La Federazione Nazionale dei Sindacati Cinesi (ACFTU) si è battuta con forza per avere efficaci leggi di tutela del lavoro, avvertendo le imprese che non potranno sottrarsi alle loro responsabilità e battendosi per contratti più favorevoli ai lavoratori. Il sindacato ora si è impegnato per avere contratti collettivi di lavoro e non più solo per difendere il singolo lavoratore dagli abusi della controparte. I sindacati cinesi avevano 239 milioni di lavoratori[1] associati nel 2010 con un aumento di più di 13 milioni rispetto all'anno precedente. Alla fine di giugno 2013, il numero di organizzazioni sindacali nazionali è pari a 2.753.000, che copre 6.378 mila unità di lavoro. La sindacalizzazione del personale era dell'81,1% con 280 milioni di persone affiliate. I sindacati degli agricoltori hanno 109 milioni di iscritti, più del 40% del numero totale di lavoratori rurali che sono 260 milioni in Cina (Zhang 2013).
Il sindacato si è impegnato ad istituire le organizzazioni sindacali a norma di legge in ogni azienda per sindacalizzare la stragrande maggioranza dei lavoratori, compresi i lavoratori migranti e dei servizi del lavoro, facendo ogni sforzo per aumentare il tasso di sindacalizzazione a livello nazionale con il 65% delle imprese sindacalizzate e il numero le iscrizioni al sindacato che sono arrivate oltre l'80% nel 2011 (Il tasso di sindacalizzazione a livello nazionale dovrebbe raggiungere il 90% delle imprese e il numero degli iscritti superare il 90% entro la fine del 2013). Il sindacato si è impegnato ad avviare la contrattazione salariale a norma di legge, rafforzando la contrattazione salariale collettiva regionale e la sindacalizzazione del lavoro delle prime 500 imprese mondiali in Cina che ha consentito al sistema di contrattazione salariale collettiva di coprire il 60% delle imprese sindacalizzate nel 2011 (oltre l'80% entro la fine del 2013) (Labor Union 2011).
Questi ambiziosi programmi dei sindacati sono confermati anche da studiosi stranieri: "...le nostre interviste con i rappresentanti dei sindacati e dei datori di lavoro a livello nazionale e comunale hanno mostrato un chiaro impegno per sviluppare il potere delle loro rispettive organizzazioni in qualità di rappresentanti indipendenti, e consentire loro di articolare gli interessi, le aspirazioni e le rivendicazioni dei loro membri all'interno del sistema del dialogo sociale ". La commissione di informazione ha anche osservato che "l'ACFTU è il più attivo sostenitore della consultazione trilaterale come mezzo per proteggere i propri membri e mantenere la pace sociale" (Chan 2004).

Spesso le critiche ai sindacati cinesi vengono da paesi come gli Usa dove gli iscritti sono sì e no il 8% oppure dalla Gran Bretagna dove i lavoratori sindacalizzati sono uno su otto con percentuali minori nel settore in rapida crescita dei servizi. Paesi dunque ampiamente de-sindacalizzati. Scrive James Petras su
Dissident Voice : "Sollevando lamentele più o meno ugualmente applicabili all’Occidente e al Giappone, sull’ambiente, sulla sicurezza dei prodotti ed i diritti sindacali (più del 91% dei lavoratori del settore privato degli Stati Uniti non è iscritto al sindacato e la maggior parte dei lavoratori del settore pubblico hanno un diritto di sciopero altamente limitato o nullo), sia gli Stati Uniti che l’UE stanno tentando di ostacolare l’emersione della Cina come potenza economica mondiale" (Petras 2007).
In Occidente si pensa che gli operai in sciopero ripudino la direzione sindacale. Non è affatto così:
I dirigenti del sindacato di Shekou erano militanti sinceri
che avevano stretti legami con i lavoratori
e ne difendevano fedelmente i diritti. L’esame del sistema organizzativo
del sindacato indica che il presidente era eletto pubblicamente con voto
diretto e che tutti i dirigenti erano scelti sulla base di test. Inoltre i dirigenti venivano regolarmente
valutati dagli operai. Dopo la riforma delle
imprese, i sindacati cominciarono ad agire come partner nella gestione
dell’impresa. Compito principale del sindacato era di difendere i diritti
basilari dei lavoratori, in particolare quando venivano ignorati. Per
esempio, quando più di 1.300 operai dell’officina di Kaida Toy entrarono in sciopero per esigere un aumento di salario, fu
il sindacato, con tre lavoratori dell’impresa, a negoziare con il datore di lavoro. Questi insisteva sul fatto che i salari
degli operai erano superiori al salario minimo stabilito dal governo
locale. Ma il sindacato dimostrò che i salari includevano il pagamento degli
straordinari, e che di fatto erano inferiori
al salario minimo. Le due parti non riuscivano a trovare un compromesso,
e il caso fu portato davanti all’amministrazione del lavoro. Le autorità finirono per dichiarare ufficialmente che “il
pagamento degli straordinari non doveva essere conteggiato nel salario minimo”. Perciò il datore di lavoro fu obbligato
ad aumentare i salari, con soddisfazione di tutti (Feng 2006).
Come si vede il sindacato non è necessariamente estraneo agli scioperi e di solito tratta per i lavoratori in sciopero. Il Washington Post informa che l'ACFTU “sembra interessata a mostrare la sua solidarietà ai lavoratori in sciopero” e riconosce che l'ACFTU “simpatizza con gli operai” smentendo così la notoria versione occidentale che li accusa di abbandonarli per prendere la parte degli imprenditori (Egido 2008). In realtà lo sciopero è considerato piuttosto normale in Cina. Bisogna però ridimensionare la percezione che c’è in Occidente. Gli scioperi coinvolgono nemmeno un milione di operai l’anno. Quanto uno sciopero generale in Lombardia. Nulla se consideriamo i 300 milioni di lavoratori cinesi.
Tra l'altro sotto la pressione dei sindacati nel 1998 e poi ancora con le modifiche del 2001 fu introdotta quella che viene considerato come il riconoscimento della libertà di sciopero. Infatti l'articolo 27 recita:
In caso di blocchi del lavoro o scioperi del rendimento in un’impresa o in un’istituzione, il sindacato dovrà, per conto dei lavoratori e degli impiegati, tenere delle consultazioni con l’impresa o l’istituzione o le parti coinvolte, presentare le opinioni e le richieste dei lavoratori e degli impiegati, e avanzare delle proposte. Riguardo alle richieste ragionevoli fatte dai lavoratori e dagli impiegati, l’impresa o l’istituzione dovrà provare a soddisfarle. Il sindacato dovrà assistere l’impresa o l’istituzione nel trattare propriamente la questione, in modo da aiutare a ripristinare il normale ordine della produzione e l’altro lavoro il più velocemente possibile (Franceschini 2007).
