coscienti della distanza delle pozioni ideologiche (Cammelli 2008). Certo questo non può che dimostrare ulteriormente la mediocrità del leader sovietico che qualche anno dopo così si esprimeva: “c’è ancora nel mondo una forza che potrà frenare il nostro cammino verso la pace (sic) e la creatività […] Sto pensando alla Cina. Ho visitato la Cina all’epoca delle grandi manifestazioni studentesche, quando sembrava che il comunismo anche lì sarebbe crollato. Mi proponevo di presentarmi in quell’enorme piazza, di assicurare agli studenti la mia simpatia e il mio appoggio e con ciò di rafforzare la loro lotta, in modo che anche nel loro paese incominciasse una perestroika. La dirigenza cinese non ha però appoggiato il movimento degli studenti, ha brutalmente represso la dimostrazione […] Se la fine del comunismo si fosse verificata in Cina, il mondo potrebbe avanzare più facilmente sulla via della concordia e della giustizia (Gorbacev 2000)”. Che dire del cammino verso la pace: Iraq docet!!!

A nemmeno cinque anni dal boicottaggio politico ed economico introdotto come risposta politica alla strage di Tienanmen il mondo occidentale assiste, accondiscendente, al colpo di stato di Eltsin dell’ottobre del 1993. Le stime ufficiose parlarono di circa duecento morti e di quasi duemila feriti: il bilancio ufficiale non è mai stato reso noto, ma l’opposizione russa parlò di quasi duemila morti e circa diecimila feriti. Dunque un bilancio verosimilmente maggiore nel numero di vittime di quello delle giornate di Pechino. Ma le differenze non ci furono solo nel bilancio delle vittime ma anche nella natura istituzionale. Eltsin non usò i carri armati per reprimere una manifestazione di piazza che si trascinava ininterrottamente da mesi, occupando la principale piazza del paese, ma fece bombardare i membri di un parlamento regolarmente eletto.

La libertà formato export, instaurata alla caduta del regime sovietico, aveva portato al monopolio dell’informazione, al ricatto, alla corruzione dilagante. La libertà di informazione e solo a beneficio del governo. Il procuratore generale che indagava sugli affari illegali di Eltsin fini, nudo in TV, in una trappola tesagli dall’ex-KGB. Mentre una campagna scandalistica travolse Primakov candidato alla successione. (Boris 2007).

Certamente quando nell’ottobre del 2003 diede l’ordine a gruppi armati di sopprimere il parlamento eletto regolarmente i difensori dei diritti umani e delle libertà occidentali si diedero alla latitanza. Questo fu un ulteriore colpo per coloro che si illudevano sulle intenzioni dell’Occidente e rese evidenti le “contraddizioni della politica americana riguardo alla democrazia e ai diritti umani, così come l’evidente emergere di uno spirito anti-democratico e di esclusivo calcolo dei propri interessi. Ci fu dunque un’evidente contraddizione tra il sostegno dato dall’America alla violenza di Eltsin e la condanna della Cina per le violenze del 1989 […] tutto ciò diede agli eventi dell’ottobre del 1993 in Russia un significato particolarmente profondo, soprattutto per chi aveva un’idealistica visione dell’Occidente, per quelli che pensavano per davvero che la storia si fosse conclusa, e per quelli che consideravamo la Guerra Fredda un ricordo del passato (Cammelli 2008)”. 

Certamente i corifei del pensiero unico occidentale accusarono le vittime del golpe eltsiniano di golpismo. Il golpe sarebbe stato fatto da Eltsin ma da un parlamento eletto democraticamente che mette sotto accusa il presidente. Enzo Bettizza sulla “Stampa” saluta il colpo di stato come una vittoria della democrazia. L’eroe dei democratici occidentali Eltsin “bombarda la Casa Bianca – la sede del Parlamento russo – osando quello che neanche i gerontocrati dell’era sovietica avevano osato nel 1991(Boris 2007)”.

