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Non indignari, non admirari, sed intelligeri

Spinoza


Il blog si legge come un testo compiuto sulla Cina. Insomma un libro. Il libro dunque tratterà del "pericolo giallo". Un "giallo" in cui l'assassino non è il maggiordomo ma il liberale. Peggio il maggiordomo liberale. Più precisamente il maggiordomo liberale che è in voi. Uccidetelo!!!Alla fine il vero assassino (a fin di bene) sarete voi. Questo sarà l'unico giallo in cui l'assassino è il lettore. A meno che non abbiate un alibi...ça va sans dire.

domenica 11 marzo 2012

2.1.15: Decostruendo l’uomo tank. Quando la storia diventa fiction

2. Ancora una primavera. Tienanmen e dintorni 
2.1 Il mito del massacro di Tienanmen


Il "massacro" di Piazza Tienanmen è un incidente così avvolto nella mitologia, per la maggior parte generata da giornalisti occidentali e dai loro amici dissidenti professionisti, che è quasi impossibile che qualsiasi analisi "revisionista" possa essere ascoltata. Il mondo ha visto la Dea della Democrazia, le insegne luminose e l'idealismo giovanile dei manifestanti, un gigantesco concerto rock tenutosi sotto lo sguardo, apparentemente incongruo, del presidente Mao, il cui gigantesco ritratto domina la piazza. Indelebilmente impressa nella mente popolare è l'immagine di un uomo solo in piedi sulla strada di un carro armato in arrivo. Il carro armato si sposta a sinistra, e poi a destra, in uno sforzo inutile, per evitare di schiacciarlo. Questa sequenza di eventi potrebbe servire come una sorta di riassunto per gli avvenimenti che hanno portato al famoso incidente.
Justin Raimondo (1999)

L’uso distorto di materiale video ha contribuito notevolmente a sostenere il mito del massacro di Tienanmen. L’immagine cult di quelle giornate che è usata per simboleggiare la strage mostra un cittadino solitario con la borsa della spesa che ferma una fila di carri armati. La sequenza d’immagini non è presa a Piazza Tienanmen ma in un grande viale e dimostra che il carrista cerca di schivare il cittadino senza investirlo. Bene, questa sequenza viene di solito commentata come dimostrazione che i carri armati schiacciarono i rivoltosi. La televisione cinese ha mostrato l’intero video prima che il "Tank Man" scompaia nella folla e sebbene per l’Occidente questa immagine dimostri la feroce repressione dei militari cinesi nei confronti del loro stesso popolo, per il governo ciò mostra solo quanta moderazione abbia usato nei confronti dei rivoltosi (Beam 2009). L’immagine è commentata anche da Li Peng nei Tienanmen papers, che appunto fornisce questa interpretazione: ”Abbiamo visto tutti le immagini del giovane uomo che blocca il carro armato. Il nostro carro armato ha ceduto il passo più e più volte, ma lui stava sempre lì in mezzo alla strada, e anche quando ha tentato di arrampicarsi su di esso i soldati si sono trattenuti e non gli hanno sparato. Questo la dice lunga! Se i militari avessero fatto fuoco, le ripercussioni sarebbero state molto diverse. I nostri soldati hanno eseguito alla perfezione gli ordini del Partito centrale. E’ stupefacente che siano riusciti a mantenere la calma in una situazione del genere!”(Nathan e Link 2001, p.486).


Il giornale Global Times, organo semiufficiale del PCC, 
parla dell'incidente di Tienanmen intervistando alcuni 
Intellettuali cinesi nel 2009. Il China Daily ha ripreso 
l'argomento nel 2011
L'interpretazione di Li Peng è sorprendentemente simile a quella dell'imprenditore taiwanese Tsai Eng-Meng, presidente del  Want Want Grou  - che possiede molti grandi media, compresi il China Times, quotidiano di Taipei che ha negato in un'intervista al Washington Post che la repressione di Pechino 1989 costituisca un massacro. "Secondo il giornale, Tsai ha detto che è stato colpito a quel tempo dai filmati del manifestante solitario fermo di fronte a un carro armato dell'Esercito Popolare di Liberazione e ha detto che il fatto che l'uomo non sia stato ucciso mostra che i reportage sul massacro non erano veri. "Ho capito che non molte persone potevano veramente essere morte" (Pomfret 2011).