Un altro caso è
ancora più evidente. In un’azienda ci fu un problema tra i lavoratori
pensionati della società:
(…) il presidente del sindacato prese la parola di fronte alla
folla: “Cari vecchi compagni, sono il
presidente del sindacato generale, che, come voi tutti sapete, è un
portavoce fedele dei lavoratori. Vi domando con
sincerità di accordarmi la
vostra fiducia e di autorizzarmi a negoziare con le
autorità.” Cadde il silenzio, la
folla si calmò e i negoziati che seguirono furono coronati
dal successo.

Due anni dopo, nella stessa impresa ci furono ancora dei
problemi quando fu tagliata l’elettricità per delle bollette non pagate. Il
sindacato dell’impresa cominciò a preparare una marcia di protesta. Il suo
atteg
giamento fu immediatamente definito
“antigovernativo”. Il sindacato generale
dichiarò al governo locale che in quelle circostanze era dovere legale del
sindacato stare al fianco dei lavoratori e negoziare. Le autorità locali accettarono la posizione del
sindacato e l’incidente fu risolto con la massima serenità.
In questo caso, si vede che il comitato locale del Partito ha sostenuto
il sindacato, appunto perché esso è legalmente autorizzato a difendere i
diritti dei lavoratori
(Feng 2003).
Dunque il sindacato fa una marcia di protesta e non si vede
per quale ragione non avrebbe dovuto farlo dato che la Costituzione
garantisce la libertà di manifestazione. Naturalmente questa non è sempre stata
la regola generale del sindacato.
II sindacato generale del dipartimento di Lishu, nella
provincia di Jilin, fu selezionato nel 1998
(ACTU, 1998c).
Come in molti altri luoghi della Cina, i dirigenti dei sindacati
venivano scelti dalle autorità. Negli anni ottanta, grazie a un’inchiesta, il
sindacato generale della contea si rese conto
che la maggior parte
dei dirigenti dei sindacati locali svolgeva un ruolo solo simbolico. La loro età media era di 54
anni e il 95% aveva un’istruzione limitata
al diploma secondario. Ma il peggio era che dovevano rendere conto
della loro attività solo alle autorità. Spesso trascuravano i diritti legali
degli iscritti al sindacato e non facevano nulla per proteggerli. E viceversa, gli iscritti al sindacato si disinteressavano
di un’organizzazione in cui non avevano il diritto di eleggere i dirigenti. Dopo
il 1984, tutti i presidenti dei sindacati locali vennero eletti direttamente dagli iscritti. Inoltre essi ottennero il
diritto di dare periodicamente una valutazione dell’operato del
presidente o della presidente. Per riprendere
le parole degli iscritti al sindacato: “Questi portavoce, siamo noi che li abbiamo scelti”. Quattordici anni dopo, 320
sindacati locali della contea avevano a capo dei dirigenti eletti
direttamente, dinamici e devoti al loro
compito. L’età media era di 36,7 anni e il 69% di loro aveva fatto studi superiori. Tutti divennero veri portavoce
degli iscritti al sindacato (Feng 2003).
Quindi è un mito che i lavoratori
contino meno oggi che non durante il periodo pre-riforma.
Sono state condotte varie
inchieste sulla percezione dei sindacati da parte di vari tipi di lavoratori:
operai qualificati, tecnici e operai agricoli. Prendiamo questi ultimi che
vengono ritenuti quelli più svantaggiati. In realtà i braccianti sono ancora
più sensibili (60,6%) degli operai qualificati (48,6%) e dei tecnici (55,1%), alle funzioni sociali del sindacato.
In ogni caso la funzione sociale e non quella strettamente
corporativa del sindacato è quella maggiormente gettonata in tutte e tre le
categorie.
Alla domanda “Secondo voi, su quale compito
dovrebbe concentrarsi il sindacato?”, il 24,5% degli operai agricoli ha
risposto “stabilire meccanismi di consultazione collettiva” e il 75,5% “far
funzionare il sistema del Consiglio dei lavoratori”. Il secondo gruppo include
coloro che avevano scelto di rispondere “valutare la gestione dell’impresa”
(12,7%), “partecipare a importanti riforme politiche” (2%), “aiutare gli
operai a risolvere difficoltà personali” (38,2%), “fare formazione
professionale” (11,8%), “organizzare concorsi di produzione” (4,9%) e
“promuovere attività educative e ricreative” (5,9%). Coloro che hanno indicato
dei compiti riguardanti il funzionamento del consiglio dei lavoratori, vale a
dire la partecipazione democratica, sono nettamente più numerosi di coloro
che hanno optato per l’instaurazione di meccanismi di consultazione collettiva.
Dunque ancora si tratta di un meccanismo che rafforza le funzioni sociali del
sindacato.
In generale i
lavoratori si dicono soddisfatti dei
loro sindacati, oggi si ritengono più soddisfatti che per il passato.
Un sindacalista occidentale è abbastanza stupito delle funzioni del sindacato cinese:
Essi allestiscono l'assicurazione sanitaria e le prestazioni previdenziali in imprese di proprietà statale, costruiscono le case per gli anziani, aiutano i lavoratori a trovare una casa, gestiscono mense, centri medici, scuole materne e bagni pubblici. In un sondaggio nelle aziende private su ciò che il sindacato fa meglio l'ottanta per cento dei membri del sindacato ha messo al top le manifestazioni culturali e i biglietti del cinema. Solo l'otto per cento ha detto che il sindacato si batte per i salari dei lavoratori e le condizioni di lavoro. E' questa una trasformazione? In Cina la principale responsabilità dei sindacati è vista nello sviluppo economico. In tutte le imprese, il sindacato sostiene la produzione e l'efficienza economica. In alcune aziende la leadership del sindacato è anche al vertice del management (i dirigenti sindacali eletti entrano a far parte del management). Il finanziamento per il sindacato è garantito, in quanto l'impresa è tenuto per legge a versare il 2 per cento di assistenza finanziaria. Ci sono i diritti di partecipazione del sindacato in particolare nelle imprese statali e sempre più nel settore privato. Ma anche se ci sono "consigli e assemblee dei dipendenti", e diritti per il sindacato di concludere contratti collettivi, i contratti collettivi non sono ampi e coprono solo il 22 per cento del settore privato (percentuale mutata radicalmente negli ultimi anni)"(White 2007).
Ho esposto qui una sintesi di un
saggio che venne pubblicato da intellettuali generalmente piuttosto critici nei
confronti della realtà cinese. Lo studio dà un sunto non solo delle posizioni
di studiosi cinesi ma anche occidentali e poi il libro non risparmia critiche,
spesso discutibili, ai dirigenti della Repubblica Popolare Cinese.