Comunque il passaggio alla democrazia in Russia e nei paesi dell’est ebbe elementi scarsamente democratici assieme con caratteri neo-colonialisti, e questo avvenne sotto la direzione dell’Occidente. Richard Portes saluta il cambio di regime nell’est non tanto perché porta alla democrazia ma perché avrebbe portato, in modo irreversibile, alla fine dell’economia socialista pianificata. Peter Gowan nota che in una relazione del F.M.I. di quel periodo, si “’sottolinea il ruolo dell'Unione Sovietica come produttrice di energia, materie prime e prodotti agricoli, lasciando pochissime possibilità alle repubbliche della ex Urss di giocare alcun ruolo importante come potenze industriali sul mercato mondiale’. Il passaggio della proprietà azionaria delle aziende ai dipendenti, nota Gowan, ‘ha avuto un forte sostegno popolare sia in Polonia che in Cecoslovacchia’, ma non è accettabile per i controllori occidentali, poiché è in contrapposizione con il capitalismo del libero mercato cui deve essere sottoposto il Sud del mondo (Chomsky 1993)”. Carattere coloniale che si caratterizzò nella non reciprocità delle aperture economiche. Negli anni ’90 la CEE invece di aiutare la ricostruzione delle economie dell’Est ha cercato di porre barriere doganali chiudendo i canali di esportazione. La Polonia ad esempio tolse ogni barriera doganale per i prodotti europei ma la CEE non fece altrettanto (Chomsky 1993).

Assieme al capitalismo arriva come corollario necessario la corruzione. Il New York Times scrive che ormai secondo i russi tutto va bene perché ci sia qualcosa da guadagnare. Tutto è quindi lecito siano delitti, corruzione, prostituzione, contrabbando e abuso d'alcool e di droghe. Truffe e tangenti sono all’ordine del giorno come se queste cosa fossero del tutto sconosciute in Occidente (Chomsky 1993). Per non farsi mancare nulla anche la criminalità è in forte aumento inclusi i reati commessi dalle classi medie ma si dice su un giornale americano che “è ancora inferiore a quella di New York". Il commento di Chomsky è che “la Russia deve ancora fare molta strada per potersi avvicinare all'ideale capitalista(Chomsky 1993)”. 

Il risultato fu terribile come abbiamo visto. La produzione industriale collassò in 7 anni del 50 per cento, non era successo neanche durante la seconda guerra mondiale. L’aspettativa di vita, nel solo triennio 1991-1994 calò di 6 anni, un vero e proprio genocidio (Boris 2007). Il risultato economico tra Cina e Russia non poteva essere più travolgente. Per fare un esempio nel 1988 il Pil della Russia era il doppio di quello cinese. Dieci anni dopo era il contrario (Jabbour 2008). Mentre la crescita russa (dopo l’epoca buia di Eltsin) si è basata essenzialmente sul petrolio.

[1] Un ex funzionario del dipartimento internazionale del Comitato Centrale del PCUS ricorda: “Nel 1991, quando la vittoria di Yeltsin divenne imminente, un rappresentante del politburo cinese inviò un messaggio al nostro dipartimento dicendo che era il primo caso nella storia in cui il governo di un paese cede il potere politico a un gruppo di avventurieri e prostitute […] Avemmo una certa difficoltà ad inviare questo messaggio a Gorbaciov, che era ancora formalmente al potere (Babich 2006)”.

Bibliografia
Boris. 2007. “Boris Eltsin. Non Lo Rimpiangeremo,” http://www.carta.org/articoli/11094.
Cammelli, Stefano. 2008. “Debolezza Della Cina e Problema Tibetano.” Polonews. http://www.polonews.info/articoli/Saggi%20critici/20080505.pdf.
Chomsky, Noam. 1993. Anno 501, La Conquista Continua. L’epopea Dell’imperialismo Dal Genocidio Coloniale Ai Giorni Nostri. Roma: Gamberetti Editrice.
Gorbacev, Michail. 2000. “Sul Comunismo e Sulla Cina, Esternazioni Di Gorbacev in Occasione Di Un Seminario all’Università Americana Di Ankara.” Prava Rossii. http://www.ricercastoricateorica.org/Prospettive/GORBACIOV-cina-comunismo.htm.
Jabbour, Elias. 2008. “A Defesa Da Humanidade No Modelo Da China.” Avante! http://daliedaqui.blogspot.com/2008/02/defesa-da-humanidade-no-modelo-da-china.html.

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Debunkers dei miti sulla Cina. Avversari della teoria del China Collapse e del Social Volcano, nemici dei China Bashers.