Possiamo, dunque, far nostra la tesi di Raimondo, un conservatore tradizionale contrario ai fomentatori di guerre che siano neocon, oppure le lobby proisraeliane colluse tra l'industria degli armamenti o i china haters. Egli sostiene che la scena del "Tank-man" può essere vista come una sorta di riassunto di ciò che successe. Il carrista (governo) cerca di evitare di schiacciare l'uomo-tank (il movimento studentesco) nonostante l'ostinazione di questo ad autoimmolarsi.
Assalto e uccisione di soldati cinesi da parte di teppisti


Ca va sans dire i fotogrammi finali che sono stati mostrati integralmente dalla televisione cinese, sono stati censurati da quelle occidentali che lasciano aperta l’ipotesi che il “Tank man” sia stato investito dal carro. Secondo la stampa occidentale la televisione di stato non ha mai parlato della vicenda. La televisione cinese ha ovviamente parlato diffusamente della vicenda mostrando certe immagini e dando la sua versione dei fatti. 

Il commento della televisione cinese è stato: "Chiunque abbia buon senso può vedere che se i nostri carri armati fossero stati determinati ad andare avanti, questo farabutto solitario non avrebbe mai potuto fermarli. Questa scena registrata su videocassetta scopre il volto della propaganda occidentale. Ciò dimostra che i nostri soldati hanno esercitato il massimo grado di moderazione" (Gate Heavenly Peace 1995).


Si sono così visti manifestanti con fasce nere al braccio lanciare molotov e veicoli dell’esercito dati alle fiamme. Naturalmente sono stati mostrati i soldati uccisi spesso in maniera orribile (censurati deliberatamente come abbiamo visto dai media occidentali). Questi filmati si possono ancora vedere su youtube, ma praticamente mai sono mostrati dalle TV occidentali. Ancora recentemente sia il Global Times sia il China Daily hanno parlato della vicenda di Tienanmen (Xie Ying and Lin Jiasi 2009).




Un blogger che è stato studente in Cina afferma: “Per esperienza personale, stando in contatto con universitari per quassi tre anni, la maggior parte dei giovani (e anziani) conoscono molto bene lo sviluppo degli eventi. Sanno che furono i protagonisti, perché si manifestò e come finì la storia. Uno studente dell'Università di Pechino (dove si può dire che tutto è cominciato venti anni fa), ha spiegato l'idea che ha la maggioranza dei giovani cinesi: "Tutti sanno delle rivolte di Tienanmen. Con i miei amici abbiamo discusso più volte di questo nell'università". C'è chi pensa che il governo abbia agito male, ma -aggiunge il blogger- ma anche chi pensa al contrario che la colpa sia degli studenti (Mendez 2010). In un’inchiesta fatta dal Manifesto, si domanda agli studenti cinesi. "Alla domanda se conoscono i fatti dell'89, la risposta è netta: «Certo»" (Giordano & Woo 2009).

Nonostante questo in Occidente s’insiste sul fatto che i giovani cinesi non riconoscono nemmeno la sequenza fotografica dell'uomo tank. Beh può essere dato che i mass media non la portano in processione come la Madonna Pellegrina degli anticomunisti italiani anni '40-'50. La controprova sarebbe di mostrarla a un centinaio di studenti occidentali per vedere in quanti la riconoscono. Si potrebbe anche sondare la conoscenza da parte degli studenti americani della ragazzina colpita dal Napalm che urla di dolore mentre fugge dal villaggio vietnamita dopo che è stato colpito dagli americani. Per non parlare di Hiroshima e Nagasaki.

La rivista britannica Standpoint ha pubblicato un pezzo di Jonathan Mirsky, un giornalista che ama ricordare che egli è persona non grata in Cina. L’articolo include il seguente paragrafo: "Ancora oggi, se la parola Tienanmen compare su Internet cinese, chi ha utilizzato o ha avuto accesso a essa, si può aspettare che qualcuno bussi alla porta e può unirsi alle decine di attivisti di Tienanmen ancora nelle carceri cinesi e nei campi di lavoro."(Mirsky 2009). Jeremy Goldkorn del prestigioso blog Danwei rileva che questa esagerazione ridicola può essere smentita da chiunque cercando la parola "Tienanmen" o la parola in cinese su Baidu.com e Google.cn, e mostra quanto profondamente non informati possono essere gli specialisti della Cina quando non hanno mai visitato la Cina, Per Mirsky "Tienanmen" si riferisce al massacro (mai) avvenuto nella piazza centrale di Pechino, che è una nozione unica ai media occidentali. In Cina, la parola si riferisce a una posizione centrale a Pechino che ha molte, molte associazioni oltre gli eventi. del 1989. Per molti cinesi, la prima associazione della parola è la canzone patriottica "Amo Pechino, Tienanmen" (Goldkorn 2009). Da notare che Mirsky, al tempo corrispondente del britannico Observer, mentì spudoratamente assicurando di avere visto parecchia gente uccisa sotto il ritratto di Mao a Tienanmen (Munro 2009).