Recentemente ci sono anche stati
scioperi contro padroncini italiani che erano andati in Cina pensando di avere
a che fare con schiavi.
Se poi gli scioperi sono decine di migliaia sono poca cosa in Cina dato
che la Cina ha
un numero di operai che supera i 200 milioni nella sola industria
manifatturiera.
Quanto sia radicato il
pregiudizio sul sindacalismo cinese lo rivela una visita di sindacalisti bergamaschi in Cina portati là
da un imprenditore che vuole delocalizzare. Già il sindacalista si rivela pieno
di pregiudizi: "Ultima nota di viaggio: corruzione a manetta. Un’automobile
costa poco più di 4 mila euro. Ma ce ne vogliono altrettanti per «comprare» la targa. «Ci hanno detto che
è così per legge. Sì, la legge della mazzetta»" (Cartosio 2005).
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Delegazione dei sindacati cattolici del Belgio incontra i leader sindacali cinesi |
Quello che sostiene è vero ma c’è
un piccolo particolare, i cinesi “tassano le targhe” delle automobili come una
sorta di Tobin Tax contro l’inquinamento. Ciò che è una caratteristica positiva
diventa immediatamente un aspetto negativo. La visone è del tutto deformata
dai pregiudizi. Non c’è nulla di cui
stupirsi se poi continua: "Il sindacato? Non c’è.
Per fortuna, visto che quello di regime funziona solo come agenzia di controllo
o di collocamento. A un terzista servono 200 operai? Si rivolge al sindacato
che li «recluta» velocemente nelle campagne: paghe basse, vivono nei dormitori,
tornano al paese solo tre volte all’anno. Il partito comunista cinese? «C’è, ma
chi sta lì pochi giorni e non deve concludere affari non se ne accorge. Ho
visto solo due o tre bandiere rosse, nessuna statua». Cosa fa il partito? «E’
al servizio del capitalismo più sfrenato»" (Cartosio 2005).
Giustamente osserva Losurdo:
E comunque – si lamenta «Wall Street Journal–Europe» del 6
giugno 2007 – «da diversi anni i salari cinesi crescono ininterrottamente al
ritmo annuale del 10% per cento». Il tasso di crescita tende a conoscere
un’ulteriore accelerazione: a causa anche del netto miglioramento delle
condizioni di vita nelle campagne, ora gli emigrati «si attendono salari più alti
del 16% rispetto all’anno precedente» ed esigono e riescono a strappare anche
benefici e miglioramenti ulteriori. Ancora più impressionanti sono i dati
riportati dal settimanale tedesco «Die Zeit» del 18 ottobre, in un articolo di
Georg Blume: «Attualmente, i salari più bassi crescono del 30% all’anno, mentre
il reddito medio cresce del 14%, e dunque ben più rapidamente di un’economia
che pure si sviluppa in modo dinamico». E’ vero, il costo del lavoro aumenta
più lentamente, ma solo a causa del rapido sviluppo della produttività. A ben
guardare, pur con tutti i suoi limiti e ritardi, il sindacato ufficiale cinese
si rivela nettamente più maturo dei suoi critici (anche quelli di «sinistra»):
chiama la classe
operaia a non rinchiudersi in un gretto corporativismo, per
essere invece la
protagonista del processo di industrializzazione e
modernizzazione del gigantesco paese asiatico nel suo complesso, la protagonista della
lotta nazionale per l’acquisizione delle tecnologie più avanzate, in modo non
solo da rafforzare l’indipendenza della Cina ma anche da spezzare il monopolio
in questo campo finora detenuto dall’Occidente (Losurdo 2007).
Losurdo mette l’accento sul sindacato che non svolge un
ruolo grettamente corporativo, di questo si è discusso in Cina. Il sindacato ha
sì compiti specifici ma i cinesi mettono l’accento anche su quelli generali: "Diversamente dalla funzione di interesse pubblico, il cui fine è di difendere gli interessi di persone
fuori dall’organizzazione — pensiamo al partito politico o al governo —
il fine di un’organizzazione sindacale è difendere gli interessi di tutti i
suoi iscritti. Tradizionalmente il popolo
cinese valorizza enormemente l’interesse pubblico, in opposizione
all’interesse personale" (Feng 2003).
Ossia in generale i cinesi
tendono, come vedremo allorché parleremo dei diritti umani, ad anteporre
l’interesse collettivo a quello individuale. Il sindacato ha cambiato funzioni
rispetto al periodo precedente alle riforme. Prima era una sorta di organismo
politico appena diverso dal Partito, ora ha assunto su di se anche l’interesse
“individuale” inteso come difesa degli interessi “corporativi” dei lavoratori
senza trascurare gli interessi collettivi:
Nel vecchio sistema politico, l’accento veniva posto sugli
interessi propri della classe operaia e i sindacati non rappresentavano un
interesse sociale particolare. Gli interessi dei lavoratori possono essere generali,
collettivi o individuali. Il primo tipo di interesse è rappresentato dal
consiglio dei lavoratori e del personale amministrativo, il secondo dal
rappresentante legale dell’unità, il terzo dal sindacato. Gli interessi
individuali sono un concetto collettivo che non si riferisce solo agli
individui ma ai lavoratori considerati nel loro insieme. Esso comprende le questioni
legate alla remunerazione del lavoro, alle condizioni in cui si svolge, alle
condizioni di vita, alla distribuzione dei diritti di proprietà, alla
partecipazione democratica, alla formazione tecnica ecc. Quando diciamo che il
sindacato rappresenta gli interessi dell’individuo vogliamo indicare che
dovrebbe tendere alla soddisfazione dei bisogni dell’individuo. Ma anche in
questo caso, non dovrebbe perdere di vista gli interessi di ordine generale e
quelli collettivi (Feng 2006).
Nel passo appena citato vengono chiaramente esposti gli interessi ai vari livelli, ad esempio il Consiglio dei
Lavoratori e del personale amministrativo che partecipa anche alla gestione
della aziende come rappresentante dell’interesse generale perché proprio di
tutta la società poi il rappresentante dell’unità produttiva che rappresenta
gli interessi legali, quindi collettivi, dei lavoratori di quella azienda ed
infine il Sindacato che rappresenta gli interessi individuali e i bisogni dei
singoli lavoratori ma che non sono in conflitto con gli interessi collettivi.
"I sindacalisti mantengono un controllo stretto con i dirigenti
dell’amministrazione. Il presidente del
sindacato è membro ufficiale della direzione dell’impresa
e ha il diritto di partecipare alle riunioni della direzione del Partito e
della direzione amministrativa. Per la
Zhang, il consiglio dei
lavoratori e del personale amministrativo è “un sistema che combina la politica e
l’amministrazione”, giacché ha la duplice funzione di gestione
amministrativa e di rappresentanza di interessi. Da questa analisi possiamo
dedurre che, nel nostro sistema, anche il sindacato ha una funzione duplice di rappresentanza di interessi e di ruolo sociale,
fermo restando che il secondo è maggiormente evidente" (Feng 2006).
Dunque i sindacati sono la forma
attraverso cui i lavoratori partecipano oltre al Consiglio dei lavoratori anche
all’amministrazione dell’azienda:

A partire dagli anni novanta
la consultazione collettiva
e il sistema di contratto collettivo (che chiameremo “sistema di consultazione
collettiva”) sono stati adottati in
un
numero crescente di imprese. Questo nuovo sistema, diverso dal consiglio
dei lavoratori, offre ai sindacati un mezzo più sistematico di
rappresentare gli interessi dei lavoratori. Il
diritto del lavoro della Repubblica
popolare cinese riconosce chiaramente che i lavoratori e le imprese
costituiscono due parti. Secondo l’art. 32 della legge sul lavoro, il contratto
collettivo deve essere firmato dalla parte che rappresenta i lavoratori
dell’impresa e dall’impresa in quanto controparte. Normalmente, è il sindacato
che rappresenta i lavoratori.
L’art. 84 stabilisce che i
conflitti relativi al contratto collettivo che non si possono risolvere
fra le due parti vanno presentati all’amministrazione del lavoro, al comitato
di arbitrato del lavoro o al tribunale del popolo (Feng 2006).
Nella citazione di Feng ci si riferiva a periodi precedenti l’introduzione delle
nuove normative del lavoro e si vede come i lavoratori e i sindacati potessero
avvalersi, anche allora, di vari strumenti compreso il ricorso davanti ad un
tribunale per fare prevalere i loro interessi.
Come sempre i cinesi introducono cambiamenti a livello locale che se poi è
il caso li estendono. Ad esempio il salario minimo applicato a livello
sperimentale in alcune zone poi generalizzato alla fine degli anni ’90. Poi, in
seguito, agli inizi del nuovo secolo 10.000 imprese hanno iniziato un
esperimento pilota attraverso negoziati collettivi. 26 provincie, regioni
autonome e municipalità hanno pubblicato le linee guida degli stipendi e 88
città pubblicavano guide ai livelli salariali per il mercato del lavoro già nel
2002.
Anche gli studiosi stranieri che hanno analizzato la
funzione dei sindacati cinesi concordano sulla loro funzione non meramente
corporativa ma anche sociale:
La ricercatrice americana Jeanne L. Wilson e l’australiana Anita
Chan hanno analizzato lo sviluppo del sindacalismo in Cina dal punto di vista
del corporativismo societario Secondo le due
ricercatrici, i sindacati in Cina vanno
considerati come “organizzazioni a funzione sociale” più che come organizzazioni rappresentative di interessi.
La loro analisi
suggerisce che dagli anni cinquanta ai novanta del secolo scorso i
sindacati cinesi erano una specie di
organizzazione funzionale combinata. In prospettiva leninista, il ruolo dei sindacati è di collegare la direzione centrale del Partito alle masse lavorataci. La doppia funzione
che i sindacati avrebbero dovuto svolgere consisteva da una parte nel
trasmettere le istruzioni dello Stato
centrale dal vertice alla base, per mobilitare i lavoratori nella
produzione, e dall’altra far risalire le esigenze dei lavoratori dalla base al vertice, per proteggere i loro
interessi e il loro benessere. Alcuni
giudicano che questo “dualismo classico” sia una contraddizione in sé. Jeanne Wilson nella sua analisi
della prassi della Federazione dei sindacati cinesi conclude che malgrado la dimensione
contraddittoria di quel dualismo,
nella misura in cui il concetto è applicato nella pratica, il movimento
sindacale cinese può ottenere un’autonomia maggiore di quella che aveva al tempo di Mao (Wilson, 1986, 244).
Anita Chan pensa che la
Wilson è una dei rari studiosi occidentali che abbiano
veramente colto il senso delle attività
della Federazione sindacale cinese. Chan ritiene che in quanto organizzazione corporativa la Federazione ha
svolto un ruolo ancora più importante di quanto non pensi la Wilson. Nel sistema politico attuale, la Federazione rappresenta
de facto le funzioni legittime dei lavoratori e la sua natura corporativa
diventa sempre più evidente. (…) La
sua forma ideale somiglierebbe a una specie di corporativismo
sociale. Anita Chan spera che la Federazione saprà imparare dalle esperienze dei sindacati dell’ex Unione Sovietica e dei
paesi dell’Europa orientale. Se questo sforzo sarà efficace, i
lavoratori sapranno riconoscere che la maniera migliore
per tutelare i loro interessi di classe
è di fare il miglior uso possibile del sistema esistente. Se non sarà così, i cambiamenti di struttura del corporativismo
di Stato saranno probabilmente meno rischiosi (Chan, 1993, 21) (Feng 2006).
Dunque la funzione rappresentativa positiva dei sindacati è riconosciuta
proprio da studiosi occidentali. Un dirigente sindacale poi ricorda il
dibattito all’interno del sindacato che viene paragonato alle organizzazioni
femministe per la sua specificità:
“Durante la preparazione del 10° congresso nazionale della
Federazione sindacale cinese, si decise di presentare un foglio del percorso
all’autorità centrale del Partito, per
l’approvazione. Nessuno di noi aveva obbiezioni a focalizzare il lavoro
sul problema della modernizzazione. Eravamo anche d’accordo sui due ruoli
principali del sindacato: difendere gli interessi
dei lavoratori ed educare i lavoratori. Le opinioni erano però divergenti
al momento di stabilire una gerarchia fra i due ruoli. A quale dare priorità? Quando il problema fu presentato
all’autorità centrale del Partito, il compagno Hu Qiaomu affermò che se la campagna delle donne era considerata come un movimento
femminista e l’obiettivo principale
della Federazione femminile cinese era la difesa dei diritti legali delle donne e
dei bambini, il ruolo del sindacato era parallelamente quello di difendere i diritti legali degli operai. Questo parere fu poi
approvato dal segretariato del
Comitato centrale del Partito. Per questo il ruolo di difesa degli
interessi dei lavoratori è stato particolarmente evidenziato al momento del 10°
congresso nazionale della Federazione sindacale
cinese” (Chen ji, 1999 citato in Feng 2003).
Per risolvere i conflitti sindacali in Cina sono stati istituiti comitati di arbitrato. Fino alla fine del 2001 in Cina erano stati creati 3.192 comitati
di arbitrato per le dispute di lavoro a livello di contea o superiore,
consistenti in circa 20.000 “arbitri” a tempo pieno o parziale. Dall‘agosto
1993, quando è stato promulgato il Regolamento delle dispute concernenti la risoluzione delle delle
dispute del lavoro, alla fine del 2001, i comitati nell’intero paese hanno
affrontato 688.000 dispute, che coinvolgevano 2.368.000 lavoratori. Più del 90%
di queste dispute sono state depositate ufficialmente altre 503.000 non sono
state registrate ufficialmente.