Mostriamo ora la dinamica dell'uomo tank'.


I tank abbandonano Piazza Tienanmen




Nella foto sopra si vede chiaramente che la scena dell'uomo tank' non si svolge in Piazza Tienanmen che rimane alle spalle dei carri armati. E' dunque un viale e inoltre i tank non si dirigono verso la Piazza ma la stanno abbandonando E', infatti, il 5 giugno. il giorno dopo la presunta strage. Insomma come cantava Jannacci " Non era Savona, non era Varazze e non era neanche quella volta lì".
Ciclisti si muovono tra i tank senza timore. Da notare che sono ancora presenti i bulldozer incendiati dai dimostranti
L'uomo tank non finisce sotto il tank come hanno cercato di darci a bere i media censurando questa parte.


Ora i fatti parlano da soli. Il clip dell'uomo tank è noto al pubblico occidentale come la "prova" della "soppressione" del movimento democratico da parte del governo cinese. Ancora una volta, è vero il contrario. Questo dimostra in realtà che non ci fu nessuna "repressione" indiscriminata. Se ci fosse stata una brutale repressione, quantomeno il manifestante sarebbe stato arrestato, se non addirittura ucciso. Tanto più il video è stato girato senza che i soldati dell'EPL lo sapessero. I soldati erano dunque dei brutali macellai senza cervello, come sono stati raffigurati dai media occidentali? I soldati hanno sparano indiscriminatamente? Questi fotogrammi dimostrano solo che l'esercito non aveva alcuna intenzione di uccidere i civili. I soldati si sono difesi solo quando sono stati attaccati dalla folla durante la sommossa. Sì, ci sono state vittime, ma solo perché i rivoltosi hanno attaccato l'esercito; diversi soldati sono stati brutalmente assassinati (un altro fatto che i media occidentali ignorano sempre). Infatti, spettatori innocenti sono stati uccisi come l'esercito ha cercato di difendersi nella confusione di quella fatidica notte. E' stata una grande tragedia per la Cina, ma il suo utilizzo per demonizzare la Cina e l'esercito dimostra solo le cattive intenzioni dei media occidentali. Di fronte ad una provocazione, mentre erano in missione ufficiale, dopo una notte in cui furono aggrediti selvaggiamente dai rivoltosi, i soldati PLA si sono dimostrati disciplinati e rispettosi della vita. Chi è stato l'eroe qui? Il soldato o il manifestante. Secondo molti cinesi oggi queste scene dimostrano che l'Esercito fu Popolare e di Liberazione! In quanto si dimostrò leale con il popolo e pronto a liberare un'altra volta Tienanmen dai controrivoluzionari. Il giornalista d'inchiesta Wei Ling Chua sfata la rappresentazione mediatica di manifestanti disarmati e insiste fermamente sul fatto che la reazione dell'esercito fu estremamente contenuta agendo per legittima difesa. La dimostrazione è proprio il "tank man" (Chua 2014).
Tank Type 59
Sono i soldati che temono l'attacco della folla, e non
il contrario come si evince anche dalle foto che seguono. 
Queste foto sono state pubblicate dal Guardian per la 
prima volta nel 2009
Un blogger ha provato a decostruire la sequenza del “tank man” (Bill 2010). Seguiamo il ragionamento. La cosa più evidente è che l'equipaggio dei carri armati si è chiuso dentro l’abitacolo. Gli equipaggi dei carri armati evitano di farlo e persino in combattimento, quando possono, cercano di mantenere i portelli aperti. La visione dall'interno del tank chiuso è molto limitata ed è quasi impossibile sentire i suoni provenienti dall'esterno, per un tank abbastanza primitivo come il Type 59 (i cui esemplari superstiti sono ora relegati all’addestramento e alla seconda linea), questo è ancora più vero. Il pilota quando il suo sportello è chiuso, può vedere solo attraverso due "blocchi di visione", in primo piano e leggermente a destra. Il comandante in torretta può fare poco meglio. E in un tank chiuso, specialmente nei modelli vecchi come il Type 59, fa estremamente caldo e si agisce in un ambiente stretto ed è difficile per l'equipaggio operare per periodi prolungati soprattutto con il caldo quasi estivo come nel giugno 1989. Allora perché i membri dell'equipaggio non si sono esposti? C’è una sola ragione: proteggere se stessi contro le molotov e gli attacchi dei rivoltosi.