La maggior parte di queste cause riguardano gravi abusi: ritardo nel pagamento dei salari (a prescindere dal settore a cui apparttiene l'azienda), la violazione del diritto al risarcimento per i lavoratori licenziati nel settore statale, ritardo nel pagamento delle pensioni, orari di lavoro eccessivi, la mancanza di risarcimento in caso di incidente o contrazione di malattie professionali. Secondo uno studio, i lavoratori meno istruiti tendono portare le loro lamentele, davanti agli Uffici reclami gestiti dagli Uffici del Lavoro delle Assemblee Municipali del popolo o agli organi del partito, mentre i lavoratori più istruiti e più abili sono più propensi a fare ricorso alla legge. In un caso come nell'altro, è l'azione legale intrapresa in risposta ad un reato. Non si tratta d iniziative collettive per reclamare i diritti come il diritto di presentare denuncia contro una direzione che nega la contrattazione collettiva o contro funzionari sindacali che non tutelano i diritti dei lavoratori. In realtà, queste opportunità di arbitraggio possono anche servire a prevenire una situazione di crisi in cui i lavoratori potrebbero tentare di formare sindacati o impegnarsi in proteste di massa. E questa è la ragione che presiede la politica del governo di istituire procedure legali per la risoluzione delle controversie (Chan 2004).
Il numero delle vertenze di lavoro attraverso procedure arbitrali stabilite dalla nuova normativa, ha ha fatto un balzo significativo, da 19.000 controversie nel 1994 a 184 000 nel 2002. Tra il 1987 e la fine del 2005 ci sono state 1,72 milioni controversia ad arbitraggio del lavoro, che hanno interessato 5,32 milioni di lavoratori, più della metà dei quali coinvolti in controversie collettive, con un tasso di crescita del 27,3% annuo (China Daily, 27 agosto 2007). Il numero di controversie che vanno ad arbitrato sono aumentate di un ulteriore 42% nel 2006 rispetto al 2005. La maggioranza di casi di arbitrato vengano risolti a favore dei lavoratori. I lavoratori hanno vinto nel 2001 il 48% dei casi, i datori di lavoro ha vinto il 21% e i rimanenti non risolti inequivocabilmente a favore di una delle parti (Clarke e Pringle 2009). Le clausole favorevoli ai lavoratori in tal modo hanno consentito di incanalare una parte delle rivendicazioni in azioni legali. Non solo le leggi hanno reso possibile le procedure, ma hanno anche aumentato la consapevolezza che i lavoratori hanno dei loro diritti (Chan 2004).
Il passaggio di queste nuove leggi ha consentito un notevole aumento del numero di avvocati e di servizi di assistenza legale per i lavoratori che effettuano le vie legali per chiedere il risarcimento in caso di incidenti o malattie. Alcuni avvocati esercitano nel contesto dei centri di assistenza legale nei dipartimenti di diritto delle università o dei sindacati, mentre altri cominciarono a praticare privatamente. Atti di risarcimento stanno diventando sempre più aggressivi, nonostante la loro natura reattiva, dal momento che il governo è disposto a fornire più spazio per tali cause. Ma queste procedure sono troppo lunghe, in modo che i lavoratori e i lavoratori migranti non le possono utilizzare per mancanza di tempo e di denaro (Chan 2004).
La Federazione Unitaria
dei Sindacati della Cina (ACFTU) nell’aprile del 2007 ha pubblicato il
proprio piano per promuovere la contrattazione collettiva in più industrie e
regioni. Il meccanismo permetterebbe ai
rappresentanti dei sindacati o dei lavoratori di assumere l’iniziativa nella
richiesta di aumenti di salario e di negoziare direttamente con i datori di
lavoro affinché le due parti raggiungano un accordo. Il vicepresidente dell’ACFTU, Sun Chunlan, ha affermato di voler esplorare e cercare di risolvere i problemi esistenti promuovendo le trattative per salari ragionevoli, bonus, assegni e sussidi. Già dal 2007 le autorità di Shanghai hanno pubblicato un piano particolareggiato per promuovere tali pratiche, che punta a stabilire nel giro di un'anno il meccanismo della contrattazione con i sindacati nel 75% delle imprese statali e nel 60 % delle imprese non-pubbliche. Il piano incrementerà il numero di lavoratori coperti dal meccanismo del 10 %. L'idea di risolvere le dispute salariali attraverso la contrattazione organizzata venne introdotta dal Ministero del Lavoro e della Sicurezza Sociale che nel 2000 si pronunciò a favore della parità fra datore di lavoro ed i lavoratori nel fare proposte conservando lo stesso potere di veto. Un esempio è stata a trattativa salariale alla Hua Yue nel 2007, un’azienda i cui 700 impiegati hanno ottenuto l’innalzamento dell salario minimo annuale di 1.860 yuan (265 dollari USA). I lavoratori specializzati hanno goduto un aumento maggiore (Salari cinesi 2007).

Scrive una sindacalista canadese: "L’ACFTU sembra essere dall’esterno un monolite. In pratica funziona in modo differente nei vari posti di lavoro ed è composta da sindacalisti con una vasta varietà di opinioni su come i sindacati debbano funzionare in Cina".
Le leggi che proteggono i diritti del lavoro in Cina sono migliori che in molti altri paesi e secondo l'OCSE migliori di quelle italiane. Ma i pregiudizi sono tali che raramente si coglie la realtà. Ad esempio afferma un sindacalista italiano: "Per gli standard cinesi, l'Itema di Shanghai è una fabbrica modello: pulita, ben aerata, dotata di mensa e spogliatoi. Ritmi di lavoro sostenuti ma non pazzeschi. Lavoratori giovani, molte donne. Il salario superiore alla media permette d'avere un'abitazione individuale. «Ma per i diritti, siamo al Medio evo». (Cartosio 2005). Il problema è che è che la questione dei diritti i sindacalisti non l'hanno affrontata con i loro colleghi cinesi e tutto è stato ricavato da impressioni.
Con 25 firme sul posto di lavoro i lavoratori possono costituire il sindacato. Una volta riconosciuto, il proprietario deve pagare il 2% degli stipendi complessivi al sindacato e i lavoratori lo 0,5%. La Labour Contract Law entrata in vigore il primo gennaio del 2008, ha aiutato ad assicurare i sindacati del diritto di negoziare accordi collettivi. Continua il sindacalista canadese:
La visita alla General Motors di Shanghai era preparata dall’azienda e ho passato la giornata assieme al direttore per la salute e sicurezza della GM per la Cina. Ho incontrato i rappresentanti sindacali alla fine del giro degli impianti e a anche a pranzo… Tre persone sono responsabili per la conduzione delle elezioni nei sindacati a scrutinio segreto. I 5000 votanti hanno eletto 200 rappresentanti sindacali. Questi rappresentanti hanno eletto a loro volta la dirigenza a tempo pieno del sindacato (l’equivalente di dodici persone e mezzo dato che il presidente è anche presidente del Partito). Il sindacato è guidato dai vecchi rappresentanti scelti dai lavoratori.