Un tank catturato dagli insorti
Andiamo a vedere più da vicino la foto. Nel primo, terzo e quarto tank si può vedere chiaramente la protezione che copre la bocca dei loro cannoni principali. Il secondo può avere un tappo nero o la bocca può essere aperta, ma il resto delle armi sono coperte. La chiusura delle bocche, ha lo scopo di proteggere l’interno dei cannoni da sporco e polvere, e non viene mai messa in una situazione in cui l’arma principale può essere usata. Questa è la prova che i carri armati sono stati inviati senza alcuna intenzione di sparare con i cannoni principali, qualunque cosa accada. Allo stesso modo, se l’equipaggio rimane chiuso all’interno del carro non può utilizzare la mitragliatrice sul tetto della torretta. Il Type 59, è vero, è dotato di due mitragliatrici.
Una serie di camion e bus attaccati e bruciati per poi 
farne barricate
Poi, ci sono le borse della spesa effettuata dal "uomo del tank" stesso. Ovviamente, se vai a fare shopping - e nessuno ha mai suggerito le borse della spesa significhino qualcosa d’altro - ci devono essere negozi aperti. L’esperienza di situazioni di rivolta dice che i negozi di non aprono mai quando c'è la possibilità di gravi violenze. I proprietari di negozi hanno troppo da perdere da rivolte e saccheggi. Se ci sono negozi aperti, il livello di violenza deve essere molto più basso di quanto si pensi.
Cittadini osservano i soldati che raccolgono
i loro commilitoni morti dai tank e dai camion
.
Ora, se guardate il video, si vede il tank che si sposta a destra e poi di nuovo a sinistra nel tentativo di evitare l'uomo. Se le truppe cinesi avevano già ucciso e schiacciato centinaia di migliaia di civili disarmati, e secondo la mitologia standard, anche in questo 5 giugno, gli studenti tentavano di rientrare in piazza, perché il tank si è dato la briga di salvare la vita di un miserabile contro-rivoluzionario? Non ci può essere una spiegazione ragionevole, se non il fatto che i carristi hanno esercitando la massima moderazione di fronte alla provocazione. 

Anche in questo caso, supponiamo che un iracheno o un afgano abbiano fatto lo stesso a una colonna corazzata americana, o un palestinese a un carro israeliano Merkava, come molti, in effetti, hanno fatto, come pensate sarebbero stato chiamato mentre veniva spazzato via? : Ovviamente "terrorista"!
"Terroristi" (secondo il governo di Kiev) tentano 
di fermare un tank a Mariupol nel Donbass, 
ignorando che solo i terroristi sponsorizzati 
dalla CIA ne hanno facoltà.

massacro" che ha meritato uno sguardo più attento. Dopotutto, dobbiamo essere grati al fotografo e all'"uomo tank" - per motivi direttamente opposti ai soliti racconti dei media occidentali.

E' il 5 giugno, lo stesso giorno dell'uomo tank. 
Sullo sfondo un camion militare bruciato
Widener l’autore del servizio fotografico era confinato nel suo albergo - dice - perché era stato ferito da uno dei famosi “manifestanti non violenti” che gli ha tirato addosso un mattone, distruggendo una delle sue telecamere e procurandogli una commozione cerebrale. Interessante la circostanza. Nella notte del 4 giugno 1989 Widener è attaccato da una folla che ha cercato di rubargli le macchine fotografiche. Widener si è spaventato ma poi ha mostrato il suo passaporto americano per cui ha potuto continuare a riprendere. Un soldato morto giaceva accanto ad un automezzo blindato in fiamme. L'autista era ancora dentro. Mentre stava portando la macchina fotografica all'occhio, un mattone lanciato da manifestante l’ha colpito distruggendo la macchina e procurandogli una commozione cerebrale. Ancora, quindi, una circostanza di violenza che vede protagonisti i "pacifici" dimostranti con tanto di soldati uccisi.