Le elezioni sindacali si sono tenute l’anno scorso e si tengono ogni conque anni. Durante questo periodo la compagnia non può licenziare nessuno dei rappresentanti del sindacato. Il tempo perso dai rappresentanti sindacali, sia quelli a tempo pieno che part-time, viene pagato dall’azienda come richiesto dalla legge. Lo stipendio del presidente del sindacato è almeno lo stesso del presidente dell’Azienda e lo stipendio del vice-presidente è al livello di direttore.
Noi abbiamo avuto lunghe discusioni sul problema del ritorno al lavoro e l’invalidità permanente. Il sindacato ha fatto un vero passo in vanti e il presidente è abbastanza fiero di questo. I contributi di malattia sono normalmente pagati attraverso il sindacato, ma 10 lavoratori dell’azienda hanno contratto il cancro e sono permanentemente disabili, il presidente ha dato un cifra addizionale di 1,9 milioni di Euro per provvedere ai lavoratori disabili. Queste somma è per i trattamenti medici e per il pagamento del trattamento di malattia che varia dal numero di lavoratori dipendenti. Stipendi e benfits sono relativamente alti, con stipendi con una media di 2.200-2.500 RMB per mese, e con una partecipazione agli utili che può raddoppiare lo stipendio (i lavoratori hanno preso 25 mensilità di salario nell’ultimo anno). I bonus sono pagati ogni quattro mesi. Straordinari possono essere richiesti per un’ora al giorno. Qualche volta si lavora il sabato ma i lavoratori sempre riposano la domenica. Ebbene ci sono anche sussidi per la casa. La compagnia incoraggia i
lavoratori a comprare l’automobile e prevede speciali vantaggi e una sovvenzione
di incoraggiamento se essi lo fanno. I lavoratori possono permettersi di
comprare una piccola macchina e la compagnia fa loro uno sconto (sei mesi di
salario se è la prima volta). Così più di 500 persone hanno comprato l’auto ma
la maggior parte sono dirigenti. Ci sono ora 3.259 membri del sindacato di cui 603 donne. Molto lavoratori
sono anziani ma ci sono nuovi arrivi. Recentemente 90 diplomati dal college e
270 altri lavoratori sono stati assunti. Prima che l’assunzione inizi, essi ricevono
una formazione sulla sicurezza. Il sindacato è stato fondato nel 1984 e funziona
attraverso il sistema dei congressi, il primo dei quali si tenuto nel 1985. Ci
sono stati sei congressi fino ad ora. Il congresso sceglie il Comitato sindacale
che consiste in 11 persone e un presidente. Ce ne sono 10 rappresentanti a
tempo pieno e circa 25 part-time. Ci sono circa otto gruppi di lavoro
specializzati, tra loro i maggiori sono: salario e welfare, produzione, protezione sul lavoro. Ci sono anche 10 rappresentanti part-time, eletti dai
lavoratori con un sistema di voto segreto (scrivendo il nome su un pezzo di
carta) su base dipartimentale. Io gli ho domandato cosa succederebbe se alla
compagnia non piacessero i rappresentanti part-time. Lei mi ha risposto che
sarebbe molto molto male per l’azienda, siccome essi sono i veri
rappresentanti sindacali. Lei si incontra con questi rappresentanti part-time
ogni giorno e dice che essi sollevano suggerimenti e danno idee, non solo
problemi e lamentele (Walker 2004)[3].
Un'altra forma organizzativa, che esprime anche il potere della classe operaia e del suo rapporto con il governo e lo Stato, sono i comitati del PCC nelle aziende. Solo nelle imprese non statali nel 2001 funzionavano 71.000 organizzazioni di partito. A volte i comitati di partito capeggiano le mobilitazioni per chiedere legittimi miglioramenti. Il giornale della borghesia di Hong Kong riferisce che nelle città di Xianyang, Yan'an, Baoji e Hayzhong funzionari dell'Acftu e membri del Partito hanno marciato uniti con i lavoratori (Egido 2008).
Qui è una sindacalista americana in visita ad un parco tecnologico che riporta:
Il parco stesso è un progetto di joint venture tra il governo cinese e un governo straniero - Singapore. L'obiettivo è quello di ottenere l'up-to-date della tecnologia, l'esperienza commerciale e gestione dello sviluppo economico di Singapore. Gli investitori stranieri forniscono un strada per entrare nel vasto mercato cinese in forte espansione. Abbiamo domandato quale sia il livello di sindacalizzazione in SIP - la All China Trade Union Federation aveva detto che il suo obiettivo è quello di organizzare tutti i lavoratori del settore privato, nonché le imprese di proprietà statale. Ci hanno detto che funzionano oltre 20 sindacati al parco industriale, e più del 75 per cento dei lavoratori sono organizzati. Nel quadro di accordi intergovernativi, le joint venture non devono opporsi in qualsivoglia modo ai lavoratori che vogliono sindacato (Bechtel 2002).
La ristrutturazione delle aziende di Stato nel periodo in cui arriva la delegazione canadese è in pieno svolgimento, e si è tradotta in una disoccupazione del 3,6 per cento, ma si afferma che il 90 per cento di questi ricevono un certo livello di un'indennità giornaliera. Scrive un sindacalista indiano qualche anno più tardi: "24 milioni i lavoratori sono disoccupati in Cina a causa di introduzione di nuove tecnologie e rappresentano il 4,3 per cento della forza lavoro. Quest'anno la cifra potrebbe raggiungere il 4,6 per cento a causa della modernizzazione del settore tessile in Cina. Circa 4 milioni di lavoratori si aggiungono al mercato del lavoro ogni anno a causa di nuovi operatori. Il governo sta adottando una politica che garantisca la creazione di circa 10 milioni di posti di lavoro ogni anno. I lavoratori disoccupati sono protetti da un regime di assicurazione contro la disoccupazione. Nell'ambito di questo regime ai lavoratori viene dato un salario minimo per un periodo di 3 anni. Se poi non trova lavoro al lavoratore vengono offerte alcune garanzie di sopravvivenza. L'importo è comunque variabile tra diverse province. Ad alcuni lavoratori viene fornita assistenza finanziaria in modo che possano vivere. Per i figli di lavoratori disoccupati sono previsti servizi speciali per i loro studi a scuola e all'università. (Pandhe 2004). Ancora nel 2006 il tasso di disoccupazione è relativamente basso sebbene oggi sia leggermente superiore a quello indicato nell'articolo di qualche anno fa che riportiamo: "Il tasso di disoccupazione in Cina è del 3,8% mentre nel Sud-est asiatico del 4,7%. Tasso di molto inferiore a quella dei paesi "paesi sviluppati", tra cui Europa, Stati Uniti, Canada, Giappone, che è del 6,7%. In Europa centrale e nell'ex Unione Sovietica, la disoccupazione è cresciuta dal 9,5% del 2004 al 9,7% nel 2005. La zona più rapida crescita in cui la disoccupazione è in America Latina e nei Caraibi con il tasso del 7,7%. Il più alto tasso di disoccupazione è in Medio Oriente e Nord Africa che è del 13,2%. Nell'Africa sub-sahariana la disoccupazione è pari al 9,7% (Noticia importante 2006).