Prima di giungere a una conclusione definitiva sull’uomo tank, però, diamo un'occhiata a un'altra foto, scattata dalla strada e pubblicata solo nel giugno 2009. Presa poco prima della mitica foto, mostra i carri armati in lontananza mentre vengono verso la macchina fotografica, e, in mezzo ad una certa distanza a sinistra, colui che sembra essere (non vi è alcuna prova diretta di questo) "l'uomo del tank", con le borse della spesa in attesa accanto ad un bulldozer, pronto a intervenire all’arrivo della colonna blindata. Diritto in lontananza un ciclista pedala senza fretta, e in primo piano a sinistra un uomo (anche lui con la borsa della spesa) sembra sul punto di mettere il pollice in su, verso la macchina fotografica. In primo piano a destra un giovane mostra forse l'unico segno di fretta o di panico.




Terrill Jones dell’Associated Press, che ha preso questa foto, sostiene che - al fine di evitare di essere colpiti - lui e gli altri si nascosero e non poterono vedere quello che è successo dopo. Questa è una di quelle storie che devono essere esaminate attentamente. Primo: se vi fosse, in effetti, una situazione di violenza, perché il ciclista pedala tranquillamente in modo incurante, sulla linea di fuoco dei tank? Anche se è vero che l'uomo in lontananza a sinistra è "l'uomo tank" perché, e anche se lui è disposto a sacrificare la sua vita per fermare i carri armati perché, è così indifferente? Perché è l'uomo in primo piano ovviamente non mostra alcun segno di panico o paura? A quanto pare sembra stia addirittura sorridendo? Perché l'unico uomo che ha fretta è quello a destra e che va di slancio verso il fotografo, ma comunque nella possibile linea di fuoco dei tank?
Ciclisti passano accanto ai tank senza timore.


Poi, se ci fosse davvero una sparatoria, da dove arriva? Non certo dai tank, come si è detto, le armi principali sono ricoperte e le mitragliatrici antiaeree sono all'esterno mentre i soldati sono chiusi dentro al tank. Il Type 59 è dotato di altre due mitragliatrici, di calibro 7,62 millimetri. Una è un’arma coassiale, che spara lungo la linea del cannone principale, in qualsiasi direzione l’arma viene orientata. In questo caso tutti i carri armati avevano i loro cannoni principale elevati in posizione normale, quindi il fuoco non poteva venire dalla mitragliatrice coassiale - i proiettili sarebbero andati in cielo. La terza mitragliatrice è quella fissata nella parte anteriore del serbatoio e tiro dritto attraverso un diaframma molto piccolo nella corazza anteriore del tank. E’ un'arma quasi inutile, giacché può essere solo utilizzata ruotando l'intero tank per puntare direttamente al bersaglio. Se ciò fosse stato fatto solo il primo tank, avrebbe potuto sparare, mentre il fuoco dagli altri in linea avrebbe colpito i carri armati di fronte a loro.


Ritornando all'ipotesi iniziale sul perché i carristi non si espongono nonostante il caldo infernale di quei giorni: la risposta viene dai giornalisti presenti sul posto:
"Ma in questa come in altre occasioni, è stato per colpire dei «caporioni» della rivolta o per snidare dei cecchini appostati sui tetti [...] l'esercito voleva snidare alcuni cecchini che, infiltratisi nel complesso di palazzoni, prendevano di mira i militari dai tetti" (Pecora 1989, pp.17-18). "A una distanza di qual­che decina di metri dal viadotto, hanno fatto secco un sol­dato di quelli che stazionano a guardia dello svincolo. La polizia armata era sicura che avessero sparato anche dal­l'interno del nostro isolato e ne ha perciò occupato i tre cancelli d'ingresso [...]La polizia pensava di rintracciare i cecchini che hanno ucciso il soldato sul ponte" (Fiore 1989, p.286).

Scena completa mostrata dalla TV cinese: Il Tank Man non è morto.
Jiang Zemin risponde sulla sorte del Tank Man.
Bibliografia
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Méndez, Daniel. 2010. “Todo Sobre La Masacre De Tiananmen | ZaiChina.” http://www.zaichina.net/2010/06/04/mitos-y-verdades-de-tiananmen/.
Munro, Robin. 2009. “Remembering Tiananmen Square.” The Nation. http://www.thenation.com/article/remembering-tiananmen-square?page=full.
Nathan, Andrew J., and Perry Link. 2001. The Tiananmen Papers. Milano: Rizzoli.
Raimondo, Justin 1999. China and the New Cold War. Antiwar. http://www.antiwar.com/justin/justinchina1.html
Szczepanski, Kallie. 2008. “Eyewitness at Tiananmen Square, 1989.” About.com Asian History. http://asianhistory.about.com/od/china/a/WidenerIntervw.htm.




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Debunkers dei miti sulla Cina. Avversari della teoria del China Collapse e del Social Volcano, nemici dei China Bashers.