A proposito della ristrutturazione delle aziende statali che a sentire i critici di sinistra della Cina si sarebbe trasformata in un'autentica macelleria sociale Clarke e Pringle scrivono che in Cina (e in Vietnam) la protesta da parte dei lavoratori delle aziende di Stato è stata contenuta dalla cautela adottata dal governo per la riforma delle imprese statali e dalle disposizioni adottate per la compensazione e la riconversione dei lavoratori in eccesso, in modo da permettere a coloro che rimanevano occupati di essere persino dei dei privilegiati nel contesto della Cine e del Vietnam socialisti. In questi paesi i sindacati sono stati resi consapevoli delle autorità politiche della loro responsabilità nel contenere la protesta dei lavoratori e mantenere la pace sociale incoraggiandoli comunque a svolgere un ruolo più rappresentativo nel mondo del lavoro (Clarke e Pringle 2009).
D'altra parte, i lavoratori licenziati delle aziende di stato costituivano il nucleo tradizionale della classe operaia cinese che costituiva allora (come del resto ora) lo zoccolo del del Partito. Molti di questi lavoratori, in particolare nel Nord-Est della Cina, nelle loro proteste si sono appellati ai valori tradizionali della Cina post-liberazione: come l'uguaglianza', l'onestà' e l'altruismo' e affermavano loro sostegno al 'socialismo cinese' opponendosi a coloro che volevano portare la riforma lontano da valori tradizionali. I lavoratori licenziati sono stati maggiormente sostenuti le loro richieste direttamente al governo piuttosto che al management della società e questo spiega l'enorme prestigio delle autorità centrali in Cina.
Il giro di vite dopo Tiananmen e un significativo aumento dei salari nelle aziende di Stato nei primi anni 1990 sembrano aver messo il coperchio sulla protesta nelle aziende di stato nella prima metà degli anni 1990, ma la protesta si è intensificata a partire dalla metà del decennio, come la riforma e conseguenti licenziamenti e il mancato pagamento dei salari e dei benefit da parte delle imprese insolventi si è spostata dalle piccole alle grandi aziende di Stato. Le prime proteste hanno preso la forma predominante di petizioni, ma entro la fine del secolo le forme più radicali di protesta erano diventate la norma, comprese manifestazioni pacifiche che bloccanovano le strade e l'accesso a edifici e appelli al governo locale di agire per venire incontro alle rimostranze dei lavoratori. La protesta da parte dei lavoratori delle aziende di Stato è stata accolta a livello locale da una miscela di repressione mirata e ampie concessioni, l'equilibrio tra i due dipendeva del carattere della protesta, dalle risorse disponibili delle autorità locali e dalle simpatie politiche dello Stato locale, ma in generale lo stato ha maneggiato con cura proteste per paura che la repressione avrebbe provocato un'ulteriore protesta o diffusione ai lavoratori ancora al lavoro. La maggiore repressione si è avuto a Liaoyang, nel 2002, dove due dei leader della protesta hanno ricevuto lunghe pene detentive (Global Wage 2013). In realtà l'incarceramento di due leader degli scioperi è avvenuto a seguito della loro adesione alll'illegale Partito Democratico di ispirazione liberale e finanziato dagli USA.
Mentre il governo cinese si è basato su una dura repressione dei presunti leader, sostenuto da concessioni ai lavoratori, nel trattare con le proteste su larga scala per i licenziati di lavoratori delle imprese statali nel Liaoning, nel 2002, il saldo tra la repressione e la concessione è spostato marcatamente verso la seconda negli ultimi anni. La tipica risposta delle autorità agli scioperi nelle regioni costiere oggi, come in Vietnam, è quello di cercare di risolvere l'argomento il più rapidamente possibile, e contenere lo sciopero prima che si diffonda ad aziende confinanti. Come in Vietnam, spetta al governo locale incoraggiare gli imprenditori nel fare concessioni al sindacato locale per convincere gli operai a tornare al lavoro (Clarke e Pringle 2009)
In combinazione con gli effetti della crisi finanziaria asiatica, la recrudescenza delle proteste ha temporaneamente rallentato la riforma delle aziende di Stato, alla fine del secolo. La minaccia di proteste provocate dai licenziamenti è stato ulteriormente evitata non con l'intervento sindacale, ma con misure del governo per distribuire il carico e facilitare il reinserimento dei lavoratori licenziati. A molti lavoratori licenziati sono stati offerti prepensionamenti. I lavoratori designati ad essere licenziati sono stati tenuti a libro paga e pagando un'indennità per un massimo di tre anni, durante i quali molti hanno trovato altri lavori. Centri di reimpiego sono stati stabiliti in aziende di stato per fornire formazione e inserimento lavorativo, con le organizzazioni sindacali a cui era stato assegnato un ruolo significativo nella gestione di questi schemi, e sgravi fiscali sono stati offerti alle imprese che reimpirgavano lavoratori licenziati. Queste misure sembrano essere stati efficaci nell'evitare e smorzare le proteste associate ai licenziamenti SOE che altrimenti sarebbero potuti diventare esplosivi (Global Wage 2013).
Già dal 2007 le autorità di Shanghai hanno pubblicato un piano particolareggiato per promuovere i contratti collettivi, che punta a stabilire entro l’anno il meccanismo della contrattazione con i sindacati nel 75% delle imprese statali e nel 60 % delle imprese non-pubbliche. Il piano estenderebbe il numero di lavoratori coperti dal meccanismo del 10 %. Nello stesso anno la trattativa salariale nel Hua Yue, un’azienda produttrice di nastro adesivo con più di 700 impiegati nella Provincia di Hebei, ha alzato il salario minimo annuale dei lavoratori di 1.860 yuan (265 dollari USA). I lavoratori specializzati hanno goduto un aumento ancora maggiore (Salari cinesi 2007).
In un incontro con sindacalisti indiani il segretario dell'ACFTU nel 2004 affermava:
...che ACFTU ha 123 milioni di membri e dispone di 32 sedi provinciali. La forza lavoro totale in Cina è stimata in 315 milioni, di cui circa 100 milioni sono lavoratori migranti. L'ACFTU ha 1.570.000 comitati di base in tutta la Cina. Dal momento che l'appartenenza sindacale è su base volontaria, non tutti i lavoratori sono membri del sindacato. Anche se molti lavoratori agricoli sono membri del ACFTU la penetrazione in questo settore deve essere rafforzata. In genere ogni anno 6,6 milioni i lavoratori raggiungono il sindacato. I sindacati in Cina stanno giocando un ruolo importante nell'adozione di leggi sul lavoro. Il Congresso Nazionale del Popolo consulta l'ACFTU per l'approvazione delle leggi sul lavoro e dei regolamenti in materia di condizioni di lavoro, di sicurezza, di salute e infortuni sul lavoro. Più di 30 leggi e regolamenti sono stati fino ad ora adottata dal CNP consultando le organizzazioni sindacali. Il presidente dell'Acftu è vice presidente del CNP e recentemente ha chiesto la revisione di alcune delle leggi sul lavoro a favore dei lavoratori. Il diritto societario in Cina viene ora modificato e ACFTU sta garantendo che i diritti dei lavoratori e gli interessi siano adeguatamente protetti in tale legge. Xu ha spiegato che sessioni congiunte vengono periodicamente tenute tra ACFTU e dal governo della Cina a livello centrale, provinciale e comunale per garantire che i diritti dei lavoratori siano adeguatamente protetti. 673.000 contratti collettivi sono stati firmati in Cina che coprono 1.210.000 imprese e 100,3 milioni di lavoratori. Al fine di promuovere e rafforzare la gestione democratica nell'industria le fabbriche e gli stabilimenti hanno un congresso dei lavoratori per decidere le politiche di gestione dell'impresa, in consultazione con le organizzazioni sindacali. Prendono in considerazione lo sviluppo tecnologico del gruppo e la pianificazione nel portare avanti la produzione. Le imprese non pubbliche sono ora coperte dal sistema del Congresso dei lavoratori in modo che le imprese sono gestite in modo democratico (Pandhe 2004).
Il 40 per cento di lavoratori dipendenti sono donne e i loro diritti sono uguali a tutti gli effetti (Pandhe 2004).
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Sindacalisti cinesi ospiti del sindacato australiano |
La stessa delegazione indiana visita un'azienda statale cinese. Il 48 per cento dei posti di lavoro nella fabbrica è occupato da donne La stessa proporzione di donne c'è tra il personale di gestione. Ogni lavoratore in fabbrica vene dotato di una casa. I lavoratori sono incoraggiati ad avere una casa propria attraverso un fondo creato dal contributo congiunto dei lavoratori e dell'azienda. Per mezzo Yuan ai lavoratori viene offerta una buona qualità del pranzo da parte della direzione della fabbrica. Ogni lavoratore in fabbrica ha diritto alla pensione di vecchiaia. I lavoratori partecipano alla gestione della fabbrica e ogni decisione politica è presa in consultazione con il sindacato. La fabbrica gestisce una scuola di gestione aziendale per l'avanzamento delle capacità tecniche dei lavoratori e del management. La fabbrica consente ai lavoratori l'acquisto di azioni, se lo desiderano.
I sindacalisti indiani vanno poi in visita ad un'altra azienda:
La nostra visita a unità Leica Microsystem con una collaborazione tedesca era informativa. La gestione è completamente controllata dai cinesi, mentre gli esperti tedeschi danno indicazioni tecniche. L'unità produce sistemi di microscopia nelle scienze della vita, strumenti per l'infiltrazione in tessuti e l'inclusione, offre nuovi approcci nell'ambito della micro-chirurgia e attrezzature per i semi-conduttori. La maggior parte dei dipendenti sono altamente qualificati e la produzione di beni ad alto valore aggiunto è esportata in tutto il mondo. (Pandhe 2004)
Un gran numero di dipendenti sono donne e il processo di produzione è molto automatizzato. Tutti i 1500 dipendenti si sono sottoposti ad una formazione completa per eseguire operazioni molto complesse. Il Direttore Generale della fabbrica è un giovane tecnocrate cinese che conosce personalmente tutti i dipendenti. Ha spiegato il funzionamento della fabbrica in modo semplice e ci ha mostrato l'effettivo funzionamento di tutti i reparti. Ogni lavoratore ha accesso diretto a lui e un sistema di monitoraggio efficace di tutti i reparti è ben sviluppato. Sono stati personalmente esaminati tutti gli aspetti del lavoro della fabbrica, portando ad un aumento sostanziale della produttività dei lavoratori. I collaboratori tedeschi hanno dato assistenza finanziaria e tecnica, ma il controllo di gestione è interamente nelle mani dei cinesi. Tutte le leggi del lavoro in Cina sono applicabili alle imprese. Il leader sindacale, che ci ha accompagnato ha anche spiegato come il sindacato svolge un ruolo importante nella gestione della fabbrica. Nessuna decisione è presa dalla direzione senza consultare il sindacato (Pandhe 2004)
Vedremo quanto sia falso il mito dell'inesistenza dei sindacati quando affronteremo il tema del rapporto della crescita dei salari
Il Quotidiano del popolo" ha condotto una campagna di denuncia contro la violazione dei diritti sociali dei lavoratori da parte di alcune multinazionali straniere nel Guandong. Mc Donald’s, KFC e Pizza Hut sono state accusate di pagare salari inferiori a quelli stabiliti dalla legge e di non garantire l’assistenza sanitaria e di disoccupazione. I salari si aggiravano (siamo nel 2007) tra 1,5 e 3,5 yuan per ora, l’orario di lavoro raggiungeva le 7 ore giornaliere. Tutto questo in violazione delle leggi in vigore nella provincia del Guandong, che fissavano il salario minimo a 7,5 yuan all'ora. Si trattava in gran parte di studenti part time. La denuncia ha avuto l'effetto di indurre all'apertura di un'inchiesta da parte del Guangzhou Municipal Labor and Social Security Surveillance che ha portato alla piena vittoria dei lavoratori (McDonalds 2007).
Note
[1] Quando i lavoratori sindacalizzati erano ancora 160 milioni, erano comunque in numero maggiore di quelli della OCSE (131 milioni), dell'India (25 milioni) e dell'Indonesia (13 milioni).
[2] Cosa che poi l’organizzazione ha fatto aderendo a Change to Win e instaurando rapporti con il sindacato cinese (Furuhasi 2004).
[3] Cathy Walker è stata direttrice del Dipartimento di salute e Sicurezza della Canadian Autoworkers Union
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